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"A los ojos" di Michel & Victoria Franco

30 aprile 2016 Recensioni 0 Commenti
A los ojos

Inedito in Italia – Crudo

Operatrice sociale nella periferia della Città del Messico, Mónica lotta per riscattare dalla strada ragazzini tossicodipendenti. Ma la sua vita cambierà per sempre quando il suo unico figlio Omar rischierà di perdere la vista, e Mónica si troverà davanti a una scelta spaventosa…


Una scena di A los ojosDopo i riconoscimenti ottenuti per Chronic, vincitore del premio alla miglior sceneggiatura a Cannes l’anno scorso, Michel Franco sta raccogliendo altri consensi. Codiretto con la sorella Victoria e presentato nel 2013 al Festival di Morelia, A los ojos è da poco uscito nelle sale del Messico, dove ha riscosso successo di critica e pubblico. Riprendendo il filo del trionfo internazionale di Después de Lucía, vincitore della sezione Un Certain Regard a Cannes nel 2012, il trentasettenne regista messicano torna a parlare di una grande ferita del proprio Paese. Se il bullismo era stato la colonna portante del dramma di Después de Lucía, qui la macchina da presa si concentra su un altro fenomeno altrettanto terrificante: il traffico di organi.

Una scena di A los ojosMichel e Victoria Franco guidano lo spettatore nella vita Mónica, un’operatrice sociale interamente devota al proprio lavoro e disposta a tutto pur di riscattare i ragazzini dalle strade. Gli aficionado della filmografia di Franco ritroveranno in lei la stessa caparbietà e dedizione dell’infermiere Tim Roth in Chronic, con una differenza significativa: l’amore di Mónica per gli altri si spingerà solo fino a un certo punto.

Una scena di A los ojosIl registro stilistico dei fratelli Franco è sobrio e minimalista, tanto che a tratti il film sembra più un documentario che un lavoro di finzione. Un effetto che Michel e Victoria hanno cercato di ottenere mescolando la componente prettamente filmica del dramma (di cui si è occupato Michel) con uno sguardo sulla realtà dei ragazzini delle bidonville di Città del Messico (di cui si è fatta carico Victoria, lavorando a stretto contatto con organizzazioni sociali della città). La macchina da presa rimane fissa per tutta la durata del film, camuffata tra la mobilia o le macerie delle case abitate dai ragazzi, e la lente continua a inquadrare quelle scenografie anche quando gli attori hanno abbandonato la scena. Questo continuo sfocare il confine tra realtà e finzione è una scelta voluta, e particolarmente efficace. La fusione tra i due stili aiuta a tratteggiare l’universo degli adolescenti tossicodipendenti come una cruda e credibile wasteland popolata da ragazzini che non riescono a staccarsi dal proprio passato, senza poter mai vedere – né fisicamente né simbolicamente – un futuro lontano dalla strada.

Una scena di A los ojosA los ojos non segue il ritmo incalzante di Después de Lucía, e la terribile verità che il dramma nasconde non è così esplicita come in altri lavori di Franco. Ma la storia si insinua nello spettatore come un dubbio e il pathos cresce fino all’atroce finale. La fusione tra realismo e finzione riesce a fare di A los ojos un grido potente e toccante contro una delle piaghe più terrificanti del Messico odierno, una ferita invisibile che Michel e Victoria Franco hanno saputo riportare alla luce.


La locandina di A los ojosTitolo: A los ojos
Regia: Michel Franco, Victoria Franco
Sceneggiatura: Michel Franco
Fotografia: Isi Sarfati
Interpreti: Benjamin Espinoza, Omar Moreno
Nazionalità: Messico, 2013
Durata: 1h. 36′


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