Alberto Cassani, 18 Marzo 1998: Eccezionale
20th Century Fox

Full Monty
Squattrinati organizzati

di Peter Cattaneo


“Cerco un po’ di calore, tesoro, stasera. E intendo vero calore, tesoro, stanotte. Voglio un po’ di calore, tesoro, stasera. Tesoro, facciamo un po’ di movimento, facciamo un po’ d’amore stanotte”
     Donna Summer - “Hot Stuff”.

Sheffield è una città in movimento. 25 anni fa. Oggi la situazione è notevolmente cambiata, oggi un uomo può umiliarsi in mille modi per poter sopravvivere. E nella lista, a fianco del furto e della dissipazione dei risparmi del figlioletto, c’è anche lo spogliarello.

Steve Huison, Robert Carlyle, Paul Barber e Mark HaddyFrancamente mi aspettavo una trama un po’ diversa: pensavo che fosse la storia del gruppo verso la gloria, invece è la storia di 6 sfigati verso il loro primo (e ultimo) spettacolo. A proposito, il titolo significa “Servizio Completo” e allude, ovviamente, allo strip integrale. Pensavo di aver visto due begli esempi di sfigati nei “Figli di Annibale”, ma questi li battono alla grande: un ciccione squallido, un disoccupato cronico che non ha i soldi per gli alimenti della moglie, un aspirante suicida, un gentleman che non riesce a confessare alla moglie di aver perso il lavoro, un vecchio sciancato e un tizio che non sa ballare, non sa cantare ma è dotato di “attrezzatura” più che giusta! Si incontrano al collocamento e si scontrano per la diversa importanza che danno al concetto di “trovare lavoro”. Si gettano nell’avventura per fame e la concludono per passione. Grandi!

Una scenaLa sceneggiatura è brillantissima (azzarderei anche una statuetta, ma “Will Hunting”...), fin dall’inizio. Il brutale contrasto della città del boom economico con quella di oggi viene subito ridicolizzato dalla situazione in cui si trovano i due protagonisti: dover rubare travi d’acciaio per sopravvivere non è proprio il massimo, e se poi si finisce sul tetto di un’auto che sprofonda nella merda (o era solo acqua sporca?) si ha istantaneamente la patente di “Sfigati Simpatici”. Ma a nessuno sano di mente verrebbe l’idea di fare un “servizio completo” per tirare su un po’ di soldi. A Gaz (Robert Carlyle) viene quando vede la lunga fila di donne fuori da un club dove un gruppo maschile si esibisce nello strip. Massì, possono farlo anche loro, cosa gli manca? Beh, a occhio e croce un pizzico di sex-appeal e una trentina di chili di muscoli, ma in quanto ad età abbondano. I due si convincono definitivamente quando, penetrati nel locale, ascoltano il dialogo fra tre donne che non hanno proprio un’alta opinione del “sesso forte”. “Quando le donne pisciano in piedi... chiuso. Siamo antichi, vecchi come le notizie di ieri”, dice Gaz a Dave (Mark Haddy). Non è un bello spettacolo vedere una donna usare un vespasiano, lo ammetto, ma decidere di fare uno strip?!? È ancora un po’ troppo. Certo, se pensavi di suicidarti (come Lomper, cioè Steve Huison) allora puoi anche farlo, ma gli altri? Beh, lo sceneggiatore Simon Beaufoy riesce a motivare bene tutti i componenti del gruppo, li rende talmente sfigati da non avere proprio altre possibilità. Una volta trovati gli altri componenti del gruppo (però ci si poteva soffermare un po’ di più sulle audizioni, tipo “The Commitments”) si può dare inizio alle danze. O forse no. Tranne Gerald (Tom Wilkinson) e “Cavallo” (Paul Barber) nessuno sa ballare, ma non dubitiamo per un momento che impareranno in fretta quando li vediamo studiare la videocassetta (rubata) di “Flashdance” per trovare ispirazione! Mio Dio, così in basso sono arrivati? La storia prosegue tra problemi, incomprensioni, titubanze, dialoghi frizzanti e scene deliranti.

Una scena con William Snape in primo pianoLa differenza tra un film inglese ed uno americano la si nota nel rapporto che i protagonisti hanno con i propri familiari. Nonostante la situazione tragicomica in cui si trovano (tragica per loro e comica per noi) hanno ancora una vita squallida e piena di problemi, come l’avevano prima. Ma queste scene non sono troppo sostenute, né troppo tristi, da farci perdere il sorriso, né talmente irrealistiche da sembrare... hollywoodiane. Unica nota: si poteva usare di più le situazioni “femminili”, tipo quella in cui il gruppo discute sul proprio fisico, con insulti sul genere “tette mosce”. Sarebbe stato divertente vedere sei uomini discutere come un gruppo di casalinghe o un branco di ragazzine.

Una scenaDa noi si è esaltato il fatto che il produttore sia italiano (Uberto Pasolini) e che il regista (Peter Cattaneo) abbia chiare origini comasche. Questo, per fortuna, è tutto fuorché un film italiano, altrimenti ci saremmo trovati davanti ad un film di denuncia sulla disoccupazione nel sud. Di Davide Ferrario, purtroppo, ce n’è troppo pochi, da noi. A dir la verità, comunque, la regia di Cattaneo non mi ha entusiasmato, anzi. Non ha messo in fila due inquadrature interessanti una dietro l’altra, ha usato i luoghi di Sheffield come semplici sfondi e non come ambienti reali e non si è curato di prevenire i passanti dal salutare la mamma quando entravano in campo. A suo favore va però l’ottimo lavoro di casting. Ha voluto un gruppo eterogeneo ed ha avuto ragione. Ha dichiarato di aver avuto in mente il manifesto de “I Soliti Sospetti”, in cui i 5 criminali sono allineati in modo da esaltarne le differenze, ed ha scelto i protagonisti con quell’idea: esaltarne le differenze, presentare 6 persone radicalmente diverse una dall’altra ma unite dalla sfiga (e dalla disoccupazione). Proprio queste diversità rendono memorabili i già travolgenti dialoghi e spassosissime le scene di ballo.

Robert Carlyle in una scenaGli attori fanno la loro parte, pur essendo un cast, come si dice negli USA, “No Star”. Oddio, Robert Carlyle è praticamente ovunque, nei film britannici, e Tom Wilkinson è abbastanza noto in patria, ma nessuno ha la forza di portare al cinema degli spettatori (con esclusione dei parenti stretti). Nonostante questo (o proprio per questo?) siamo istantaneamente guidati verso di loro, siamo portati a simpatizzare con loro e a farci divertire da loro (e qualcuno anche istruire, se è vero che c’è gente che li ha imitati nella vita reale!). Ma più che la forza del singolo qui viene fuori la potenza del collettivo: da soli sono discreti, ancorché sfigati, ma insieme sono una forza della natura. Ognuno ha il proprio momento di gloria, ma sono le scene in cui appaiono (e agiscono) tutti insieme quelle migliori, ed è impossibile dire chi sia meglio e chi peggio, perché tutti sono perfetti nei propri personaggi, quasi se li fossero scritti addosso.

Il regista Peter Cattaneo e Robert CarlyleL'unico difetto è forse il finale, che non è proprio il massimo. Poteva essere risolta un po’ meglio la situazione che porta gli “Hot Metal” dalla galera al palcoscenico, e poi mettetevi nei panni di un ciccio di 150 chili: è già improbabile che vostra moglie possa pensare che voi abbiate un’amante, ma credete che se la beva quando le dite che in realtà siete uno spogliarellista? E date le prove che hanno fatto, tutto mi sarei aspettato tranne che, nello spettacolo, usassero “You can leave your hat on”, anche se nella raffinata versione di Tom Jones. Il film però è veramente eccezionale, non smette per un momento di essere divertente e non lascia certo delusi. E poi rimarrà per sempre nei nostri cuori la scena in cui il gruppo si mette a ballare stando in fila all’ufficio di collocamento. Alla faccia di Kevin Kline, questa è la miglior scena di ballo dell’anno! Questa è veramente “Hot Stuff”!

We dare to be bare!


Percorsi tematici

Lucky Break - di Peter Cattaneo; con James Nesbitt, Olivia Williams, Timothy Spall.


La locandinaTitolo: Full Monty - Squattrinati organizzati (The Full Monty)
Regia: Peter Cattaneo
Sceneggiatura: Simon Beaufoy
Fotografia: John De Borman
Interpreti: Robert Carlyle, Tom Wilkinson, Mark Haddy, William Snape, Steve Huison, Paul Barber, Hugo Speer, Lesley Sharp, Emily Woof, Deidre Costello, Paul Butterworth, Dave Hill, Bruce Jones, Andrew Livingston, Vinny Dhillon, Kate Layden, Joanna Swain, Diane Lane, Kate Rutter, June Broughton
Nazionalità: Gran Bretagna, 1997
Durata: 1h. 31'