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"La Cosa" di Matthijs Van Heijningen

26 giugno 2012 Recensioni 11 Commenti
La Cosa

Universal, 27 Giugno 2012 – Sbagliato

1982. Sotto i ghiacci dell’Antartico dei geologi norvegesi trovano un’astronave aliena, sepolta lì da almeno 100.000 anni. Per analizzare la creatura che la pilotava chiedono aiuto a una giovane paleontologa statunitense, ma a differenza di quello che credono, la creatura non è morta…


Una scena di La CosaDifficile dire se ci sia più coraggio o più incoscienza, nella decisione di proporre sul grande schermo una nuova versione del racconto di John W. Campbell già ottimamente portato al cinema da Howard Hawks e John Carpenter. In particolare, poi, questa nuova Cosa si rifà da vicino al film del 1982, proponendosi come un prequel ma non riuscendo a offrire nulla di davvero interessante che ne giustifichi l’esistenza.

Mary Elizabeth Winstead e Joel Edgerton in La CosaIncapace di creare l’atmosfera di terrore e paranoia che aveva contraddistinto il film di Carpenter, per colpire gli spettatori il quasi esordiente Van Heijningen si affida agli effetti speciali truculenti (pessimi, quelli computerizzati), ma alcune soluzioni sono talmente esagerate in questo senso da rasentare il ridicolo. D’altra parte la sceneggiatura di Eric Heisserer (Nightmare) gli offre poche occasioni di provare altro, contraddistinta com’è da dialoghi poco ispirati, dall’assenza pressoché totale di scontro tra i vari personaggi e da una calma clamorosamente piatta alla voce “tensione psicologica”.

Una scena di La CosaPassa un’ora esatta prima che lo script infili la prima buona intuizione, che sfortunatamente è anche l’unica. Le cattive idee, invece, abbondano: a partire dalla scelta di mettere al centro di un ambiente chiuso come questo una donna debole nonostante quello che ci si vuole far credere (scegliendo peraltro la sempre antipatica Mary Elizabeth Winstead), fino all’incapacità di chiudere il cerchio collegando efficacemente il finale della pellicola con l’inizio di quella di Carpenter.
Una scena di La CosaE proprio qui sorgono i dubbi sulla reale sensatezza dell’operazione: il racconto di Campbell era virtualmente ignoto al pubblico del 1982 e il film di Hawks se ne discostava enormemente, quindi La Cosa fu una totale sorpresa per i suoi spettatori. Gli adolescenti cui questa pellicola è diretta, invece, cosa si aspettano? Quanto conoscono il film di Carpenter? E come si può sorprenderli? Domande cui non è facile rispondere, e a cui pare proprio che nemmeno gli autori di questa pellicola abbiano saputo dare una risposta. Anzi: forse nemmeno si sono posti le domande, ingolositi solo dal potenziale economico di un titolo come questo. Ma con un incasso mondiale di neanche 30 milioni di dollari a fronte di una spesa di quasi 40, pare proprio avessero fatto male i loro conti…


La locandina di La CosaTitolo: La Cosa (The Thing)
Regia: Matthijs Van Heijningen
Sceneggiatura: Eric Heisserer
Fotografia: Michel Abramowicz
Interpreti: Mary Elizabeth Winstead, Joel Edgerton, Ulrich Thomsen, Adewale Akinnouye-Agbaye, Eric Christian Olsen, Trond Espen Seim, Kristofer Hivju, Stig Henrik Hoff, Jørgen Langhelle, Paul Braunstein, Kim Dubbs, Jonathan Lloyd Walker
Nazionalità: USA, 2011
Durata: 1h. 43′


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Attualmente ci sono 11 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Secondo me gli adolescenti non hanno nemmeno idea di chi sia Carpenter (un po’ come per Bowie, vero Cassani?) e di “La Cosa” dell’82 non hanno mai sentito parlare.

    Questo potrebbe essere uno dei presupposti che ha condotto la produzione con annessi e connessi a mettere in cantiere un prequel con forte sapore di remake, al fine di sottoporre all’attenzione del pubblico più giovane una storia già sviluppata al meglio in passato. Quello che un po’ mi urta è che personalmente non vedo perché un film di questo genere debba essere per forza rivolto ad un pubblico “acerbo”, mentre vi sarebbero stati i fondamenti per creare una pellicola dai toni più “adulti”, come spero abbia fatto Scott con “Prometheus”.

    Certo dispiace vedere assegnato ad un film dal teorico grande potenziale un mesto “semaforo rosso”, ma risulta senz’altro una scelta condivisibile anche in seguito all’automatico confronto con i predecessori più illustri.

    Condivido anche l’analisi inerente l’inadeguatezza del cast (in primis la protagonista, appunto) e soprattutto di chi lo ha diretto, cast che risulta affossato nonostante la presenza di qualche buon elemento, sui quali spicca il mitico Akinnouye- “Adebisi” -Agbaye che avrebbe meritato maggior rilievo ed invece risulta confinato in una parte da comprimario senza alcuno spessore.

    Nonostante ciò, prendendo il film a sé ed estraniandolo dai pur legittimi confronti con i predecessori, ritengo non si possa definire una schifezza immane ma che lo si possa porre su di un livello “standard” riferito alla produzione di molti film horror (definizione che dovrebbe stare stretta).
    Ho ravvisato nella pellicola qualche buon momento e per i miei personali gusti il regista è riuscito a creare alcune situazioni di discreta valenza, vanificate per la maggiore dalla citata (in recensione) pochezza della sceneggiatura e dal montaggio. La pecca maggiore è appunto la mancanza di “tensione psicologica” costante, dovuta in my opinion non solo alla scarsa caratterizzazione dei personaggi, ma alla malefica tendenza odierna di mantenere sempre e comunque un ritmo (troppo) elevato con il risultato di appiattire il tutto: la tempesta appare più forte dopo la quiete, lo si dovrebbe sapere…

    Nel complesso, nonostante i peccati, credo possa essere gradito perlomeno agli amanti del genere e sarei propenso a dargli appena qualche punto in più rispetto ad altri film ispirati a cult degli anni ’80, come “Predators” ad esempio. Insomma un’occhiatina gliela darei… eventualmente rimane il DVD della “Cosa” di Carpenter in bella vista sullo scaffale del salotto… :-)

  2. Alberto Cassani scrive:

    Credo che gli adolescenti conoscano il film di Carpenter per sentito dire ma non l’abbiano mai visto, quanto però conoscano effettivamente della trama e del tipo di film che è non so dirlo. Forse è vero che il livello di questa pellicola è pari a tanti altri film horror/sf degli ultimi anni, ma per come la vedo io è tutt’altro che un complimento…

  3. Plissken scrive:

    Non lo voleva essere infatti: il livello standard a cui mi riferivo è basso, ed ancora stento a capire se ciò dipenda dalle produzioni cinematografiche o dal pubblico giovanile pronto a trangugiare qualunque porcheria.
    Ritengo questo prequel mediocre ma guardabile, e personalmente non mi sentirei di relegarlo ad un livello più infimo di molti “blockbusters” quali parecchi capitoli di Saw, Twighlight o film di altro genere pieni di aria fritta quali Avengers o Fantastici Quattro. Sono film che hanno qualche punto di forza (oltre all’aria) che riesce a tenerli a galla, ma di qualità bassa. Credo che questo “la Cosa” non debba sentirsi in debito verso questo tipo di pellicole e quindi sia tranquillamente visionabile per una serata senza pretese.
    Come sempre, opinione personale.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Non so, mi sembra che questa Cosa sia molto meno “innovativa” rispetto a Saw e Twilight (“innovativo” non è il termine giusto, ma rende l’idea). In questo senso è più sul livello dei Marvel Movie, non ha nulla con cui può farsi ricordare essendo piatto oltre che malriuscito. Saw e Twilight hanno (malauguratamente) iniziato una tendenza nonostante le loro brutture, gli altri al di là degli incassi mostruosi non lasciano traccia di sé. E questo con loro.

  5. Plissken scrive:

    D’accordo, ma la natura stessa del film (prequel o remake come dir si voglia) ne limita per forza di cose eventuali risvolti “innovativi”, considerando a priori che non parliamo dell’opera di un Cameron o Carpenter.
    Certo è che del film non resterà memoria, concordo al cento per cento: magari così fosse…
    Diciamo appunto che nonostante tutto lo reputo visionabile, pur condividendo la scelta del marchio “a fuoco” (rosso). Usciti dal cinema però, nessuno guarderà gli altri con un certo sospetto, come accadde nell’82. :-)

  6. Alberto Cassani scrive:

    Mah, non sono troppo d’accordo sul fatto che trattandosi di un’opera derivata non possa avere caratteristiche innovative. Certo, non può averle se la si affida a questa gente, ma non credo che l’azzeramento della creatività sia una condizione necessaria per realizzare un’opera derivata.

  7. Plissken scrive:

    Hai assolutamente ragione (non devo certo essere io a dirlo, per carità), ma in realtà intendevo la stessa cosa, solo che non mi sono spiegato bene: con “considerando a priori che non parliamo dell’opera di un Cameron o Carpenter” intendevo dire che le scelte della produzione di adottare regia e sceneggiature di tal sorta non sono state oculate, ipotizzando che il target fosse stato di costruire un film di buona valenza (potrebbe anche non essere così).

    Il riferimento a Cameron e Carpenter è in virtù dei rispettivi “Aliens” e “La Cosa” che sono appunto “opere derivate” ma sicuramente innovative in molti intrinsechi fattori. Potremmo aggiungere all’elenco altre perle, quali “Il salario della paura” di Friedkin o “Scarface” di De Palma, e così via.

    Personalmente considererei “Saw” innovativo principalmente per ciò che concerne il soggetto e qualche sporadico aspetto nella regia, ma per il resto davvero non saprei, anche se ammetto di non aver seguito la saga in quanto per i miei gusti di sapore insipido.

    Comunque a difesa del povero Van Heijningen va specificato che la garanzia di avere un buon prodotto sul generis non esiste: anche grandi nomi hanno avuto risultati pessimi con riferimento ad opere derivate: primo tra tutti mi sovviene proprio Carpenter con il pessimo “Il villaggio dei dannati”, un’occasione sprecata ma di brutto assai… (non volermene zio John…)

  8. Francesco Cuffari scrive:

    Anche “La cosa” originale fu un fiasco al botteghino. Dicono per colpa di “E.T.”. Questo invece non ha scuse e se lo merita.

  9. Alberto Cassani scrive:

    In realtà il fiasco del film di Carpenter è relativo, perché era costato 10 milioni di dollari e ne ha incassati poco meno del doppio. Per cui, diciamo che non è stato un successo economico ma nemmeno un danno per le casse della Universal. In più, aveva delle qualità cinematografiche che gli hanno permesso col tempo di diventare un classico del genere. Questo qui, invece, può al massimo diventare un titolo fisso nelle serate in onore di Tafazzi.

  10. Plissken scrive:

    Ehi… ma allora c’è una persona che l’ha visto! :-D

  11. Marco scrive:

    Piaciute le scenografie, la fotografia, la regia che sa costruire più di un momento di suspence e alcune scene di effetti speciali, rovinate però da non eccelsi effetti CGI.
    Veramente scarso il comparto attoriale (e sì che è presente anche Joel Edgerton che apprezzai in “Warrior”).
    Non mi è sembrato tanto un prequel, sinceramente lo notato solamente nel finale che frettolosamente lo lega a quello di Carpenter, ma più un remake visto che molte scene si rifanno (non so se volotariamente o meno) a quello dell’82.
    Fra qualche giorno sarà completamente dimenticato.

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