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"Gomorra" di Matteo Garrone

18 maggio 2008 Recensioni 21 Commenti
Gomorra

01 Distribution, 16 Maggio 2008 – Impietoso

Due ragazzi sognano la vita dei gangster dei film; un contabile al soldo della criminalità costretto a schierarsi in una guerra tra fazioni; un imprenditore gestisce e discariche sotto gli occhi impietriti di un suo assistente; un sarto cerca di uscire dal giro degli abiti sottopagati insegnando ai cinesi…


Marco Macor e Ciro Petron in GomorraVivere a 30 anni sotto scorta, e col peso di aver scoperchiato il vaso di Pandora della camorra casertana (la più potente della Campania, probabilmente), dev’essere difficile. Ancora più difficile se il proprio lavoro è diventato quasi un paradigma di un nuovo modo d’intendere l’impegno civile e il racconto impegnato in Italia. Perciò, dopo un romanzo best seller e un’importante opera teatrale, per Roberto Saviano arriva anche l’atteso e importante film. Scelta rischiosa, resa ancora più intrigante dalla scelta di mettere in cabina di regia il talento e la capacità immaginifica di Matteo Garrone. Ma la forza del progetto e la caratura degli elementi in campo danno vita, finalmente per l’Italia, a un grande film.

Salvatore Cantalupo in GomorraScritto da Garrone con Saviano, Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio e Massimo Gaudioso, un film che scavalca definizioni, etichette e generi (anche se sembra un vero e proprio film di guerra), un enorme e poderoso affresco non solo della camorra e delle articolazioni dei suoi traffici, ma anche della sua gente, dei suoi luoghi, dei suoi riferimenti culturali e sociali, fatti di musica neo-melodica, cinema frainteso, valori deturpati.

Una scena di GomorraAmbientato nei veri luoghi della camorra, tra le inquietanti architetture dell’urbanesimo campano (la casa bruciata del boss, Le Vele), il film racconta l’abisso infernale in cui è sceso il profondo sud italiano finito in mano alla violenza e all’interesse economico più spietato, in cui ogni minima forma di onore, valore o rispetto è stato distrutto in nome del denaro e del potere, misurabile oltre che con la moneta anche con la possibilità di uccidere e commettere impunemente atrocità: un terzo o altro mondo che ha reagito all’abbandono e all’incuria del potere precostituito con proprie regole, leggi e istituzioni (il contabile che paga la pensione ai vecchi affiliati), ma che – a differenza di organizzazioni parastatali come la mafia – non ha saputo dare coerenza e ordine a un gioco di bambino presto trasformatosi in puro orrore, dove non solo non esistono più buoni o cattivi, ma nemmeno alleati e nemici. E ognuno uccide quasi per conto proprio.

Una scena di GomorraTutto filtrato dai punti di vista di giovani ed estranei al sistema criminale, il film parte già dal folgorante incipit all’insegna di una notevole cura filmica messa al servizio del racconto che Garrone gestisce attaccandosi alla realtà con rispetto, cercando di rendere con secchezza e lucidità la società e la realtà, non solo locale, che alla camorra è connessa, attraverso la necessaria frammentazione narrativa, ma anche con una maturità di sguardo e di approccio impressionanti, che riescono a raccontare mondi e connessioni e sottotesti che vanno molto al di là di ciò che lo schermo rimanda.

Toni Servillo in GomorraGarrone e soci, con una struttura maestosa, dimostrano una grande abilità nel maneggiare un racconto quasi non narrativo, dalle rarissime convenzioni, e il piglio cronachistico e d’indagine, nel costruire climax, personaggi e andamenti narrativi quasi da saga senza mai far sentire il peso del racconto. In modo che la regia possa dare prova di straordinario talento e misura, nell’uso accuratissimo di steadycam e contributi tecnici (fotografia di Marco Onorato, montaggio di Marco Spoletini, scenografie di Paolo Confini), primo e primissimo piano, soprattutto del fuori fuoco, per raccontare un mondo al singolare, fatto di imperativi categorici che finiscono necessariamente per condurre lontano, fuori dalla mischia, per scelta o per forza, tradotto in immagini che – di nuovo nel panorama nostrano – possiamo definire significative. A comporre ulteriormente la potenza dell’affresco, così profondo nel sondare un’intera “civiltà”, un incredibile cast fatto di attori noti (Toni Servillo, Gianfelice Imparato), glorie del teatro partenopeo (Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo) e non professionisti coinvolti di persona nelle storie raccontate.

Si esce scossi e coinvolti senza nemmeno accorgersene, come uno dei personaggi finiti per caso al fondo dell’umanità. Ma consapevoli che si possono ancora fare in un paese come il nostro film, di nuovo, necessari. Non solo per ciò che dicono. Ma soprattutto per come lo dicono.


La locandina di GomorraTitolo: Gomorra
Regia: Matteo Garrone
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Roberto Saviano
Fotografia: Marco Onorato
Interpreti: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Ernesto Mahieux, Marco Macor, Ciro Petrone
Nazionalità: Italia, 2008
Durata: 2h. 15′


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Attualmente ci sono 21 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Impietoso? è il film più pietoso dell’anno, e volevano anche premiarlo con l’oscar per miglior film straniero? Porca miseria, sono arrivato ad un’unica convinzione, DANNO GLI OSCAR A CASO! L’ambita statuetta deve essere dato a chi se lo merita non perché è un film diretto da un regista sconosciuto che ha bisogno di soldi.
    Di tutti i film sulla mafia che ho visto, questo è il peggiore.
    La sceneggiatura intanto mi pare pessima, l’idea del tutto parlato in napoletano non mi piace affatto e inoltre i due protagonisti ( quelli che distruggono una nave con il lanciagranate ) fanno più pena di Stanlio e Ollio.
    Ascoltate il mio consiglio.
    Se velo doveste prendere, buttatelo nella spazzatura senza nemmeno averlo guardato.
    è penoso fin dai titoli di testa, e l’uccisione nella sala estetica all’inizio sembra non avere a che fare con GOMORRA, è una scena che non centra niente con il film.
    è violento? Si che lo è.
    Ma è anche pietoso, non ve lo consiglio e se volete la verità vi dico:
    FA CAGARE!!!

  2. Alberto Cassani scrive:

    Chiariamo come funzionano le cose, Riccardo: c’è un comitato di produttori e distribuitori italiani, 6-7 persone, che si ritrova e decide quale film l’industria cinematografica italiana propone per la candidatura all’Oscar per il miglior film in lingua straniera. Ci sono due vie che possono percorrere: scegliere il film più bello, oppure scegliere il film che ha più possibilità di vincere. Quell’anno c’erano sostanzialmente due film che potevano aspirare ad essere scelti, perché il cinema italiano non aveva brillato in quanto a qualità: Gomorra e Il Divo. Quello di Sorrentino è un film totalmente incomprensibile per i non italiani, perché non spiega chi sono i personaggi e cosa sta succedendo, e quindi non sarebbe mai stato preso in considerazione. La scelta, di conseguenza, non poteva che ricadere su Gomorra>.
    La stessa cosa è successa quest’anno, in cui ci sono stati diversi film decisamente più riusciti del brutto Baarìa, ma quello di Tornatore è l’unico che potrebbe davvero piacere e quindi vincere l’Oscar.

  3. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Il film di Garrone è crudo e angosciante

  4. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Finalmente qualche immagine.
    La recensione fino a qualche settimana fa era terribilmente monotona.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Eh, ci sono un sacco di recensioni in cui non ho ancora messo le foto perché per finire in tempo il sito ho dovuto tralasciare alcune cose.

  6. max scrive:

    Io sono un fan di Garrone ,vedi “primo amore” -“l’imbalsamtore”.
    Il suo stile e’ davvero originale e devo dire che lo ritengo il miglior regista italiano in circolazione ,coraggioso,elegante ,mai banale il suo linguaggio filmico e’ capace di creare sempre il giusto equilibrio tra l’essere e il divenire .Trovarsi davanti ad una sceneggiatura quale gomorra non credo sia stato facile ,molti i personaggi ,molte le storie ,diversi gli scenari ,la capacita’ di un regista credo sia proprio riuscire ad unire tutte queste atmosfere e renderle uniformi senza mai contrapporle o distinguerle ,in questo film non facile il meglio e’ stato fatto ,sicuramente ,leggere il film ti crea un aspettativa diversa ma questo e’ il bello dell’arte e Garrone da vero artista e’ riuscito a dare una sua chiave di lettura ,chiara e angosciante come la storia delle nostre terre.

  7. Alberto Cassani scrive:

    Io, però, ritengo “Primo amore” un film più riuscito di questo, il migliore di Garrone.

    Peraltro, “Gomorra” l’ho visto in Francia con il pubblico e parlando con gli altri spettatori mi sono reso conto che molte cose non sono pienamente comprensibili a chi già non le conosce almeno un po’. E questa penso sia stata la ragione principale per l’esclusione del film dalla cinquina degli Oscar l’anno scorso.

  8. El Duderino scrive:

    Probabilmente all’estero è come dici te.
    Lo ritengo comunque ,insieme al libro, un film necessario.
    Romanzato quanto vuoi e anche pesante, ma assolutamente necessario.

    Per quanto riguarda il primo commento…spero ci sia un affinamento dello spirito critico.
    Se no diamo ragione a Afef e Cannavaro…

  9. max scrive:

    Pienamente d’accordo con te Alberto,sai la mia idea e’ che ci sono due aspetti importanti che non ha permesso il film di creare un nuovo genere di mafia-movie ,anche essendoci tutte le premesse, Garrone lo ritengo troppo riflessivo per affrontare argomenti cosi’ generici ,mi spiego se con “primo amore” e “l’imbalsamatore” avevamo due argomenti fortemente concentrati sulle personalita’ e i rapporti,al contrario con Gomorra i personaggi non sono il fulcro della storia bensi’ solo comparse ,e in questo ritengo che la scelta di affidare il divo a sorrentino e gomorra a garrone non ha premiato nessuno dei due ,certo le basi c’erano ma Sorrentino da buon napoletano avrebbe affrontato Gomorra con maggiore slancio,idem Garrone con IL DIVO.

  10. Carlo scrive:

    Mi trovo d’accordo con ElDuderino, questo è un film NECESSARIO, altro che buttarlo nella spazzatura!

    L’unico aspetto che mi ha lasciato molto perplesso sono i dialoghi in napoletano, venendo dal nord non ci ho capito veramente nulla, avessero parlato arabo sarebbe stato lo stesso…va bene il realismo ma almeno mettiamoci i sottotitoli.

  11. noir83 scrive:

    Personalmente ritengo che molti critici o spettatori abbiano urlato al capolavoro con Gomorra unicamente perchè è tratto dal libro di Saviano. Nessun può mettere in dubbio l’importanza di un libro come questo, ma ritengo che quando si deve parlare di un film si debba parlare di Cinema e basta. E questo, preso per quello che deve essere, ovvero un film di mafia sia pieno di banalità e clichè. Dai due ragazzi che si credono padroni del mondo e che poi finiscono inevitabilmente ammazzati, dal bambino che imita i grandi vestendosi come loro, dal rito di iniziazione alla scena del matrimonio che avviene in contemporanea con il mercato della droga a dire che mafia e vita quotidiana convivono.
    cose già viste in troppi film. In alcuni momenti ricorda City of God per quella volontà di raccontare malavita e quotidiano insieme.
    Ad esempio sono più interessanti gli episodi sullo smistamento di rifiuti e sul lavoro cinese, cose che al cinema vediamo di rado.
    Per renderlo davvero necessario Garrone poteva scegliere altre storie del libro, magari raccontare i rapporti tra camorra e politica o la presenza della camorra nel resto di Italia.
    Così mi pare un film sulla mafia, per quanto bello, simile a tanti altri.

  12. noir83 scrive:

    Comunque al cinema i sottotitoli c’erano. E non avrebbe avuto alcun senso raccontare la camorra facendo parlare i protagonisti in italiano. Così come i film di guerra dove inglesi e tedeschi parlano tutti la stessa lingua.

  13. Carlo scrive:

    Ah ok, io non l’ho visto al cinema.

  14. Alberto Cassani scrive:

    Io non ho letto il romanzo, ma mi pare evidente che qui abbiano scelto di raccontare solo le storie più “ovvie” proprio per renderlo più comprensibile e interessante. E forse commerciale. Questo un po’ toglie alle possibilità di indagine del film, ma sicuramente gli rende la vita molto più facile dal punto di vista produttivo: se già Garrone e Procacci hanno dovuto scendere a patti con alcune bande per poter girare nei luoghi reali, pensate quali pressioni avrebbero subito se avessero scelto di parlare di collusioni col mondo della politica. Dal momento in cui è stato annunciato che avrebbe girato il film fino alla presentazione a Cannes, Garrone si è rifiutato di rilasciare interviste dando come spiegazione la paura che le sue parole potessero mettere in pericolo se stesso e la lavorazione del film se fossero state invise a qualcuno. Penso francamente che di più non si potesse fare, ed è già tanto visto che per quarant’anni film così in Italia non se n’è potuti fare per via di una legge stilata proprio dal Divo…

    Non sono totalmente d’accordo sul fatto che ci si debba dimenticare il libro, quando si parla di un film. Certo il cinema dev’essere preponderante nel discorso, ma penso sia giusto tenere in considerazione quali avrebbero potuto essere i risultati – le possibilità e i limiti – a partire da un determinato libro. E anche le aspettative, perché queste incidono molto anche sul modo di produzione: un oscuro romanzetto inglese può dar vita ad un buon film indipendente, ma se la base di partenza è “Guerra e Pace” è normale che l’obiettivo sia più in alto, ed è giusto tenerlo in considerazione. Poi invece, una disamina scena per scena, che si basa solo sulle somiglianze/differenze non serve a niente se non a chi la fa.

  15. noir83 scrive:

    Secondo me la bellezza di un film non deve essere legata alla qualità di un libro. Se per bellezza intendiamo recitazione, regia, fotografia, montaggio, sceneggiatura ecc… Se invece per bellezza intendiamo la fedeltà al romanzo questa si che è proporzionale alla qualità del libro, ma nel senso che più grande è il libro (come importanza, bellezza e dimensioni) meno fedele (e quindi meno bello da questo punto di vista) sarà il film.
    Ritengo che da un romanzuccio dove magari ci sono un paio di buone idee debba essere tratto un bel film per forza di cose, proprio perchè il materiale può risultare “povero” e quindi c’è la possibilità di modellarlo con più facilità, anche aggiustandolo dove è necessario.
    I grandi romanzi spesso, sono grandi non solo per i personaggi o per la trama in sè, ma per come sono scritti. Se togliamo lo stile dell’autore, la sua narrazione e persino le parole utilizzate alla fine ci rimane solamente la trama. Una trama complessa e ricca e che quindi deve essere ridotta all’osso. E’ evidente che il risultato finale è un film che racconta parte dela stessa storia ma che non può essere così “fedele” (tranne alcune eccezioni ovviamente). Quindi personalmente penso che un confronto film-libro possa esser fatto, ma non come accade per certi critici che partono subito dal libro di successo dicendo “il film non colpisce come il romanzo” o cose del genere. Non pensano che ad averli colpiti ne romanzo era essenzialmente la scrittura. Se il romanzo è un gran romanzo è quasi inevitabile che il film sia “diverso” e che abbia meriti cinematografici che non erano presenti sulla carta. Diventa inutile allora confrontarli. E’ come una barzelletta. A far ridere è il modo in cui viene raccontata, le parole usate, il ritmo non tanto la “trama” in sè o l’idea. Tanto che se una barelletta dovesse esser raccontata per immagini difficilmente farebbe ridere, anche se racconta la stessa cosa. Quindi non avrebbe più senso paragonare le due cose.

  16. Alberto Cassani scrive:

    Certo che la bellezza di un film non dev’essere legata a quella del romanzo di origine, ma a livello critico l’origine non è una cosa che si può sottovalutare né tantomeno ignorare. Poi è giusto valutare il film per i meriti e demeriti propri, a prescindere dal libro. Come ho detto, il paragone esagerato ha senso solo per chi lo fa, perché fa uno studio che si presume gli insegni qualcosa, e magari può interessare qualche lettore, ma è sostanzialmente un esercizio sterile se non a fini statistici. Però fare alcuni paragoni può avere un senso, ad esempio per giudicare l’efficacia di determinate scene o della messinscena rispetto al romanzo, perché questa è comunque una cosa che gli autori del film devono per forza aver preso in considerazione. Ad esempio, in “Watchmen” ha senso analizzare le ragioni che hanno portato a cambiare il finale e le ripercussioni che questo cambiamento ha avuto sulla storia, ma non ha senso analizzare quanto e dove il racconto sia simile o diverso dal fumetto, perché è una cosa che a Snyder non interessava se non dal punto di vista visivo.

    Però non sono molto d’accordo sul fatto che un film sia meno fedele al romanzo quanto più il romanzo è bello o famoso. In realtà se il romanzo è famoso c’è una sorta di rispetto che gli autori del film hanno nei suoi confronti e quindi fanno più fatica ad allontanarsene, mentre coi romanzi commerciali vendutissimi (tipo Stephen King) c’è il fatto che i lettori si aspettano di trovare nel film determinate cose e quindi ci devono essere per forza. Se invece si tratta di un “romanzetto” allora ci si mette le mani un sacco, perché come dici anche tu il materiale originale è povero e bisogna per forza riscriverlo. François Truffaut faceva sempre molta fatica a tagliare e cambiare le cose nei suoi film letterari, perché erano sempre tratti da romanzi che lui amava molto e che quindi non voleva stravolgere. Al contrario, Hitchcock se ne fregava del romanzo se non per la storia che raccontava e chiedeva ai suoi sceneggiatori di renderla cinematografica nel miglior modo possibile.
    E’ vero, comunque, che gran parte della bellezza di un romanzo classico deriva dal modo in cui è scritto, ed è probabilmente proprio per questo che quasi sempre i film tratti da romanzi hanno una voce narrante: è l’unico modo per mantenere nel film alcune delle frasi più belle di un libro.

  17. max scrive:

    Per me questa discussione tra film-libro non ha nessun valore dal punto di vista cinematografico ,chi legge un libro difficilmente sara’ colpito dal film ,penso infatti che la trasposizione mentale che si genera leggendo un libro e’ troppo pensonale e realistica per trovare delle similitudini in un film creato diretto e adattato da persone con logiche critiche e narrative diverse percio’ ritengo che sia utile rimanere nella critica pura e univoca del film e tralasciare la fonte su cui si e’ ispirato.Ora questo discorso vale per quasi tutti i registi in circolazione ,se penso pero’ a come il MAESTRO abbia trattato “Eyes wide shut ” bhe non ritengo utile leggere il libro in quanto sono sicuro che l’opera letteraria sara’ inferiore a quella filmica.

  18. Alberto Cassani scrive:

    Mah… No, penso dipenda tantissimo dal singolo spettatore ma che non sia una cosa così rara, apprezzare sia il film che il libro (e viceversa), anzi. Io personalmente adoro sia “Le ali della libertà” che il racconto da cui è tratto, mi è piaciuto “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” sia letto che visto al cinema, mi è piaciuto “Ogni cosa è illuminata” ma poi ho amato il film più ancora del libro… Ma io non faccio testo perché non sono uno spettatore-tipo, però ho trovato molta gente cui è piaciuto “Il codice Da Vinci” sia in romanzo che in film, per fare un esempio. O per farne uno più eclatante: io lettori di Harry Potter che schifano i film non ne o ancora trovati..
    Credo dipenda tutto dalle aspettative e dall’elasticità mentale del singolo: è chiaro che se vai al cinema aspettandoti di ritrovare sullo schermo esattamente quello che tu ti sei immaginato, allora il film non ti può piacere, ma questa aspettativa dovrebbe decadere già alla visione delle prime fotografie di scena. Se anzi entri in sala con la giusta elasticità mentale puoi finire anche a ripensare a ciò che hai provato leggendo il libro mentre guardi il film, e quindi soprassedere sulle differenze in negativo.

    L’analisi libro-film è una cosa inutile a livello critico, ma è una cosa inevitabile per gli spettatori: è impossibile non ripensare al libro quando si va in sala a vedere un film, così come quando si vede un remake di un film già visto. A meno che non siano passati talmente tanti anni da non ricordarsi più nulla: a me è addirittura capitato due volte di vedere un film senza rendermi conto che avevo letto il romanzo fino a quando la storia non ha preso il via (la prima volta era anche colpa del titolo diverso).

  19. Mattia scrive:

    Con riccardo sono d’accordo solo sul fatto che gomorra non è un film da oscar, però non è così brutto da far cagare.
    certo sono rimasto deluso perché mi aspettavo più mafia. l’avevo comprato per questo.

  20. Adriano scrive:

    Film stupendo, crudo e atrocemente realistico che rispecchia alla perfezione com’è il sud italia dei nostri giorni. era una storia che valeva la pena di essere raccontata nel bene o nel male.
    però concordo che non è da oscar.
    Gomorra è un documentario non un film.

  21. Antonio scrive:

    Consiglio vivamente per chi ne ha la possibilità di recuperare la serie che e’ di gran lunga superiore al film,gli attori sono bravissimi ed hanno un evoluzione durante gli episodi davvero notevole . Il film mi ha annoiato molto deludendo le mie aspettative ,preferisco il libro !

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