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"Ogni maledetta Domenica" di Oliver Stone

15 aprile 2000 Recensioni 11 Commenti
Alberto Cassani, 15 Aprile 2000: Adrenalinico
Warner, 7 Aprile 2000

Tony D’Amato è un allenatore criticato da molti per la sua concezione antiquata del football. Quando il suo quarterback titolare si infortuna, D’Amato si ritrova a lavorare con un giovane dal grande talento ma troppo individualista…


Il football americano è probabilmente la sublimazione dello sport di squadra: è assolutamente impossibile vincere una partita se tutti i giocatori non danno il massimo per la squadra. Nel football americano si viene portati in trionfo tutti insieme, o si finisce nella polvere tutti insieme. Le battaglie e i drammi che Oliver Stone ci ha raccontato con grande intensità in questo suo ultimo film, sui campi di football americano succedono ogni maledetta domenica.

Pur non essendo un film propriamente politico, Ogni maledetta domenica non è certo meno forte e deciso dei vari Platoon, JFK e Nato il 4 luglio. Questo perché una squadra di football americano è un microcosmo che ben rappresenta la vita reale: sei costretto a vivere a stretto contatto con gli altri e devi imparare a dare il massimo per gli altri, non per te stesso. Il football americano, in questo film, sembra più che altro una cornice di comodo all’interno della quale affrontare i problemi e le situazioni della vita reale. Il campo di gioco è come l’arena della vita, in cui tutti vorrebbero primeggiare ma nessuno ci riesce senza l’aiuto di qualcun altro, in cui tutti vorrebbero fare qualcosa che gli piace, finché non riescono a farlo e scoprono che non è poi così divertente… Non è un caso che quando il giovane quarterback inizia a capire quale sia la vera essenza del gioco, anche la sua vita inizia a rimettersi sul binario giusto.

Il football americano mostratoci da Oliver Stone non è quello patinato e spettacolare di Jerry Maguire: è pieno di botte, scontri, incidenti gravi e gravissimi, errori e atterraggi duri. È anche un football più sentito che visto, perché grazie alle molte soggettive e allo straordinario montaggio si ha quasi l’impressione di essere sul campo, di avere un casco in testa e di non capirci niente… Forse questa scelta rende poco comprensibili le sequenze di gioco agli spettatori che non conoscono il gioco, ma anche loro saranno tranquillamente in grado di apprezzarne la straordinaria efficacia. Purtroppo la mancata sponsorizzazione da parte della NFL ha impedito agli autori di fare qualunque riferimento al football professionistico, ma la sceneggiatura di John Logan e Oliver Stone non mette certo in cattiva luce il gioco e il suo mondo, anzi…

Lo script alterna in maniera perfetta scene di gioco iper-veloci e ultra-violente a pause di riflessione in cui comunque il ritmo cinematografico non cala, e in cui assistiamo ad alcuni dialoghi davvero da antologia, primo tra tutti quello motivazionale che coach D’Amato fa alla squadra prima della partita di Dallas. In effetti la sceneggiatura dà a tutti gli attori l’occasione di farsi notare, e tutti se la cavano più che bene, ma tutti vengono messi in ombra da un magnifico Al Pacino. In particolare, comunque, brillano soprattutto Jamie Foxx e Cameron Diaz, mentre al loro fianco si muovono diverse facce e nomi noti, come James Woods, Charlton Heston (solo un cameo per lui), Matthew Modine e Ann-Margret.

Se al film è mancato il supporto della National Football League, alla corsa degli Sharks verso l’anello di campioni non è mancato, oltre all’aiuto morale dello spirito del grandissimo Vince Lombardi, il supporto di alcuni dei personaggi che questa lega l’hanno resa grande, come Lawrence Taylor e Jim Brown.


Titolo: Ogni maledetta domenica (Any Given Sunday)
Regia: Oliver Stone
Sceneggiatura: John Logan, Oliver Stone
Fotografia: Salvatore Totino
Interpreti: Al Pacino, Jamie Foxx, Cameron Diaz, Dennis Quaid, James Woods, LL Cool J, Lawrence Taylor, Jim Brown, Matthew Modine, Ann-Margret, Elizabeth Berkley, Lela Rochon, Charlton Heston, Lauren Holly, Aaron Eckhart, Ricky Watters
Nazionalità: USA, 1999
Durata: 2h. 30′


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Attualmente ci sono 11 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    Bravo Oliver.
    Le due ore e mezza di film non si sentono neanche.
    davvero un ottimo film.

  2. Guido scrive:

    Per me invece no! Non vedevo l’ora che finisse!!!

  3. El Duderino scrive:

    Per me uno dei migliori film di Stone. Libero dai suoi fantasmi/incubi/desideri di moralismo.

    E poi il discorso di Al Pacino nello spogliatoio è qualcosa di epico e struggente, da usare come sveglia la mattina.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Tra l’altro, mi sembra che ai detrattori di Stone questo film faccia particolarmente schifo. Immagino sia proprio perché è la summa del suo cinema.

  5. El Duderino scrive:

    Forse è la summa del suo cinema, però come ho già scritto sembra un po’ più libero dai suoi intenti moraleggianti e militanti. Descrittivo, ma anche un po’ più metaforico. E poi quel c*@#o di discorso…

    Giusto per andare fuori tema (visto che è pratica abituale), ti chiedevo : come scegliere dei percorsi/connessioni tematiche per vedere una serie di film?

    A parte la connessione soprattutto per quanto riguarda la nazionalità e i registi (mi guardo Soul Kitchen e allora poi mi vedo La sposa turca, oppure El Hijo de la Novia dopo El Secreto de sus Ojos, oppure intrippato dal cinema orientale quasi (sordo)muto) qualche considerazione o consiglio in merito?

  6. Alberto Cassani scrive:

    Sulla mancanza di moralismo non sono d’accordissimo, ma è vero che qui era meno militante del solito. Anche perché, di solito quando milita fa casino e basta. Sceneggiatura eccellente, comunque.

    Io in genere sul sito gestisco i percorsi tematici proprio dal punto di vista tematico. Nella realtà, invece, allargo il discorso a seconda di cos’ho visto: se nel film si accenna qualcosa che non conosco, cerco un film su quel qualcosa e lo guardo. Foss’anche solo un film che i personaggi guardano in tv o un libro a cui fanno accenno. Oppure sì, se ho voglia vedo altri film sullo stesso identico argomento, ma di solito uso collegamenti più sottili (a meno che non si tratti di film su eventi reali). Ultimamente mi faccio anche guidare molto dagli attori o dalle attrici, recupero i loro film precedenti che non ho visto.

    E comunque, a proposito di spose ti consiglio “La sposa siriana”, dal regista del “Giardino dei limoni”.

  7. Fabrizio scrive:

    A proposito di football americano, qualcuno ha mai visto “Rudy”, film del ’93?

  8. Alberto Cassani scrive:

    Sì. Non lo ricordo benissimo, ma nonostante la melassa che ricopriva la storia non mi era dispiaciuto per nulla.

  9. Fabrizio scrive:

    L’ho citato perché ho sentito Federico Buffa parlarne come di uno dei migliori film sportivi che abbia mai visto. Io non ho mai avuto modo di vederlo, ma a sentire le sue parole commosse mi è parso interessante, in particolare l’idea di incentrarne il climax sulla volontà della squadra di Notre Dame di organizzare l’azione decisiva in modo da consentire al protagonista di gestire quel singolo possesso, l’ultimo (o forse l’unico) della sua “carriera”. Peraltro, stando a quel che dice Buffa la ricostruzione di quella che è una storia vera è molto fedele anche se ovviamente un pò enfatizzata.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Dal punto di vista prettamente sportivo credo che ce ne siano di molto più riusciti, da quello emotivo funziona senz’altro (al netto della melassa, appunto). Quanto sia veritiera la ricostruzione “storica” non saprei dire, ma trovo che a conti fatti sia un film sufficiente ma ben poco esaltante. Poi Buffa ha ragione a prescindere, però mi sta che qui esagera.

  11. Fabrizio scrive:

    Dal punto di vista prettamente sportivo quello recensito qui sopra potrebbe (condizionale) anche essere il migliore. E anche a livello emozionale raggiunge livelli non indifferenti.

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