L'uomo che amava le donnedi François Truffaut Bertrand
Morane aveva due hobby: la lettura e le donne. Più le donne che
la lettura... Si definiva uno stallone, tanto da decidere di raccontare
in un libro la sua vita, per tutta la durata della quale è stato
ossessionato e guidato dal fascino delle donne e dal desiderio di possederle.
Nato dalla volontà di lavorare nuovamente con Charles Denner dopo "La sposa in nero" e "Mica scema la ragazza!", ma soprattutto di mettere insieme tutte le attrici francesi con le quali avrebbe voluto lavorare, "L'uomo che amava le donne" è forse il film più autobiografico tra quelli di Truffaut che non appartengono al ciclo di Antoine Doinel. Grazie anche alla collaborazione in fase di sceneggiatura da parte di Suzanne Schiffman (e Michel Fermaud), i già splendidi personaggi femminili tipici dei film di Truffaut acquistano qui un'intensità decisamente fuori del comune. D'altra parte, avendo al centro del racconto sempre lo stesso personaggio maschile, era assolutamente necessario riuscire a costruirgli intorno un universo femminile di grande impatto. Tanto più che questo film, e di conseguenza l'autobiografia che Bertrand scrive, è quasi una dichiarazione d'amore a tutte le donne del mondo. Raccontato come un lungo flashback a partire dal funerale del suo protagonista, il film propone al suo interno momenti di ulteriore ricerca biografica con sequenze che raccontano del rapporto di Bertrand bambino con la madre. Una madre che ha più di un punto di contatto con quella di Antoine Doinel, a confermare ancora una volta la forte componente autobiografica della pellicola. Ma è soprattutto grazie alle parole della voce fuori campo - sia quella ripresa dal libro di Bertrand che quella della sua editrice che ci presenta il film - che la pellicola sviluppa la sua componente 'sociologica', regalandoci perle di saggezza a proposito del rapporto tra i due sessi con parole che non è facile dimenticare.
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