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"La città incantata" di Hayao Miyazaki

25 giugno 2014 Recensioni 6 Commenti
La città incantata

Mikado, 17 Aprile 2003/Lucky Red 25 Giugno 2014 – Meraviglioso WOW

La famiglia di Chihiro sta traslocando in un’altra città, ma sbagliando strada si ritrova in un mondo abitato da antiche divinità e creature magiche, governato da una strega malvagia cui Chihiro dovrà affidarsi per portare i genitori fuori da questa misteriosa città incantata…


La famiglia Ogino nel Luna Park abbandonatoTorna sui nostri schermi Hayao Miyazaki, il miglior regista di film d’animazione del mondo, a tre anni di distanza da Princess Mononoke. Torna con un film complesso, ricco di suggestioni, a tratti macchinoso ma carico più che mai di quell’atmosfera magica che ha sempre caratterizzato i suoi lavori. Davanti agli occhi degli spettatori prendono vita gli Spiriti tipici della tradizione shintoista, che associa ad ogni oggetto uno Spirito protettore, e cresce un mondo fino a quel momento sconosciuto ma che non si fatica ad amare fin dal primo momento. Seppur mutuando alcune raffigurazioni dal folklore del proprio paese, sono state l’immaginazione di Miyazaki e la matita di Masashi Andô a plasmare le creature magiche che ci sono presentate, ed è a loro (e ai bellissimi paesaggi realizzati da Yoji Takeshige) che va ascritto il grande merito di aver reso credibile l’incredibile, di aver reso vivo l’universo magico in cui si svolge il film.

La città incantataAncora una volta, Miyazaki ci presenta in un suo film una protagonista giovane ma determinata. Inizialmente odiosa come molte sue coetanee, Chihiro si guadagna la simpatia e il tifo del pubblico man mano che il film procede. E’ attraverso il suo sguardo che osserviamo la Città degli Spiriti; è grazie alla sua innata generosità che diventa l’eroina della storia e ottiene l’amicizia e la collaborazione dei personaggi secondari; e anche se non vorrebbe, con l’avanzare del film Chihiro si dimostra una ragazzina coraggiosa e pronta al sacrificio pur di ottenere il controllo della sua vita. Ma Spirited Away non è un romanzo di formazione (e soprattutto non è un film didattico, nonostante i molti temi educativi che presenta) perché come dichiara lo stesso regista «l’unica cosa che Chihiro ha imparato alla fine del film, è ad avere fiducia in se stessa». Che è poi l’intento che Miyazaki aveva: far sapere alle ragazzine che in Chihiro si possono riconoscere che nella vita si può anche avere successo. Basta provarci e non dimenticare il proprio passato, anche se «rimane lì, in fondo alla nostra memoria».

Haku e ChihiroLa città incantata è probabilmente il film da lui diretto in cui Miyazaki è stato meno presente, anche se è forse il più personale di tutti. Ha ideato la storia e scritto la sceneggiatura inserendo tutti i temi a lui cari; ha concepito i personaggi, umani e sovrannaturali, ma rispetto al passato ha lasciato molta più libertà ai suoi collaboratori; decisione frutto probabilmente dei pesanti problemi di salute avuti durante la lavorazione di Mononoke e che gli avevano anche fatto pensare ad un ritiro dal mondo del cinema.

Kaonashi "Il Senza Volto", Chihiro e ZenibaCome detto, i personaggi sono stati visualizzati dal bravo Masashi Andô, che ha fatto un lavoro notevole per superare le regole grafiche tipiche di Miyazaki senza per questo stravolgere il “look” del film. Prendendo spunto dagli schizzi fatti dal Maestro, Andô ha creato una serie di personaggi mistici particolarmente accattivanti e convincenti e li ha inseriti benissimo nelle ambientazioni create da Yoji Takeshige, che certo non ha avuto vita facile nel visualizzare (molto bene) i luoghi generati dalla fantasia di Miyazaki, che avevano ben poca attinenza con la realtà. Grazie anche alle struggenti musiche di Joe Hisaishi, che realizza qui il suo miglior lavoro di sempre, il film presenta numerose bellissime scene, e racconta magnificamente un viaggio che – in fondo – tutti noi vorremmo fare.

Alcuni inservienti della Città IncantataFacendo un uso parco ma estremamente efficace della computer grafica, e lasciando realizzare alcune sequenze di raccordo ad una società coreana che aveva già messo mano al Metropolis di Rin Taro, lo Studio Ghibli ha prodotto un film eccezionale, visivamente splendido, con “soli” 19 milioni di dollari – cinque volte meno di un prodotto medio disneyano. Un film capace di incassarne quasi 300 in tutto il mondo, ma soprattutto in grado di vincere, primo cartoon nella storia, un Festival Internazionale non specializzato, nello specifico l’Orso d’Oro di Berlino seppur pari merito col mediocre Bloody Sunday.

Pur avendo una bambina come protagonista e un’ambientazione prettamente fantasy, la sua struttura narrativa e la sua ricchezza tematica dimostrano chiaramente come Spirited Away non sia un film apprezzabile esclusivamente dai bambini, ma anche e soprattutto dagli adulti ancora capaci di sognare. Oscar.


La locandinaTitolo: La città incantata (Sen to Chihiro no Kamikakushi)
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Fotografia:
Doppiatori: Erica Necci, Emiliano Coltorti, Sonia Scotti, Marzia Dal Fabbro, Carlo Valli, Roberta Greganti, Mino Caprio
Nazionalità: Giappone, 2002
Durata: 2h. 02′


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Attualmente ci sono 6 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    Più che meraviglioso, capolavoro.

  2. Riccardo scrive:

    Alberto, sarà anche vero che Miyazaki sia il miglior regista di film d’animazione in circolazione ma non dimenticarti di Walt Disney, che sicuramente è il più grande cineasta dell’animazione mai esistito, tutti i suoi film da Stemboat Billy a Biancaneve sono tutti capolavori senza parlare di Fantasia ecc…
    Non puoi paragonare la bravura di Miyazaki alla genialità di Disney.
    Secondo me Disney nella classifica dei migliori cineasti dei cartoon è al primo posto Miyazaki è al secondo.
    Comunque non nego la straordinaria bravura del regista giapponese, di talento ne ha e ne può tirare fuori di più.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Attento a non fare confusione, però. A parte che ho definito Miyazaki “il miglior regista di film d’animazione del mondo”, non il migliore di tutti i tempi. Mi riferivo solo a quelli in attività, che è comunque già tanto.

    Ad ogni modo, Disney è stato soprattutto un produttore più che un regista. Non ha mai diretto un lungometraggio, ma solo una ventina di cortometraggi o giù di lì. “Steamboat Willie” l’ha co-diretto con l’allora suo socio Ub Iwerks mentre “Biancaneve” è diverso da diverse persone ma non da Disney.
    Oggi molti italiani (ma non solo) appassionati di fumetti e cartoni sminuiscono la figura di Walt Disney, probabilmente accecati dal corporativismo portato avanti dai suoi discendenti, ma io non sono tra questi. Disney è stato una figura importantissima per l’animazione occidentale, e in questo senso è stato anche un visionario (“Biancaneve” è stato il primo lungometraggio d’animazione della storia, e hai già citato anche “Fantasia, per fare due esempi). Diciamo che se esiste un’industria del cinema di animazione in occidente è quasi solo merito suo. Però non lo si può considerare un vero e proprio regista di cartoni animati, perché come ho detto la sua attività è stata principalmente quella di produttore.

  4. Eddie scrive:

    Alberto, domanda che non c’entra nulla: nessuno che recensisce Jersey Boys di Clint? A me è piaciuto molto, ma vedo che in generale non è stato accolto benissimo, sarei curioso di vedere cosa ne pensate qui a Cinefile.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Purtroppo io non sono riuscito ad andare all’anteprima stampa, e quello che ho letto e sentito non mi ha invogliato a recuperarlo al cinema. In questi giorni sono infognato con altre cose, per cui temo che lo recupereremo solo quando arriverà in tv o in home-video.

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