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"Per un pugno di dollari" di Sergio Leone

28 agosto 2007 Recensioni 4 Commenti
Per un pugno di dollari

Unidis, 1964 – Rivoluzionario

Un pistolero solitario arriva a cavallo di un mulo nel piccolo paese di San Miguel, vicino al confine tra Messico e Stati Uniti. Il paese è la base per il contrabbando di armi e di alcool di due famiglie rivali: i Rojo e i Baxter. Il pistolero solitario è esattamente nel mezzo…


José  Calvo e Clint Eastwood«Ha mostrato la vera faccia del West, ha abbracciato una visione più realistica e, di conseguenza, pessimista. Ha fatto vedere l’altra faccia del mito». Questa frase non viene da un’analisi del cinema di Leone, ma da Leone stesso, che la usò per esprimere la sua ammirazione nei confronti di L’uomo che uccise Liberty Valance, fondamentale western di Ford. Il cinema statunitense, difatti, aveva già ragionato sul crepuscolo del West. Leone arriva subito dopo e va oltre, con l’ingenuità e la creatività di un bambino che gioca tra i resti di una festa abbandonata da tutti. Quel bambino è un attento osservatore dei grandi, li conosce e li ama; sa muoversi nel loro mondo, ma lo guarda in modo differente e non pone limiti alla sua immaginazione.

Clint Eastwood in una scenaLeone è soverchiante, fanfarone, irascibile, verace. Sottilmente vanesio. Profondamente trasteverino e animale da spettacolo: respira aria di cinema fin da piccolo, cresce nel neorealismo e poi si fa le ossa negli anni del peplum, dei kolossal americani girati in Europa per risparmiare. Forte di una solida reputazione ma ansioso di poter girare un film come vuole lui, il regista romano beneficia di una straordinaria serie di vicende e combinazioni d’altri tempi, impensabili ai giorni nostri: dalla querelle con Kurosawa per i diritti de La sfida del samurai, da cui nasce lo script del film, alla scelta dello sconosciuto Eastwood dalla serie Rawhide, fino alle ruspanti peripezie della spedizione in terra spagnola, dove il film si girò “di recupero” sfruttando i mezzi di un certo Le pistole non discutono. La ricca aneddotica che circonda quegli anni è parte integrante del mito leoniano ed amplifica lo spirito picaresco alla base del film. Così come fa sorridere la grande incertezza sulla paternità di trovate e invenzioni, sul reale svolgimento di fatti riportati in versioni diverse da ogni protagonista e spesso alla base di discussioni (anche postume) tra il regista e i suoi amici collaboratori. Alla fine, Leone lo sapeva bene, «vince la leggenda».

Una scenaLa forza leggendaria di Per un pugno di dollari è enorme. Il film conserva la sua energia incurante del tempo, attraversa a testa alta sia i periodi di dimenticanza che quelli di sovraesposizione, di gran moda negli ultimi anni per il clamore della riscoperta dei film di genere. La versione restaurata presentata a Venezia 64 celebra la maturazione di una nuova fase. Dopo anni di colpevole disattenzione (i primi DVD della CVC gridano ancora vendetta), arrivano anche nel nostro paese restauri degni dell’opera di Leone. Non occorrerà più rivolgersi alle edizioni estere (principalmente tedesche e inglesi), nonostante in questo caso i risultati sull’audio non siano perfetti a causa delle condizioni del materiale d’origine.

Il regista Sergio LeoneIl film ostenta felicemente tutta la sua natura ‘elementare’ ricca di incongruenze. È un’esplosione di ludica sincerità, e di conseguenza non si cura della verosimiglianza della storia. I pochi metri della strada principale di San Miguel sono abbastanza grandi per contenere il respiro del West, una violenza completamente reinventata (in barba al censoreo codice Hays e a quei personaggi che «morivano male, in campo lungo», come dice Leone) e l’ironia di un protagonista rivoluzionario. I Baxter da una parte, i Rojo dall’altra. E lui nel mezzo.

Una scenaLa pluri-discussa (anche in tribunale: fu proprio chiamando in causa Goldoni che gli avvocati tentarono di difendersi dalle accuse di plagio che venivano dal Giappone) impostazione teatrale è forse l’elemento filmico più evidente. La gestione degli spazi, lo schema dei personaggi (con i simpatici coadiuvanti del protagonista a svolgere anche le funzioni del coro) e la scansione degli atti producono, oltre a una ‘commedia dell’arte con gli speroni’, anche quella struttura chiusa che è la cifra del film, all’interno della quale Leone può liberare il suo estro. Per un pugno di dollari è quindi l’essenza del cinema leoniano e al tempo stesso solo il suo scheletro che, film dopo film, si riempirà trasformando quelle figure-specchio del mito prima in funzioni residuali (C’era una volta il West) e infine in personaggi di statura tragica (C’era una volta in America). Ma quello è il futuro/passato. Qui, quando scorrono i titoli di testa, quelli originali con i falsi nomi inglesi, ci si sente sempre come in un piccolo cinema fiorentino, alla prima di uno strano western da due soldi di cui nessuno ha mai sentito parlare…


La locandinaTitolo: Per un pugno di dollari
Regia: Sergio Leone
Sceneggiatura: Sergio Leone, Duccio Tessari, Fernando Di Leo, Victor A. Catena
Fotografia: Massimo Dallamano, Federico G. Larraya
Interpreti: Clint Eastwood, Gian Maria Volontè, Marianne Koch, Wolfgang Lukschy, Sieghardt Rupp, Joseph Egger, Antonio Prieto, José Calvo, Mario Brega, Harry Dean Stanton
Nazionalità: Italia – Spagna – Germania Ovest, 1964
Durata: 1h. 40′


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. Mickey Rourke scrive:

    Eastwood forever

  2. Riccardo scrive:

    Manca la recensione del secondo grande capolavoro della trilogia, ossia per qualche dollaro in più.
    comunque, Illuminante.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Prima o poi ci capiterà di rivederlo e recensirlo.

  4. Marcello scrive:

    Volevo sapere cosa ne pensava il recensore di “La Classe operaia va in Paradiso” con Volonté. Personalmente lo ritengo uno degli ultimi grandi film italiani

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