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Alberto Cassani, 18 Marzo 1998: Eccezionale |
20th
Century Fox
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Full
Monty
Squattrinati organizzati
di Peter Cattaneo
“Cerco
un po’ di calore, tesoro, stasera. E intendo vero calore, tesoro, stanotte.
Voglio un po’ di calore, tesoro, stasera. Tesoro, facciamo un po’ di
movimento, facciamo un po’ d’amore stanotte”
Donna Summer - “Hot Stuff”.
Sheffield
è una città in movimento. 25 anni fa. Oggi la situazione
è notevolmente cambiata, oggi un uomo può umiliarsi in
mille modi per poter sopravvivere. E nella lista, a fianco del furto
e della dissipazione dei risparmi del figlioletto, c’è anche
lo spogliarello.
Francamente
mi aspettavo una trama un po’ diversa: pensavo che fosse la storia del
gruppo verso la gloria, invece è la storia di 6 sfigati verso
il loro primo (e ultimo) spettacolo. A proposito, il titolo significa
“Servizio Completo” e allude, ovviamente, allo strip integrale. Pensavo
di aver visto due begli esempi di sfigati nei “Figli
di Annibale”, ma questi li battono alla grande: un ciccione squallido,
un disoccupato cronico che non ha i soldi per gli alimenti della moglie,
un aspirante suicida, un gentleman che non riesce a confessare alla
moglie di aver perso il lavoro, un vecchio sciancato e un tizio che
non sa ballare, non sa cantare ma è dotato di “attrezzatura”
più che giusta! Si incontrano al collocamento e si scontrano
per la diversa importanza che danno al concetto di “trovare lavoro”.
Si gettano nell’avventura per fame e la concludono per passione. Grandi!
La
sceneggiatura è brillantissima (azzarderei anche una statuetta,
ma “Will Hunting”...), fin dall’inizio. Il
brutale contrasto della città del boom economico con quella di
oggi viene subito ridicolizzato dalla situazione in cui si trovano i
due protagonisti: dover rubare travi d’acciaio per sopravvivere non
è proprio il massimo, e se poi si finisce sul tetto di un’auto
che sprofonda nella merda (o era solo acqua sporca?) si ha istantaneamente
la patente di “Sfigati Simpatici”. Ma a nessuno sano di mente verrebbe
l’idea di fare un “servizio completo” per tirare su un po’ di soldi.
A Gaz (Robert Carlyle) viene quando vede la lunga fila di donne fuori
da un club dove un gruppo maschile si esibisce nello strip. Massì,
possono farlo anche loro, cosa gli manca? Beh, a occhio e croce un pizzico
di sex-appeal e una trentina di chili di muscoli, ma in quanto ad età
abbondano. I due si convincono definitivamente quando, penetrati nel
locale, ascoltano il dialogo fra tre donne che non hanno proprio un’alta
opinione del “sesso forte”. “Quando le donne pisciano in piedi... chiuso.
Siamo antichi, vecchi come le notizie di ieri”, dice Gaz a Dave (Mark
Haddy). Non è un bello spettacolo vedere una donna usare un vespasiano,
lo ammetto, ma decidere di fare uno strip?!? È ancora un po’
troppo. Certo, se pensavi di suicidarti (come Lomper, cioè Steve
Huison) allora puoi anche farlo, ma gli altri? Beh, lo sceneggiatore
Simon Beaufoy riesce a motivare bene tutti i componenti del gruppo,
li rende talmente sfigati da non avere proprio altre possibilità.
Una volta trovati gli altri componenti del gruppo (però ci si
poteva soffermare un po’ di più sulle audizioni, tipo “The Commitments”)
si può dare inizio alle danze. O forse no. Tranne Gerald (Tom
Wilkinson) e “Cavallo” (Paul Barber) nessuno sa ballare, ma non dubitiamo
per un momento che impareranno in fretta quando li vediamo studiare
la videocassetta (rubata) di “Flashdance” per trovare ispirazione! Mio
Dio, così in basso sono arrivati? La storia prosegue tra problemi,
incomprensioni, titubanze, dialoghi frizzanti e scene deliranti.
La
differenza tra un film inglese ed uno americano la si nota nel rapporto
che i protagonisti hanno con i propri familiari. Nonostante la situazione
tragicomica in cui si trovano (tragica per loro e comica per noi) hanno
ancora una vita squallida e piena di problemi, come l’avevano prima.
Ma queste scene non sono troppo sostenute, né troppo tristi,
da farci perdere il sorriso, né talmente irrealistiche da sembrare...
hollywoodiane. Unica nota: si poteva usare di più le situazioni
“femminili”, tipo quella in cui il gruppo discute sul proprio fisico,
con insulti sul genere “tette mosce”. Sarebbe stato divertente vedere
sei uomini discutere come un gruppo di casalinghe o un branco di ragazzine.
Da
noi si è esaltato il fatto che il produttore sia italiano (Uberto
Pasolini) e che il regista (Peter Cattaneo) abbia chiare origini comasche.
Questo, per fortuna, è tutto fuorché un film italiano,
altrimenti ci saremmo trovati davanti ad un film di denuncia sulla disoccupazione
nel sud. Di Davide Ferrario, purtroppo, ce n’è troppo pochi,
da noi. A dir la verità, comunque, la regia di Cattaneo non mi
ha entusiasmato, anzi. Non ha messo in fila due inquadrature interessanti
una dietro l’altra, ha usato i luoghi di Sheffield come semplici sfondi
e non come ambienti reali e non si è curato di prevenire i passanti
dal salutare la mamma quando entravano in campo. A suo favore va però
l’ottimo lavoro di casting. Ha voluto un gruppo eterogeneo ed ha avuto
ragione. Ha dichiarato di aver avuto in mente il manifesto de “I
Soliti Sospetti”, in cui i 5 criminali sono allineati in modo da
esaltarne le differenze, ed ha scelto i protagonisti con quell’idea:
esaltarne le differenze, presentare 6 persone radicalmente diverse una
dall’altra ma unite dalla sfiga (e dalla disoccupazione). Proprio queste
diversità rendono memorabili i già travolgenti dialoghi
e spassosissime le scene di ballo.
Gli
attori fanno la loro parte, pur essendo un cast, come si dice negli
USA, “No Star”. Oddio, Robert Carlyle è praticamente ovunque,
nei film britannici, e Tom Wilkinson è abbastanza noto in patria,
ma nessuno ha la forza di portare al cinema degli spettatori (con esclusione
dei parenti stretti). Nonostante questo (o proprio per questo?) siamo
istantaneamente guidati verso di loro, siamo portati a simpatizzare
con loro e a farci divertire da loro (e qualcuno anche istruire, se
è vero che c’è gente che li ha imitati nella vita reale!).
Ma più che la forza del singolo qui viene fuori la potenza del
collettivo: da soli sono discreti, ancorché sfigati, ma insieme
sono una forza della natura. Ognuno ha il proprio momento di gloria,
ma sono le scene in cui appaiono (e agiscono) tutti insieme quelle migliori,
ed è impossibile dire chi sia meglio e chi peggio, perché
tutti sono perfetti nei propri personaggi, quasi se li fossero scritti
addosso.
L'unico
difetto è forse il finale, che non è proprio il massimo.
Poteva essere risolta un po’ meglio la situazione che porta gli “Hot
Metal” dalla galera al palcoscenico, e poi mettetevi nei panni di un
ciccio di 150 chili: è già improbabile che vostra moglie
possa pensare che voi abbiate un’amante, ma credete che se la beva quando
le dite che in realtà siete uno spogliarellista? E date le prove
che hanno fatto, tutto mi sarei aspettato tranne che, nello spettacolo,
usassero “You can leave your hat on”, anche se nella raffinata versione
di Tom Jones. Il film però è veramente eccezionale, non
smette per un momento di essere divertente e non lascia certo delusi.
E poi rimarrà per sempre nei nostri cuori la scena in cui il
gruppo si mette a ballare stando in fila all’ufficio di collocamento.
Alla faccia di Kevin Kline, questa è la miglior scena di ballo
dell’anno! Questa è veramente “Hot Stuff”!
We
dare to be bare!
Percorsi
tematici
Lucky
Break - di Peter Cattaneo; con James Nesbitt, Olivia Williams,
Timothy Spall.
Titolo:
Full Monty - Squattrinati organizzati (The Full Monty)
Regia:
Peter Cattaneo
Sceneggiatura:
Simon Beaufoy
Fotografia:
John De Borman
Interpreti:
Robert Carlyle, Tom Wilkinson, Mark Haddy, William Snape, Steve Huison,
Paul Barber, Hugo Speer, Lesley Sharp, Emily Woof, Deidre Costello,
Paul Butterworth, Dave Hill, Bruce Jones, Andrew Livingston, Vinny Dhillon,
Kate Layden, Joanna Swain, Diane Lane, Kate Rutter, June Broughton
Nazionalità:
Gran Bretagna, 1997
Durata:
1h. 31'
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