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Tommaso Tocci, 10 Aprile 2005: Controverso |
Moviemax,
8 Aprile 2005
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Sword
in the Moon
La spada nella luna
di Kim Eui-suk
Lanciato
nelle sale italiane per catturare la crescente fetta di pubblico interessata
ai "cappa e spada" orientali, "Sword in the Moon"
è però molto diverso da "Hero"
e dalla "Foresta dei Pugnali Volanti";
non che questa sia un'informazione rilevante per i distributori, per
i quali evidentemente occhi a mandorla e qualche lama sono sufficienti
per fare di tutta l'erba un fascio.
Il film di Kim Eui-suk, presentato l'anno scorso a Cannes, è
ambientato in una Corea (per una volta reale, non ricostruita altrove)
del XVIII° secolo, pesantemente militarizzata, il cui meraviglioso
scenario si china alla devastazione dell'uomo. Costanti sono i riferimenti
alla bellezza della natura, alla fisicità dell'esperienza sensoriale
(l'acqua, la terra, il cielo - e il sangue), inseguita anche attraverso
il binomio del titolo, che giustappone i due elementi: la luce chiara
della luna si riflette sulla violenza della spada.
"Sword
in the Moon" è anche il nome di uno speciale corpo militare,
tra le cui fila i due protagonisti compiono il loro addestramento per
poi separarsi, spediti dall'esercito in due zone diverse del paese.
I tumulti politici porteranno ben presto ad un colpo di stato, mutando
i rapporti di forza alla guida del paese ma anche la relazione tra i
due; da qui in avanti, Ji-hwan e Kyu-yup intraprendono due percorsi
differenti, immancabilmente destinati ad incrociarsi di nuovo.
La
sequenza subacquea, in cui i due amici si sfidano in apnea, è
centrale nel definire la loro relazione, giocata sulla voglia di superarsi
l'un l'altro e sull'etica granitica del non cedimento.
Una
caratteristica, questa, che per osmosi appartiene all'intera narrazione,
spesso talmente "tirata" da risultare parodistica: la stentorea
fermezza dei due guerrieri si declina nella dedizione assolutista alla
causa, fino all'autodistruzione. Ne sia da esempio la sofferta scena
finale (molto pubblicizzata per la sua grandeur) di battaglia
su un ponte, in cui il regista spinge a pieno ritmo sul pedale di un
montaggio frammentato, ma anche la sua scelta nei primi piani, caricati
di un'obliqua inquietudine che in effetti ben si accompagna a dialoghi
frustrati tra ideologia e senso del dovere.
Al
di là della retorica fin troppo esposta che deflagra nella seconda
parte del film, le perplessità riguardano l'incedere faticoso
della prima metà, incerta nei flashback e piuttosto macchinosa.
Il vero motivo di interesse lo si scopre nella poetica della sofferenza,
nei volti sfiorati dalle lame. L'estetica wuxia, nella sua forma
più stilizzata recentemente sposata da Zhang Yimou, lascia il
posto alla sanguinaria foga del soldato, condannato a uccidere e a portare
il peso delle sue scelte.
Arduo stabilire i rapporti di causa ed effetto delle due forze in gioco,
il furore guerriero e il ricordo sopito di un'amicizia (e molto si è
parlato della carica omoerotica negli sguardi tra i due amici); a volte
si confondono, si sovrappongono, si alimentano l'un l'altro, fino a
ricongiungersi nell'ultimo atto (non a caso l'unico momento in cui le
forze agiscono in simultanea, producendo effetti devastanti ma liberatori).
Titolo:
Sword in the Moon - La spada nella luna (Cheongpung myeongwol)
Regia:
Kim Eui-suk
Sceneggiatura:
Jang Min-seok
Fotografia:
Mun Yong-shik
Interpreti:
Choi Min-su, Cho Jae-hyun, Kim Bo-kyung, Lee Jong-su, Yu Yeon-su, Gi
Ju-bong, Jeong Seon-hwan, Cho Sang-gun, Kang Sin-il, Kwun Huck-ho, Kim
Se-dong, Lee Bong-gyu, Kim Jong-gu, Cho Sun-kuk, Oh Sung-myung
Nazionalità:
Corea del Sud, 2003
Durata:
1h. 40'
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