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"Sherlock Holmes" di Guy Ritchie

17 dicembre 2009 Recensioni 29 Commenti
Sherlock Holmes

Warner, 25 Dicembre 2009 – Stinto

Il detective privato Sherlock Holmes e il suo amico dottor Watson aiutano Scotland Yard ad arrestare il responsabile di cinque omicidi rituali. Ma qualche giorno dopo essere stato impiccato, l’uomo esce dalla tomba e Holmes è costretto a rimettersi in caccia…


Robert Downey Jr e Jude Law in Sherlock HolmesHollywood ha sempre avuto la curiosa abitudine di “reinventare” i personaggi letterari, spesso infischiandosene della loro caratteristiche e delle loro origini, nella convinzione che il pubblico cinematografico sia alla ricerca di qualcosa di diverso da ciò che quello letterario ha sempre dimostrato di apprezzare. Ultimo – finora – nella lista dei personaggi passati dal tritacarne hollywoodiano è lo Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle, i cui gialli dallo sviluppo lento e aggrovigliato non devono essere piaciuti molto ai dirigenti del sud della California, considerato quanto poco assomiglia  il loro Holmes a quello originale. Non è un caso che il soggetto del film sia stato ideato da un produttore che ha qui il primo credito creativo ufficiale della sua carriera.

Mark Strong in Sherlock HolmesSceneggiato da tre scrittori con poca esperienza e finora non certo autori di film impegnati – perché nella loro filmografia lInvictus di Clint Eastwood è circondato da xXx 2, X-Men 3, Don’t Say a Word e Jumper – e diretto da quel Guy Ritchie che è uno dei registi più sopravvalutati degli ultimi anni, Sherlock Holmes è un film d’azione ricco di inseguimenti, scazzottate, esplosioni e battutine piuttosto che degli intrighi, segreti e doppi giochi che ci si aspetterebbe. Si tratta in realtà di un film abbastanza divertente e moderatamente appassionante, ma che non si discosta in alcun modo da tanti altri titoli in qualche modo similari, e che non riesce assolutamente a riproporre sul grande schermo il carisma del personaggio che gli dà il titolo.

Robert Downey Jr con Jude Law sullo sfondo in una scena di Sherlock HolmesE’ molto bella l’idea di mostrare con dei flashforward rallentati il modo in cui Holmes mette in pratica la sua logica aristotelica in situazioni critiche, ma poi gli sceneggiatori  caricano troppo la sua capacità di osservazione facendone quasi un superpotere, e il fatto di trascurare i giochi mentali di cui il personaggio letterario abusava è forse l’unico pregio della sceneggiatura.

Robert Downey Jr e Rachel McAdams in Sherlock HolmesAl centro di una splendida ricostruzione della Londra di fine ‘800 il film mette due attori bravi e in forma ma che poco hanno a che fare con personaggi e situazioni che si trovano a interpretare, con Law più adatto di Downey. Peggio ancora sono però gli attori di supporto, che appaiono decisamente troppo moderni per questa storia, e soprattutto le musiche di Hans Zimmer, che variano dalle ballate irlandesi alle sonorità russe per sembrare sempre fuori posto. Così come il film nella sua interezza, che si inserisce alla perfezione nel filone cinematografico attuale ma che stride brutalmente con le sue origini. E non lascerà traccia di sé nel cinema futuro.


La locandina di Sherlock HolmesTitolo: Sherlock Holmes (Id.)
Regia: Guy Ritchie
Sceneggiatura: Michael Robert Johnson, Antony Peckham, Simon Kinberg
Fotografia: Philippe Rousselot
Interpreti: Robert Downey Jr, Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Eddie Marsan, Robert Maillet, Geraldine James, Kelly Reilly, William Houston, Hans Matheson, James Fox
Nazionalità: USA, 2009
Durata: 2h. 10′


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Attualmente ci sono 29 commenti a questo articolo:

  1. JOe scrive:

    sinceramente spero floppi alla grande questo film. Gia dalle premesse e dal trailer si preannuncia una gran presa per il culo!
    Purtroppo questa sensazione è riversata su molte produzioni hollywoodiane degli ultimi tempi, specie quando si parla di adattamenti/stravolgimenti, prima videogiochi, poi libri, poi anche i fumetti -ce ne sono diversi esempi- il cinema hollywoodiano sta diventando sempre di piu una macchina sforna soldi e poco altro. Un gran bel peccato, specie se parliamo di personaggi come questo che (assieme all’ultimo Dorian Gray), hanno un potenziale davvero invidiabie…

    chissa cosa avrebbe pensato Conan Doyle??!

  2. Alberto Cassani scrive:

    Penso che in Italia possa andare discretamente bene, perché non abbiamo Avatar ancora per un mesetto, però alla fine è proprio il progetto che mi sembra sbagliato. Come ho scritto nella recensione, reinventare (soprattutto in questo modo) un personaggio come Holmes ha poco senso. Al di là che poi pochi hanno realmente letto le sue avventure, la visione registica di Ritchie (che dev’essere un tifoso del Millwall a giudicare da come distrugge la casa de3l West Ham) c’entra troppo poco con la Londra del 1890 per poter convincere. Anche dal punto di vista commerciale, comunque: fatico a credere che i produttori abbiano pensato che un film simile era ciò che il pubblico stava aspettando e che sarebbe corso a vedere. La leggenda degli uomini straordinari avrebbe dovuto farglielo capire.

  3. Non sono per niente d’accordo. Fondamentale e sacrosanta l’idea di non fare l’ennesimo film fotocopia di un romanzo. Eccellente la ricostruzione della Londra di due secoli fa. Fotografia impeccabile. Ottimi gli attori. Guy Ritchie ci sa fare. La trama non è super e sembra risentire dell’influsso dell’ultimo romanzo di Dan Brown (coevo), per la parte massonica. Però il tutto scorre bene e avercene dei film maker, degli attori, degli sceneggiatori così, in Italia…

  4. Alberto Cassani scrive:

    Mah… Io sono d’accordo che con un personaggio di lungo corso come questo sia preferibile raccontare una storia nuova piuttosto che realizzare una “semplice” versione cinematografica di un vecchio romanzo, però secondo me è assolutamente necessario rimanere attinenti al personaggio, perché altrimenti allora non ha nemmeno senso che porti lo stesso nome… Che è proprio questo caso: questo Holmes non ha niente in comune con quello di Conan Doyle, a parte la contemporaneità e appunto il nome.

    Vero però che Londra è ricostruita splendidamente, e la fotografia fa il suo lavoro anche se va poco d’accordo con gli effetti speciali digitali. Gli attori sono generalmente bravi (Downey Jr è uno dei migliori attori del mondo, e non da oggi), ma non mi sembrano le persone giuste per questi personaggi. Peggio ancora, come ho scritto nella recensione, gli attori di supporto: a me Rachel McAdams piace molto, ad esempio, ma nella Londra di fine ‘800 non c’entra nulla…

    Guy Ritchie secondo me è ed è sempre stato un regista mediocre, e se c’è una cosa che al cinema italiano non manca sono proprio i registi pretenziosi…

  5. Anonimo scrive:

    sarà pure un film commerciale ma, cavolo: E’ DIVERTENTE DA MORIRE!!!

  6. […] caricano troppo la sua capacità di osservazione facendone quasi un superpotere” da Cinefile. Bene vediamo se funziona quel worpress chi. […]

  7. Fabrizio scrive:

    Su una cosa non concordo. Per me Downey è adatto. Adatto al personaggio che gli viene chiesto di essere. E secondo me sarebbe stato adatto anche nei panni dello Sherlock Holmes classico.

    In ogni caso Robert Downey Jr è proprio un signor attore.

  8. Alberto Cassani scrive:

    Downey è un attore straordinario, ma credere che il Downey che vediamo sullo schermo sia un investigatore privato della Londra vittoriana è assolutamente impossibile.

  9. Fabrizio scrive:

    Sì, ma non è colpa di Downey: è il personaggio che non è credibile, secondo me.

  10. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Secondo me Sherlock Holmes è legato un po’ troppo allo steampunk, se somigliasse più al romanzo di Doyle, lo troverei più piacievole di quello che ho visto.

  11. Marco scrive:

    D’accordo con Alberto.
    A differrenza però dico che a me è piaciuto molto Downey, Jr. piuttosto che Law che ho trovato sottotono e alquanto antipatico.
    Le musiche le ho trovate belle, con quel sottofondo di violino ( strumento suonato da Sherlock ).
    Si è abbastanza divertente e la storia, con tutte le sue libertà, regge per la sua durata, però a me non ha lasciato niente, un film che si guarda piacevolmente una volta.
    Il finale poi con lo spiegone mi è sembrato troppo scontato.
    Le lotte mi sono piaciute solo quando combatte con l’ausilio dei vari flashforward, ma le altre no, sembrano che non si facciano mai male tipo Bud Spencer e Terence Hill !
    Belli gli effetti che ricostruiscono magnificamenter la Londra Vittoriana con azzeccatissime scenografie e costumi.
    Strong sinceramente l’ho trovato un ottimo cattivo.
    Le intuizioni di Homes sono si efficaci e ti lasciano di stucco però sono un pò troppo fini a se stesse e sinceramente risolti con dubbia semplicità.
    La regia non mi ha entusiasmato più di tanto, il tocco di Ritchie non lo si colge ( forse perchè non c’è! ).
    Montaggio a volte frenetico.
    Ho notato un pò di somiglianze comunque: alla fine a Strong viene attaccato un tubo di ferro alla cavilglia e fatto penzolare nel vuoto, stessa scena nel Batman di Burton con il Joker; Strong si impicca accidentalmente con le catene cadendo nel vuoto, viene ucciso cosi anche il cattivo di Tarzan della Disney; il fatto che Strong ritorni in vita dopo essere stato sotterrato è uguale ad una storia di Dylan Dog ( per questo però non credo che i tre sceneggiatori abbiano saccheggiato! ).
    Rachel McAdams fuori parte.
    Il migliore è Downey, Jr. che è riuscito ad incarnare magnificamente il personaggio.
    Alcune battute comunque carine.

  12. Riccardo scrive:

    L’ho rivisto.
    Non è un brutto film, anzi ormai thriller così non se ne fanno più a parte rare eccezioni.

  13. Riccardo scrive:

    rispondendo all’anonimo: un film come sherlock holmes non dovrebbe solo divertire

  14. Michele scrive:

    ciao alberto, lasciando perdere il film che ho trovato obbiettivamente inutile, volevo chiederti perchè definisci Ritchie un regista spravvalutato, cosa ti ha spinto a definire Snatch un film “medio”? come mai da questo sito il regista inglese viene lasciato a mezza altezza tra il mediocre(RocknRolla) e il brutto? come mai non si parla di “Lock and Stock” e “Revolver”? Premetto che io parlo da fan di Ritchie, quindi la mia vuole solo essere una cuoriosità e un occasione di sentire pareri contrastanti ai miei. In particolar modo perchè lo ritengo un regista estremamente talentuoso e con capacità a tratti stupefacenti. Grazie da subito per le garanzie e possibilità che questo ottimo sito, al quale sono molto affezionato, offre a tutti. In attesa di risposta vi auguro un buon proseguimento. Continuate così!

  15. Tommaso Tocci scrive:

    In effetti lo scarso amore di Cinefile per Ritchie dipende tutto dall’assenza tra le recensioni di quello che rimane il suo film migliore in termini di freschezza linguistica. Oltre che dal poco amore di Alberto per Snatch, che pur non aggiungendo nulla io ricordo con piacere.
    Per il resto, Michele, sono sicuro che converrai sul non eccezionale livello di Rocknrolla e Revolver.

    Su Sherlock Holmes non concordo con Alberto quando spinge sul confronto con il personaggio letterario, io sono di vedute più tolleranti riguardo alle rielaborazioni narrative. Un verde ci può stare così come l’arancione, a seconda di come ci si posiziona nel dibattito sul valore del popcorn movie come genere, al cui archetipo Sherlock Holmes aderisce in modo pieno, convinto e riuscito. Ma è buona cosa? Chissà.

    Sul valore di Ritchie come regista, Michele, credo che il considerarlo sopravvalutato sia oggi il motivo più diffuso, quindi in un certo senso sono gli estimatori a essere le mosche bianche. Per quanto godibile fosse il suo stile nella seconda metà degli anni novanta, perfettamente in linea con lo spirito del tempo, è innegabile che Ritchie non abbia fatto mezzo passo in avanti da allora.
    Senza stare a rifare i soliti discorsi sul tarantinismo già detti e sentiti, con un certo tipo di formalismo si è inevitabilmente più esposti al fastidio (critico) se lo si ripropone troppo a lungo (specialmente se i modelli stessi nel frattempo fanno un percorso diverso e più complesso).

  16. Alberto Cassani scrive:

    Se mi ricordo bene, quando al Festival di Roma è stato presentato “Rocknrolla” io e Tommaso dicevamo proprio una delle cose che ha appena scritto: che da “Lock & Stock” Ritchie non ha fatto un singolo passo avanti. E se dopo dieci anni di carriera e sei lungometraggi, il tuo film migliore è ancora il primo, non c’hai niente di cui stare allegro.

    Detto questo, io probabilmente non darei il semaforo verde neanche a “Lock & Stock”, che avevo trovato piacevole ma non m’aveva convinto del tutto. Di Richie e del film all’epoca di “Snatch” si era parlato tantissimo, ma alla fine dei conti mi sembra che ci sia ben poco di cui parlare, dal punto di vista cinematografico. Anche all’epoca non aveva praticamente nulla di innovativo, mi sembrava solo uno che andava dietro a una corrente in quel momento dominante, e non sono convinto di essermi sbagliato. Ma al di là che nella sua carriera quasi ogni idea filmica è derivativa, anche il suo primo film, che era il più vitale, mi era sembrato volutamente esagerato, come se il regista volesse farsi notare a tutti i costi, come se facesse le cose perché divertono lui, non perché pensava potessero divertire il pubblico. E questa è una delle cose che odio di più. Poi lo so che Tommaso è lì che freme dalla voglia di mettersi a parlare di attanti, isotopie e prosodie (cose peraltro di gran moda, ultimamente), ma non lo fa solo perché sa benissimo che la conferma del suo accredito al Festival di Venezia deve prima passare dalle mie mani…

    Per quanto riguarda invece il confronto tra l’Holmes di Ritchie e quello letterario (per rispondere a Tommaso), non penso di aver spinto troppo la cosa. Semplicemente, come dico in un altro commento, credo che un’attinenza tra il personaggio e l’originale ci debba sempre essere. E’ giusto cambiarlo, modificarlo, attualizzarlo, ma sono modifiche che devono avere un senso e devono essere in qualche modo rispettose del personaggio. Quelle di questo film non lo sono, come non lo erano ad esempio quelle fatte a Re Artù per il “King Arthur” di Fuqua, perché in entrambi i casi se si cambia il nome del protagonista il film non cambia di una virgola. Poi a me gli scritti di Conan Doyle non piacciono per nulla, quindi ogni modifica sensata l’avrei vista bene.
    Allo stesso modo, lunga vita ai popcorn movie. Solo che ci sono popcorn movie ben fatti come può essere il primo “Transformers” e popcorn movie inutili e noiosi come questo.

  17. Michele scrive:

    ok, mi sembra chiaro che quello che spinge al poco amore per ritchie sia il fatto che non abbia compiuto alcun tipo di “passo evolutivo” o per meglio dire non sia “maturato”. Io obbiettivamente non riesco a trovarci il problema in questo fattore… è ovvio che Ritchie mantenga un proprio stile ed è ovvio che i film citati necessitino di una particolare cadenza, che possiamo tranquillamente chiamare “la cadenza Guy Ritchie”. quello che può far discutere potrebbe essere la struttura del film, la scelta del regista nel dare importanza ad un personaggio più che a un altro, regia, sceneggiatura, soggetto, montaggio e tutto il resto. Ma l’impronta di un regista rimane intrisa in qualsiasi film egli faccia. Io riuscirò sempre a riconoscere un film di Antonioni, così come un film di Bergman o di Dreyer, o per essere ancora più banali un film di Tarantino o Kubrick, e perchè questo? Perchè ogni regista porta con se un suo personalissimo stile. quindi non vedo cosa ci sia di male se Ritchie non si sia mai particolarmente discostato dalla sua “cadenza”. Tarantino credo sia l’esempio più lampante! Poi obbiettivamente Revolver non vedo cosa abbia a che fare con Lock and stock e Snatch… Tommaso mi spiace contraddirti ma Revolver a mio parere è assolutamente il migliore di Guy Ritchie. De gustibus comunque!

  18. Alberto Cassani scrive:

    In realtà la cosa è un po’ più complessa.

    E’ giusto che un regista abbia un suo stile (anzi, è quasi necessario), ma quello di Ritchie manca di originalità fin dagli inizi, e lui non ci ha mai apportato i cambiamenti necessari a renderlo davvero interessante e unico. E’ giusto che abbia un suo stile ma non che questo stile rimanga immobile nel corso degli anni. Una persona cresce, un artista matura, non si può rimanere legati così strettamente a ciò che si faceva diec’anni prima.
    Tu riconosci sempre un film di Stanley Kubrick, ma Kubrick in 12 anni è passato da “Rapina a mano armata” a “2001”: è sempre lui, ma caspita quanto è maturato… Non solo come tematiche, come altezza delle intenzioni, ma proprio come regista, tecnicamente. Ritchie questa evoluzione non l’ha avuta, o per lo meno non la sta avendo per nulla. E’ come se, facendo un paragone esagerato, Mozart a vent’anni componesse ancora le cose che componeva a 7. Non è che Ritchie “non si sia mai particolarmente discostato dalla sua cadenza”: non si è discostato affatto! Non si è mosso di un centimetro. Ma nel frattempo sono passati dodic’anni, il mondo è cambiato, lui è cambiato e il cinema è cambiato. Ma il suo cinema no, non è cambiato per niente.

    Tu citi Tarantino, ma Tarantino ha avuto un’evoluzione pazzesca (non necessariamente positiva in ogni suo aspetto). Se Tarantino rigirasse oggi “Le iene” ne uscirebbe un film completamente diverso, sia come sceneggiatura che come regia, perché nel frattempo è cambiato tantissimo anche solo come concezione dell’immagine e come gestione del ritmo del racconto. E il Tarantino degli esordi non sarebbe stato in grado di realizzare un film complesso come “Kill Bill”, anche se magari l’avrebbe fatto più asciutto e meno compiaciuto. Questo perché Tarantino è cambiato, pur rimanendo chiaramente se stesso. Esattamente come tu sei cambiato rispetto a dieci anni fa ma sei sempre tu. Anche Ritchie è cambiato, ma i suoi film sono sempre uguali.

    Detto questo, però, devo precisare che io non ho mai visto “Revolver”. Tu non sei la prima persona che trovo che mi dice che è il suo film migliore, ma ho trovato anche molta gente che dice che è il suo film peggiore…

  19. El Duderino scrive:

    Revolver : cito testualmente : “un film che necessita almeno 3 visioni per comprenderlo appieno”.

    Rispondo testualmente ” Mi è bastata la prima per non approfondire il tema”

  20. Alberto Cassani scrive:

    Ah ah ah…! In effetti c’è questa cosa che non ho mai capito: ogni tanto capita di trovare gente che mi suggerisce di rivedere un film che non m’è piaciuto, ma loro quando leggono un libro che non gli piace poi lo rileggono?

  21. Michele scrive:

    mmmm… il problema forse è un altro. dobbiamo specificare cosa vogliamo intendere di preciso con maturazione di un regista. Oppure se stiamo parlando di film di diverso genere. Stiamo mescolando cambiamento di genere con maturazione. Kubrick ha girato Fear and Desire, il bacio dell’assassino, e rapina a mano armata nel suo primo ciclo filmico, che bene o male sono film che si ricordano e si richiamano abbastanza, proprio come Ritchie ha fatto con Lock and stock e Snatch, con questo non sto facendo nessun paragone tra i due registi, ma diciamo che può essere una questione su cui riflettere. Poi è ovvio, come hai detto tu, che per kubrick il cambio di rotta si è intravisto, già dal dottor stranamore, lolita, 2001 e via dicendo. Benissimo, la “Maturazione” in ritchie io la vedo in revolver, sia a livello di Tecnica che a livello di sceneggiatura che a livello di scorrimento. E’ importante ricordare che Ritchie non si è allontanato dal genere in quegli anni, rimanendo fedele ai suoi gangster e ai suoi personaggi irriverenti ha scelto un impronta da apportare ai suoi film. Se ritchie avesse tra le mani un film sul genere di 2001 (tanto per fare un esempio) vorrebbe dire maturazione? è necessario il cambio di genere? obbiettivamente non riesco a trovarci un senso. io ritengo che sia eccellente nel fare quello che sa far meglio, con questo non voglio dire che denigrerei qualsiasi tipo di azzardo. anzi!

    “il Tarantino degli esordi non sarebbe stato in grado di realizzare un film complesso come “Kill Bill” ” Sicuramente!
    Il Ritchie degli esordi non sarebbe stato in grado di realizzare un film complesso come “Revolver”

    Scusa la mia insistenza Alberto, ma allora seguendo il tuo ragionamente il Bergman che ha girato “Il Settimo Sigillo” è Lo stesso che 20 dopo ha girato “Sinfonia D’Autunno” e sostanzialmente i film richiamano a tratti allo stesso argomento e sono girati nello stesso identico modo, con la solita regia,il solito ritmo e la solita sceneggiatura…eppure lo svedese in fatto di cinema non è stato di certo un coglione… soprattuto per i due film in questione che per me sono i suoi migliori.

  22. Alberto Cassani scrive:

    No, no: non sto dicendo che la maturazione artistica debba coincidere con un cambio di tematiche e soprattutto di genere. Tutt’altro, si può rimanere in un genere e svilupparsi completamente al suo interno (l’abbiamo visto soprattutto proprio con il noir classico), ma ci dev’essere un’evoluzione di almeno un aspetto. Stilistico, tematico o di sensibilità. Invece secondo me Ritchie è proprio uguale. Tu purtroppo continui a parlare di “Revolver”, ma come ho detto non l’ho visto e quindi non posso rispondere più precisamente. Aspettiamo che ripassi Tommaso che l’ha visto.

    Comunque, la maturazione di Kubrick non è da intendersi solo per quanto riguarda le tematiche, ma proprio per le sue capacità registiche. E’ migliorato come regista, ha modificato lo stile. Mi sembrava di averlo scritto. Io l’unica cosa che riconosco a Ritchie è una maggiore conoscenza del mezzo filmico, ma secondo me continua a utilizzarlo come faceva agli esordi: lo conosce meglio, ma non ne ha maggior consapevolezza. Poi è chiaro che “Sherlock Holmes” è tecnicamente più curato di “Lock & Stock” (e ci mancherebbe…), ma ho l’impressione che non sia una scelta conscia di Ritchie quanto una situazione: secondo me se si fosse trovato nella stessa situazione produttiva di “Lock & Stock” avrebbe girato “Sherlock Holmes” come aveva girato l’altro (e viceversa).

    Permettimi poi di dire che il tuo paragone con Bergman è sbagliato, è fuori luogo. Ritchie e il Kubrick che ho citato io sono agli inizi, ho parlato dei primi 12 anni della loro carriera (fortunosamente le date coincidevano perfettamente). Bergamn quando ha girato “Il settimo sigillo” aveva già 11 anni di carriera e la bellezza di 17 lungometraggi diretti. Il suo stile si era già evoluto, l’artista era già maturato. E’ chiaro che a questo punto le variazioni sono minori di quelle che ci sono in un regista “giovane”, ma proprio perché c’è alle spalle un lavoro che ormai diventa sempre più difficile perfezionare. Prendiamo il primo film di Bergman e confrontiamolo col “Settimo sigillo”, e vediamo quanto poco i registi si somigliano (do per scontato che le tematiche siano più o meno le stesse, ma il primo Bergman non lo conosco per nulla). O per rimanere più terra-terra, prendiamo il primo film di Spielberg e confrontiamolo con quello girato 12 anni dopo: da “Duel” a “ET” (11 anni, in realtà). E’ un altro regista, non solo come genere ma proprio come concezione del racconto, come lavoro sull’immagine e come costruzione dei personaggi e idea di pubblico. Ritchie mi sembra che questo non abbia fatto nulla.

  23. Michele scrive:

    il settimo Sigillo come dire “Crisi” o “Piove sul Nostro amore” tutti perfettamente riconducibili all’ultimo Bergman. Comunque capisco quello che vuoi dire. Diciamo che la tua più che una constatazione è una sensazione o un punto di vista… per me sbagliata, ma per l’amor di dio va bene così! Forse potrai ufficializzare la tua tesi quando avrai visto “Revolver”! Se poi il metodo funziona ed assolutamente personale e unico (questo a parer mio) non vedo perchè cambiarlo! Ad ogni modo buon proseguimento e saluti!

  24. Alberto Cassani scrive:

    Sì, magari un giorno vedrò anche “Revolver”, o magari lo recensirà Tommaso quando avrà finito di scrivere analisi sociologiche dei primi due episodi di “Persons Unknown”… Nel frattempo ci limiteremo a recensire i prossimi film di Ritchie, che però se ha deciso di intraprendere la strada degli “Sherlock Holmes 2″ et similia non promette per il meglio. Ma in ogni caso un po’ di varietà e di sviluppo non gli farebbero male, in fondo anche Giorgio Morandi non disegnava sempre e solo bottiglie…

  25. Tommaso Tocci scrive:

    Io, caro Michele, col qui presente Cassani non concordo praticamente mai, quindi credimi è solo per caso che ci troviamo a fare fronte.
    Riguardo a Revolver, credo di capire su che basi tu lo consideri un film complesso; il problema è che proprio per gli stessi motivi secondo me non lo è. Fa parte di quei film che sono complessi in modo vuoto e artificiale. In Revolver c’è lo stesso impianto di sempre, lo stesso mondo di furfanti e cialtroni, mescolato con la passione del momento (momento dell’epoca) di Ritchie, la cabala e un po’ di filosofia psicoanalitica spicciola.

    Ora, l’argomento in sè è effettivamente complesso, ma l’uso che se ne fa cinematograficamente è purtroppo correlato allo spessore di chi si occupa della transizione. E Ritchie, qui sta il punto, a parer mio non ha lo spessore intellettuale e creativo per fare opere complesse. [VAGHI SPOILER] Trattare certe tematiche va bene se risultano organiche alla narrazione, ma appiccicare riferimenti posticci non produce altro che un Donnie Darko qualsiasi.
    Il racconto allegorico non è nelle corde di chiunque, questo mondo con un personaggio simbolo sullo sfondo (Gold), un protagonista che convoglia i clichè del con movie su se stesso in chiave analitica, le due figure messianiche che traboccano di ammiccamenti esoterici, dà l’impressione di non essere un lavoro organico, e di essere invece l’opera di un regista dal range molto limitato che si è appassionato di recente a una tematica più grossa di lui e ha provato a incorporarla nell’unico tessuto filmico che conosce.
    Non è un caso che gli elementi di cui è farcito Revolver siano andati come erano venuti, e che il film successivo sia stato Rocknrolla.

    Mi interessa molto la tua argomentazione riguardo ai registi bravi che magari girano intorno allo stesso film per tutta la carriera. Trovo che tu abbia ragione su questo punto, quella dell’evoluzione è una struttura mentale cui ci siamo abituati nel post-teoria degli autori, e che viene spesso radicalizzata. Senza tornare a mi chiamo john ford e faccio western, direi che Ritchie non va infamato per la sua incapacità di migliorarsi; qua e là riesce ancora a strapparmi una risata genuina, e in questo senso la sequenza dei russi di Rocknrolla è eloquente, con Ritchie che fa Ritchie e lo fa come sa, e funziona.

    Purtroppo sono i suoi stessi tentativi di andare oltre (anche Swept Away, nel suo modo bislacco, lo era) a mostrare questa sua inadeguatezza, tant’è che torna di corsa a ciò che conosce. Come dicevo, ho ben presente i motivi per cui Revolver potrebbe essere considerato “complesso”, ma ti esorto a guardare in maniera più profonda al modo in cui i due elementi della narrazione (quello “basso”, che è l’humus di Ritchie, e quello “alto”, i discorsi sull’Ego, ecc.) rimangono separati senza mescolarsi. E’ l’opera di chi crede di aver trovato una nuova chiave che getti luce su tematiche familiari, mentre si tratta di un’infatuazione superficiale peraltro capita abbastanza male, che suona un po’ come quegli studenti che imparano a memoria un brano del libro ma poi li senti che quella non è la loro vera voce.

  26. Michele scrive:

    Per quanto riguarda “Swept Away sono d’accordo con te Tommaso… per “Revolver” invece credo sia proprio una questione di affinità verso il film. Ci sono troppi pensieri divergenti su questa pellicola. Obbiettivamente mi riesce difficile pormi nell’ottica critica che vede ” Ritchie come regista senza lo spessore culturale necessario”, semplicemente perchè non posso sapere quale sia lo spessore culturale del regista inglese.
    L’unica arma che mi è concessa sono i film che egli mi lascia. E vedere amalgamato i vecchio ritchie con un ritchie nuovo mi è piaciuto veramente tantissimo.
    Mi lasciano affascinato i lunghi monolghi, adoro la sua capacità nel far quadrare i conti, adoro i suo flash back e flash forward, adoro i suoi ralenty, non riesco a buttar via nulla di questo film.
    Dopo aver letto il tuo commento, Tommaso, ho provato a riguradare il film cercando di prestare attenzione a quello che hai scritto nel commento precendente, e posso dirti che non riesco a trovare quel difetto che mi faccia pensare all’errore nel amalgama tra ego e “pistole”. Ma posso ad ogni modo capire il tuo disappunto, è più che giustificato.
    per quanto riguarda i dialoghi, il soggetto, e la scenggiatura nel suo complesso, io credo che un inventiva tale sia da apprezzare e stimare. non penso sia da tutti scrivere ed elaborare un film del genere.

  27. Tommaso Tocci scrive:

    Certo, intendiamoci, non voglio presumere di conoscere “dall’alto” lo spessore culturale di Ritchie. Dico però che nell’unico modo possibile, ovvero partendo dal testo, lo ritengo un lavoro dai forti limiti concettuali, in cui noto appunto la fascinazione per un certo argomento ma anche l’incapacità di rielaborarla a livello filmico in un modo che non sia la giustapposizione un po’ superficiale.

    Però capisco che tu la veda in modo diverso, e lo rispetto. Anche io, come ti dicevo, apprezzo certe cose di Ritchie. Magari penso che continua a rifarle nello stesso modo, ma questo suo gusto per la dilatazione della scena, la sua fissazione di spezzettare l’evento e riassemblarlo in battiti diversi, a volte è ancora molto godibile, oltre a essere in un certo senso un qualcosa di più onesto e sincero rispetto a voli pindarici che – secondo me – non gli appartengono.
    Ma tu di Rocknrolla che ne pensi?

  28. Michele scrive:

    mi è piaciuto con riserva, non mi ha convinto più di tanto la farcitura costruita attorno a jhonny Quid, per meglio dire non mi convince molto la costruzione del personaggio. E’ anche vero che ho adorato certe sequenze: l’inseguimento dei russi puramente alla “Lock and Stock” e “Snach”, il monologo di Jhonny al pianoforte puramente alla “Revolver” , l’ombra di questo fantomatico quadro portafortuna che sembra richiamare il “signor Gold”, l’immagine che da a Londra, le musiche, la frenetica regia e via dicendo.
    insomma mi è sembrato di intravedere un po’ di nostalgia, una sorta di “Amarcord” che Ritchie ha scelto di mettere in piedi. Forse è stata proprio questa sensazione a non farmi apprezzare appieno il film.

  29. Tommaso Tocci scrive:

    Sì, è vero, e la tristezza è appunto di essere tornato in acque troppo sicure. Però concordo anche sulla scena dei russi, come già avevo scritto :D
    Grandissimo Idris Elba.

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