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Soundtrack: Il primo Re di Andrea Farri

24 giugno 2019 Soundtrack 0 Commenti
Il primo re

Massimo Privitera, in collaborazione con Colonne Sonore* * * *

Per la sua ultima collaborazione con Matteo Rovere – in occasione dell’epico, brutale e spettacolare racconto cinematografico della storia di Romolo e Remo – il compositore romano Andrea Farri ha realizzato una delle più belle e visionarie partiture del 2019…


«La colonna sonora de Il primo Re si può dividere in 3 mondi sonori differenti: il mondo scuro e inquietante dell’elettronica, realizzato con dei sintetizzatori analogici degli anni 70/80 che ben si fondono alle ambientazioni sonore e a gli effetti; l’universo arcaico delle percussioni, realizzato registrando in un grande auditorium tamburi, lastre e ferri per creare una sonorità astratta che rimandasse alle armi e alla vita degli schiavi; e infine l’orchestra sinfonica per i momenti più ampi ed epici del film. Questi tre mondi sonori si mescolano insieme cercando di creare una tensione emotiva che porta lo spettatore in una realtà immaginaria e tribale. Per il canto dei bambini nel bosco, non essendoci documentazioni storiche sulla musica di quel periodo, ho pensato di ispirarmi alla musica popolare italiana di tradizione orale, quella tramandata di padre in figlio. La stabilità dei canti popolari, non contaminati nel corso dei secoli, mi ha offerto la possibilità di attingere a un materiale archetipico che assume caratteristiche astratte ed eterne.»

Quanto dichiarato dal compositore romano Andrea Farri sulla realizzazione della colonna sonora del film di Matteo Rovere è già di suo altamente esplicativo per comprendere la portata dell’operazione compositiva oltreché registica di questo possente film che, finalmente, ha riportato in auge il genere peplum in Italia; genere tanto usurato e sfruttato negli anni d’oro del nostro cinema che non si basava, come oggi e da molti anni a questa parte, purtroppo, solo e soltanto sulla commedia, sul comico e sul drammatico o intellettualoide da Festival e da nicchia della supernicchia dei cinema d’essai. Ciò ha causato un impoverimento tematico e narrativo cinematografico sconfortante, e di conseguenza un intristimento del comparto di autori di musica applicata che si trovano sempre più a dover musicare gli stessi film con trame fritte e rifritte dei generi summenzionati, con altrettanto conseguente impoverimento tematico e creativo cine-musicale.
Meno male che qualche giovane talento registico si cimenta con i generi “altri” che hanno fatto grande la Settima Arte nostrana, e generato emuli tra i registi odierni di fama mondiale oltreoceano (vedi Tarantino su tutti) e oltralpe, nonché asiatici, che riempivano le nostre sale fumose e colme di chiacchiericcio da stadio, facendo incassi al botteghino che attualmente si possono solo sognare. Per grazia ricevuta qualche lungimirante produttore e regista “fulminati” dalla vera arte cinematica, se ne ricordano e mettono in cantiere opere interessanti, innovative in parte e professionalmente “alte” rinverdendo il genere azione, fantasy, fantascienza, avventura, peplum, horror e tutte le mistioni del caso (come film occasionali ma geniali quali Lo chiamavano Jeeg Robot, la trilogia di Smetto quando voglio, Il racconto dei racconti, Tulpa…), dei quali siamo stati Maestri Artigiani.

Tutto questo preambolo criticamente contestativo e si spera stimolante, per dire che se un film come Il primo Re viene realizzato con tutti i santi crismi, con un cast tecnico e artistico di elevato livello, allora ci troveremo di fronte a un compositore che, di nuovo, “finalmente” si può cimentare in una scrittura pentagrammata di notevole spessore che dona, nel vero senso del termine, un “plus” al film che raramente nel nostro Cinema – che se la canta, se la suona e se la filma – ruota noiosamente sempre e solo nei medesimi generi di cui sopra.
Andrea Farri ha avuto questa forte e connotante opportunità di crescita professionale con una pellicola suggestiva come Il primo re che nulla ha da invidiare a film del medesimo genere Made in USA. Farri, che nel suo curriculum di trentasettenne vanta una produzione compositiva di 60 tra film e serie Tv, è alla quarta collaborazione con il regista Matteo Rovere, dopo Un gioco da ragazze, Gli sfiorati e Veloce come il vento, quindi trattasi a tutti gli effetti di sodalizio cine-musicale che ci si augura vada oltre.

La storia leggendaria, brutale e iper-spettacolare dei fratelli Romolo e Remo, fondatori di Roma, ambientata nel 753 a.C., sprigiona ancora più brutalità, spettacolarità ed epicità attraverso un uso delle musiche originali di Farri che, nelle parole del regista Rovere, raffigurano «una sonorità che è un corpo unico, venuto fuori dalla totale fusione di immagini e melodia. Serviva una composizione strumentale che rimandasse a un’epoca lontana, ma che fosse suggestiva, aerea, quasi inclassificabile: la storia che avevo davanti – la leggenda di Romolo e Remo – aveva bisogno di un sostegno musicale sia negli aspetti più intimi che in quelli ritmici, propri dell’azione. La scelta è stata precisa: niente repertorio ma orchestrazione strumentale a fare da tappeto sonoro per una trama in cui personaggi e pubblico devono calarsi in una dimensione nuova, realistica, lontana, sicuramente altra da qualsiasi cosa cui il mito o la Storia possono alludere. In questo racconto di lotta e ribellione, di accettazione del destino e recupero della fede smarrita, abbiamo lavorato su suoni primitivi, materici, fatti di pelli, percussioni, materiali antichi. Abbiamo cercato un suono non omologato da un punto di vista melodico, capace di rimandare a un mondo immaginario dal sapore antico, ma in qualche modo vicino a noi, alle nostre radici.»

E le otto tracce, raccolte nella versione digitale in commercio della colonna sonora, pur raffigurando un quadro riduttivo di tutto l’enorme lavoro di scrittura musicale e ricerca sonora del compositore romano, ben ragguagliano sulla potenza espressiva e comunicativa di tale score: “La battaglia sul Tevere” è un crescendo tellurico, disturbante e parzialmente ligetiano, con tratti sonori marcatamente zimmeriani, anzi mi correggo, carpenteriani anni 80 e ancor meglio alla Jack Nitzsche di Starman (sempre per rimanere nel territorio di John Carpenter), di magmatica bellezza. “Canto per la morte dei guerrieri” con le sue voci fanciullesche che cantano in lingua protolatina come per i dialoghi del film che è tutto recitato con questo idioma e sottotitolato, è un’elegia orchestrale e percussiva liturgicamente e sensazionalmente intensa e colma di profondità spirituale che dalla composizione viene fuori con accalorata emotività: brano perfetto che sarebbe risultato altresì perfetto come commento a uno degli episodi intimisti della serie, oramai giunta polemicamente al termine, Il trono di spade. “Il primo re” è il pezzo che conclude l’album digitale con prepotente aggressività, tra suoni synth possentemente violenti e percussioni tribali ancestrali, su archi e ottoni funambolicamente roboanti; “Remo” si presenta funereamente con il suo sintetismo anni ottanta formale e fascinoso a simulare un organo ecclesiastico commemorativo e i violoncelli e violini che cantano un tema mesto, che non ha perso la sua epicità anzi ne è alla continua ricerca spasmodica; “Il corpo di mio fratello” fa un uso pulsante dei sintetizzatori su archi sospesi, creando l’effetto ondivago di una pagina ricca di pathos; “Siederemo accanto agli dei” si può considerare il brano più significante della partitura, con la sua primigenia essenza sonora tra un tappeto d’archi cullanti e synth celestiali su determinanti percussioni in levare; “La foglia e il suo dorso” come nella traccia “Remo” parte funereo per divenire un prolungato suono allarmistico e perturbante non poco.

Farri ha scritto una delle più belle e visionarie partiture del 2019. Andatela a scoprire perché ne vale davvero la pena. E perché ci vogliono queste scosse al marasma di score anonime o tutte simili che si affastellano oggi nell’Ottava Arte.


La copertina del CDTitolo: Il primo re

Compositore: Andrea Farri

Etichetta: RTI Music digitale, 2018

Numero dei brani: 8

Durata: 24′ 00”


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