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"Lo chiamavano Jeeg robot" di Gabriele Mainetti

25 febbraio 2016 (22 Ottobre 2015) Recensioni 2 Commenti
Lo chiamavano Jeeg Robot

Lucky Red, 25 febbraio 2015 – Sorprendente

Enzo Ceccotti è un ladruncolo della periferia romana. Un giorno, in fuga dalla polizia, cade nel Tevere tra i liquami sgorgati da un bidone sommerso. Improvvisamente dotato di una forza sovrumana, attirerà l’attenzione del criminale lo Zingaro e di Alessia, fissata col cartone animato Jeeg Robot d’acciaio…


Claudio Santamaria in Lo chiamavano Jeeg RobotIl supereroe di Gabriele Mainetti è un deus ex machina per profani, di quelli che prima di capire quale sia la cosa giusta da fare mettono a posto un paio di situazioni personali lasciate in sospeso. In questo è squisitamente italiano, un ladruncolo di borgata che mette in gioco le due facce della sua anima. Il processo messo in scena da Mainetti sembra a un primo sguardo strizzare l’occhio ai prototipi statunitensi tornati in voga negli ultimi anni, ma in realtà gioca con tutto il sistema di miti vecchi e nuovi che guardano alla generazione degli anni Settanta e Ottanta quanto ai giovani d’oggi.
Una scena di Lo chiamavano Jeeg RobotIl richiamo a Jeeg Robot d’acciaio porta con sé l’accenno a tutti i cartoni animati giapponesi visti durante l’infanzia, così come le citazioni da Marvel e DC Comics sono tantissime, ma allo stesso tempo si misura con un realismo assai curato nel dipingere gli abitanti del quartiere come individui intrappolati dagli eventi, privi di qualsiasi punto di riferimento stabile, che sia la famiglia o un lavoro onesto, abituati a vivere di espedienti e di pulsioni. Inoltre è difficile non pensare anche alle serie Tv italiane di Gomorra e Romanzo Criminale di fronte agli episodi di violenza e alla gerarchia dall’onomastica improbabile che fa capo allo Zingaro.

Luca Marinelli in Lo chiamaano Jeeg RobotSi potrebbe pensare che l’elemento più ispirato alla tradizione Marvel stia nell’ironia che tanto spesso sembra emergere dalla sceneggiatura, ma in realtà, se i film statunitensi preferiscono alleggerire la tensione con battute frivole la cui diretta conseguenza sta nella passionalità dei personaggi sminuita e spesso annullata, questo film si costruisce in maniera acuta e intelligente su un complesso sistema di paradossi. Mescolando il più vivo realismo alle dinamiche fantasiose del fumetto, Mainetti approda a un esercizio che, più che affievolire il pensiero critico dello spettatore, gli dà in pasto riflessioni e spunti che partono proprio dai contrasti evidenti tra realtà esperibile e immaginazione.

Claudio Santamaria in una scena di Lo chiamavano Jeeg RobotLo chiamavano Jeeg robot è una sorta di poema dei reietti che parla il gergo della borgata e non è un caso che il villain della situazione si faccia chiamare Zingaro, forse il più temuto degli appellativi nella Roma di oggi. Più che un film di supereroi italiano, quindi, è un originale film di supereroi romano in cui gli attori sono tutti assolutamente perfetti (Luca Marinelli su tutti). Ambientato in uno dei quartieri col più alto tasso di criminalità, Tor Bella Monaca, è un poema che canta di una possibile paradossale salvezza da cercarsi tra i rifiuti della società e i liquami del Tevere.


La locandina di Lo chiamavano Jeeg RobotTitolo: Lo chiamavano Jeeg Robot
Regia: Gabriele Mainetti
Sceneggiatura: Nicola Guaglianone, Menotti
Fotografia: Michele D’Attanasio
Interpreti: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Stefano Ambrogi, Ilenia Pastorelli, Maurizio Tesei, Francesco Formichetti, Daniele Trombetti, Stefano Ambrogi, Antonia Truppo, Gianluca Di Gennaro, Salvo Esposito
Nazionalità: Italia, 2015
Durata: 1h. 58′


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Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. Questo film è il super-eroe che noi, amanti del Cinema, aspettavamo da tanto tempo. E’ il vero manifesto di questa incredibile rinascita. Non è un semplice cinecomic, ma un mix di generi incredibile gestito in una maniera PERFETTA. Bravo Mainetti, che tra le altre cose ci ha messo un sacco di suo, anche a livello economico. Bravi tutti gli attori, soprattutto Ilenia Pastorelli che ha avuto il coraggio di mettersi in gioco ed ha cacciato una prestazione incredibile.

  2. Plissken scrive:

    Concorde con la recensione che traccia i punti salienti che rendono questa pellicola indubbiamente interessante.
    Uno degli elementi che mi ha più colpito è l’evidente contrasto tra un’ ambientazione volutamente volta allo squallore in cui, quasi in antinomia, si erge la progressiva presa di coscienza del protagonista conclusasi nell’assurgere a ruolo (palesemente esplicato) di Eroe. Al di là della bravura del Santamaria, assai espressivo nella non-espressione, certamente merita menzione la Pastorelli, andata dalle stalle alle stelle (se ho ben capito ha partecipato al Grande fratello…) donando allo spettatore, in perfetta sinergia con il citato protagonista, i momenti tutto sommato più belli del film, coadiuvati da un ottimo commento musicale.

    Strano pensare come, visti i contenuti e la forma per nulla adatti ai bambini, il film faccia di tutto per riportare gli adulti (perlomeno parzialmente) a questa condizione. Tale forma, insolitamente “grezza” considerando la tipologia di film, trova equilibrio mediante una certa, introspettiva delicatezza, ergo… a me il film è piaciuto.

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