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"The Bourne Ultimatum" di Paul Greengrass

31 ottobre 2007 Recensioni 12 Commenti
The Bourne Ultimatum

Universal, 1 Novembre 2007 – Omnicomprensivo

Jason Bourne non ha né un paese né un passato. Sottoposto da parte di persone che non può identificare ad un training brutale di cui non ha memoria, Bourne è stato trasformato in una sofisticata arma umana. Ma dopo l’assassinio della sua amante, tutto ciò che vuole è vendicarsi…


Matt Damon in una scena di The Bourne Ultimatum2002. Con il primo Bourne, il regista Doug Liman realizza un film particolare, un action-movie di un nitore “europeo”, non solo nelle ambientazioni. Può sembrare inappropriato parlare di understatement in una storia ricolma di botti&botte, ma l’atmosfera che creava era diversa da quella dei consueti prodotti hollywoodiani. Lo stesso Damon, nel ruolo del super-agente dei romanzi di Ludlum, era una scelta in leggera controtendenza. The Bourne Identity ha quindi maturato un fascino riconoscibile e particolare, pur all’interno delle coordinate di genere. Con il secondo film della saga, The Bourne Supremacy, Liman è rimasto come produttore esecutivo (preferiamo ricordarlo così piuttosto che per Mr. & Mrs. Smith) ma ha ceduto la regia a Paul Greengrass, permettendogli di applicare lo stile che l’aveva reso famoso con Bloody Sunday alle peripezie di Bourne. L’operazione ha riscosso consensi robusti e Greengrass è al timone anche di questo terzo episodio, che è legato al secondo in modo molto stretto.

Matt Damon e Julia Stiles in The Bourne UltimatumGreengrass, Liman e soprattutto lo sceneggiatore Tony Gilroy (recentemente passato alla regia con Michael Clayton) gestiscono alla perfezione l’aspetto “seriale” del film, forse meglio di chiunque altro in epoca recente. L’incipit riprende senza intervalli l’epilogo in Russia di Supremacy (la coda finale sarà spiegata più avanti, con un’interessante via di mezzo tra ingegnosa integrazione e sfacciato rattoppo), e nel frattempo qualche linea di dialogo riassume senza appesantire. Sarebbe comunque meglio riguardarsi i predecessori (o almeno Supremacy) prima di approcciare Ultimatum, in modo da cogliere al meglio l’eccellente riguardo con cui lo script guarda al passato dell’agente senza memoria; non si tratta solo di elementi nella trama, perché nell’accompagnare l’attacco finale di Bourne ai vertici della CIA la sceneggiatura ingloba attimi e suggestioni, “duplicati” e rivisitazioni di momenti importanti per Jason. Lavorando in modo quasi subliminale, a un livello molto diverso da quello canonico dei flash(back) di memorie perdute che si riferiscono di solito al suo passato di sicario, la storia evidenzia l’umanità di Bourne principalmente attraverso le tematiche dell’amor perduto e del rapporto con i “colleghi” agenti prodotti da Treadstone. Insieme alla curiosa e già menzionata sovrapposizione con Supremacy, questo elemento basta a rendere Ultimatum un grandioso “terzo di serie”, brillante nel compito di fornire un senso di chiusura globale oltre all’ovvio “more of the same”. Un quarto episodio prima o poi si farà, e staremo a vedere dove Gilroy porterà l’ottima struttura seriale dei primi tre.

Edgar Ramirez in The Bourne UltimatumSe visto in prospettiva “chiusa”, e non come elemento di saga, The Bourne Ultimatum rivela qua e là punti di usura nella formula, rimasta troppo uguale a se stessa. Certo, ha sempre funzionato, ma dopo tre film il solito momento dell’inseguimento in auto, del combattimento a mani nude con il pari-grado e in generale il reiterato trionfo dell’astuzia di Bourne su avversari inferiori suona un po’ troppo come dovuto, e non sempre necessario. Lo scivolone più grossolano, evitato per un pelo ma forse no, è il tentativo di recuperare alla causa il personaggio di Nicky. Maldestro, ma poteva finire molto peggio.

Matt Damon in The Bourne UltimatumLa realizzazione è comunque impeccabile. Greengrass in Supremacy aveva spinto quasi al limite il suo culto dell’inquadratura a mano traballante, e forse l’abitudine giova in Ultimatum, decisamente sullo stesso stile ma più godibile anche per alcune scelte di calmo virtuosismo che variano lo schema. Per il resto, la saga di Bourne è un treno ormai collaudato e ultra-moderno, corre quasi da solo verso la meta su binari che gli appartengono, come il saldo controllo sulle vicende della CIA. La solita, perfetta Joan Allen è affiancata stavolta da David Strathairn nel suo nuovo splendore post-Clooney, bravo e degno successore di Chris Cooper e Brian Cox nei film precedenti (ma occhio alla piccola parte di Albert Finney!). Matt Damon è sempre più Bourne, e sembra portarsi appresso il peso del personaggio, ma forse è solo stanchezza per l’impegno che richiede una figlia neonata, chissà.


La locandina statunitense di The Bourne UltimatumTitolo: The Bourne Ultimatum – Il ritorno dello sciacallo (The Bourne Ultimatum)
Regia: Paul Greengass
Sceneggiatura: Tony Gilroy, Scott Z. Burns, George Nolfi
Fotografia: Oliver Wood
Interpreti: Matt Damon, Julia Stiles, David Strathairn, Scott Glenn, Paddy Considine, Edgar Ramirez, Albert Finney, Joan Allen, Tom Gallop, Corey Johnson, Daniel Brühl, Joey Ansah
Nazionalità: USA, 2007
Durata: 1h. 52′


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Attualmente ci sono 12 commenti a questo articolo:

  1. Fabrizio scrive:

    Il migliore della trilogia, il più ricco e completo. La definizione “omnicomprensivo” gli si addice molto. Gli autori sono riusciti ad affinare le cose buone dei primi due film e Greengrass ha gestito tutto ottimamente (molto efficace il suo stile di regia, qui). Bello anche l’epilogo, gestito bene con il montaggio alternato dopo che Bourne finisce in acqua. La credibilità complessiva del personaggio e di come riesce a mettersi in tasca da solo la CIA non è solidissima ma tutto sommato più che accettabile, anche se non capisco come non sia mai stato possibile per un’Intelligence di quel calibro impedire i suoi tanti e lunghi spostamenti bloccando qualche passaporto o cose dl genere.

    Bel film. E direi che un quarto capitolo non mi dispiacerebbe.

  2. Alberto Cassani scrive:

    Al quarto capitolo ci stavano lavorando, poi Greengrass ha litigato con la produzione e se n’è andato. Per adesso mi pare non ci siano state novità.

  3. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Concordo con fabrizio, è il migliore della saga.

  4. Fabrizio scrive:

    Tu che dici del film? Ti è piaciuto?

  5. Alberto Cassani scrive:

    Tutti e tre, mi sono piaciuti. Ma non sono d’accordissimo che questo sia migliore dei due precedenti.

  6. Fabrizio scrive:

    Come li commenteresti singolarmente, evidenziando pregi e difetti?

  7. Alberto Cassani scrive:

    Il primo era molto interessante come premesse e intrigante come sviluppo, anche se contenuto in quanto ad azione. Il secondo era frenetico al punto giusto e girato molto bene. Nel terzo c’è l’insopportabile Julia Stiles che rovina tutto.

  8. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Per forza. Julia Stiles ha una parte fatta proprio per essere odiata.

  9. Alberto Cassani scrive:

    No, no: è che è un’attrice proprio scarsa.

  10. Fabrizio scrive:

    Eppure, a me non è poi dispiaciuta. O per lo meno, non mi ha infastidito. La Zellweger è molto ma molto peggio. Come decine di altre attrici magari più brave ma molto più insopportabili.

  11. Riccardo scrive:

    A me invece è Damon che sta piuttosto antipatico, sembra quasi che in tutti e tre i film non cambi mai espressione e si poteva scegliere Leonardo Di Caprio come alternativa ( ve li ricordate nella scena finale di the departed? :D ), comunque non è gravissimo. Non sarà Harvey Keitel o Javier Bardem ma sicuramente migliore di molti altri attori che girano negli ultimi tempi.

  12. Riccardo scrive:

    http://www.videosurf.com/video/the-departed-final-scene-88561664

    Mi scuso se è in inglese ma era l’unico che aveva la qualità audio e video migliore.

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