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"Il Grinta" dei fratelli Coen

23 febbraio 2011 Recensioni 31 Commenti
Il grinta

Universal, 18 Febbraio 2011 – Sopravvalutato

America di frontiera, 1870. La giovane Mattie Ross si mette in viaggio verso l’Arkansas per vendicare l’uccisione di suo padre. Per raggiungere il suo scopo, chiede aiuto allo spietato sceriffo Rooster Cogburn e a LaBoeuf, già da tempo sulle tracce del responsabile…


Jeff Bridges in Il grintaBerlinale davvero special. La proiezione de Il Grinta, remake di un film western del 1969 con John Wayne, è stato il piatto forte dell’edizione numero 61 del Festival. Gli statunitensi, si sa, sono molto bravi a creare l’evento e così si comincia subito a parlare delle dieci nomination agli Oscar, del cast eccezionale e dell’ultimo grande capolavoro dei Coen. Ma le cose stanno davvero così?

La storia alla base del film è una sorta di sceneggiatura a orologeria in cui tutto è chiaro sin dai primi momenti. Lo schema è lo stesso di Non è un paese per vecchi, con cui i Coen vinsero 4 Oscar nel 2007. Per riempire i vuoti, tuttavia, meglio usare lo stile. Questo, devono aver pensato Joel ed Ethan che – una volta introdotti i personaggi, la diffidenza l’uno per l’altro e il comune obbiettivo – non si tengono a freno. Il ritmo dell’opera è lento, a volte estenuante. C’è un senso di angoscia che monta scena dopo scena. Si ha inoltre la sensazione che la convinzione dei tre protagonisti abbia dato loro alla testa. Nella mente dei tre c’è solo la morte di Tom Chaney, che durante l’inseguimento finirà per unirsi a una banda di rapinatori, forse per paura di un destino che sta arrivando lentamente al passo lento di tre cavalli in viaggio da tanti giorni.

Hailee Steinfeld e Matt Damon in una scena di Il grintaPer creare ansia bisogna avere un grande talento visivo, non solo una storia che funziona, in questo caso il pur meritevole romanzo di Charles Portis. Il direttore della fotografia di questo come di molti successi dei Coen è Roger Deakins, un signore dai capelli bianchi che ha vinto davvero poco rispetto a quanto portato a casa dai due fratelli. Nominato all’Oscar per 9 volte, non ha ancora mai vinto. Il Grinta è senz’altro uno dei suoi più grandi capolavori dopo l’angosciante bianco e nero de L’uomo che non c’era. Visivamente, quest’ultima fatica dei Coen è straordinaria. Non è vero, come dicono già in tanti, che il film rivoluzionerà il genere western. Diamo solo a Roger quel che è di Roger.

Josh Brolin in Il grintaIl Grinta piacerà a chi ha apprezzato gli ultimi lavori di Jeff Bridges. Archiviata la parte (più che discutibile) di guru tecnologico in meditazione di Tron: Legacy, ora si torna a provare ruoli da duro dalla faccia di marmo. Quando l’attore californiano interpreta ruoli come il Rooster Cogburn de Il Grinta parla poco, bofonchia, come dicono quelli che ne sanno «lavora per sottrazione». Era così anche in Crazy Heart. Molto più interessante, a dire il vero, quando al posto di “togliere” è libero di costruire dal niente come ne L’uomo che fissa le capre o, soprattutto, ne Il Grande Lebowski. Josh Brolin, protagonista anche quando non c’è, recita una parte alla Marlon Brando in Apocalypse Now: tutto ruota intorno a quello che ha combinato alla piccola Mattie, la vera sopresa del film. Hailee Steinfeld è perfettamente a proprio agio nel ruolo, abbastanza stereotipato, di bambina diventata di colpo adulta per tutto ciò che ha subito e con idee chiare rispetto a concetti come giustizia e vendetta. Classe 1996, un film girato e una nomination come Migliore attrice non protagonista. Non male davvero.


La locandina di Il grintaTitolo: Il Grinta (True Grit)
Regia: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen
Fotografia: Roger Deakins
Interpreti: Jeff Bridges, Hailee Steinfeld, Matt Damon, Josh Brolin, Barry Pepper, Dakin Matthews, Jarlath Conroy, Paul Rae, Domhnall Gleeson, Elizabeth Marvel, Roy Lee Jones, Ed Corbin, Leon Russom, Bruce Green, Candyce Hinkle
Nazionalità: USA, 2010
Durata: 1h. 50′


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Attualmente ci sono 31 commenti a questo articolo:

  1. Spaceodissey scrive:

    “come dicono quelli che ne sanno «lavora per sottrazione»”.

    Applausi.

  2. Riccardo scrive:

    Io lo adoro questo film come tutti i film dei coen.
    Comunque penso che sia sottovalutato piuttosto che sopravvalutato, poi chissà, magari anche è quello che si farà vedere di più il 27.
    Secondo me, Il Grinta e Inception hanno buone probabilità di conquistare gli oscar importanti.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Be’, è difficile definire “sottovalutato” un film che ha ottenuto 10 nomination all’Oscar…

  4. Michele scrive:

    beh… se posso permettermi, penso che l’unica cosa che non venga mai a mancare in questo film sia il ritmo. “il ritmo dell’opera è lento… a volte estenuante”. Trovo queste due affermazioni un po’ fuori luogo, più che altro non riesco a concepirne le fondamenta. Potresti gentilmente spiegarle e motivarle?

  5. Federico scrive:

    E’ vero che a questo film manca un po’ di tensione e in alcuni punti è abbastanza scontato ma è sicuramente un buon film, ben costruito e non capisco proprio che film abbia visto Patè per definirlo lento, a volte estenuante. Non ha mai un momento di noia.

  6. Sandro Patè scrive:

    Ciao.
    Il film dura 110 minuti. Visto che si capisce dopo meno di un terzo come andrà a finire il tutto, mi sembra davvero troppo. Non è un paese per vecchi, più lungo, ha cancellato lo spaziotempo per la dose di ultraviolenza nonsense del finale. Il Grinta, no. Non supera le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. Diciamo che il Grinta per il rapporto durata/stupore-durante-la-proiezione è uno dei pochi Coen che non ha influenzato davvero la mia vita. Per questo non lo vedrei una seconda volta. Dopo Il Grande Lebowsky ho comprato una vestaglia ma dopo Il grinta non mi viene voglia di andare in giro con la benda sull’occhio o comprare un cavallo. Forse lo riguarderei dal mio divano (con il frigo a pochi passi) solo per capire meglio alcune battute di Rooster. L’ho visto a Berlino in lingue originale e alcune cose le ho perse sicuramente. Se avessi avuto divano e frigo anche a Berlino mi sarebbe senz’altro piaciuto di più.

  7. Edoardo scrive:

    C’è un errore nella recensione: Roger Deakins non ha vinto l’Oscar per “L’uomo che non c’era”, nè per nessun altro film purtroppo. (Ha ricevuto 9 nominations, però)

  8. Alberto Cassani scrive:

    Vero, non avevo controllato. Adesso correggo.

  9. Fabrizio scrive:

    Una cazzatina: Alberto, dovresti sistemare anche la frase successiva, perchè così non si capisce più a cosa ci si riferisca parlando di “bianco e nero angosciante”. Potresti scrivere “dopo l’angosciante bianco e nero de L’uomo che non c’era”.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Azz… Sto proprio invecchiando: non riesco più a fare tre cose contemporaneamente…

  11. Enrico Sacchi scrive:

    “Non supera le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.”

    Basta lavorare per citazioni! Questa poi è anche sprecata…

  12. Sandro Patè scrive:

    “Basta lavorare per citazioni! Questa poi è anche sprecata…”

    Ci conosciamo?

  13. Enrico Sacchi scrive:

    “Ci conosciamo?”

    Beh, se tu sei chi io penso tu sia, ed io sono chi tu pensi io sia, allora può darsi che ci siamo incrociati… Comunque tirare in ballo Battiato per un commento sfiora il sacrilegio…

  14. Alberto Cassani scrive:

    Smettetela! Lo sapete benissimo che avete condiviso la stessa stanza, a Venezia!

  15. Sandro Patè scrive:

    Ah si. Ora ho capito.
    E di grazia come mai non si potrebbe citare in un commento?

  16. Enrico Sacchi scrive:

    Si può, si può, ti stavo prendendo solo in giro… :-)

  17. Guido scrive:

    Se posso permettermi… Lebowski… non Lebowsky.
    Comunque gran bel film, a mio parere, con un finale molto bello e toccante.

  18. Alberto Cassani scrive:

    Ecco… Sapevo che c’era qualcosa di sbagliato, ma mi ero fissato sulla W…

  19. Riccardo scrive:

    Ad alberto: non sono d’accordo, allora come mai Gangs of New York ha ricevuto 10 nomine ed è passato quasi in sordina.

    Ok, adesso arriverete ad accusarmi come un maniaco fan scorsesiano però penso che sia il miglior film di scorsese del terzo millennio assieme a departed è un film che meriterebbe molto più valore che un semplice marketing pubblicitario.

  20. Alberto Cassani scrive:

    Riccardo, evidentemente dobbiamo metterci d’accordo sul significato del termine “sottovalutato”. Se un film statunitense riceve 10 nomination all’Oscar non si può certo dire che sia stato sottovalutato dall’industria hollywoodiana. “Il Grinta” ha incassato nei soli Stati Uniti 165 milioni di dollari, a fronte di un costo di produzione di 38, quindi non è stato sottovalutato nemmeno dal pubblico. E allora da chi sarebbe stato sottovalutato? E in che modo?

    Nel caso di “Gangs”, non si può dire che sia passato inosservato da noi vista l’imponente mole di articoli che i nostri giornali e le nostre riviste hanno scritto in proposito (anche perché era stato parzialmente girato a Cinecittà). Forse ha incassato poco (non ricordo gli incassi italiani), ma è comunque un film che ha incassato quasi 200 milioni di dollari in tutto il mondo e di cui all’epoca si era parlato tantissimo. Come si può dire che è “passato in sordina”? Semmai è finito nel dimenticatoio, ma la sua uscita è stata tutt’altro che in sordina, sia negli Stati Uniti che da noi.

  21. Riccardo scrive:

    Ecco forse mi sono espresso male:
    Gangs oltre ad essere per me un ottimo film è un film che merita più valore di quanto ne ha ricevuto nel caso de il grinta è ovvio che lo considero migliore di quanto dice la recensione.

  22. Alberto Cassani scrive:

    Ok, adesso ho capito. Diciamo allora che tu trovi che la recensione sottovaluti il film, mentre il recensore ha deciso di mettere l’accento proprio sul fatto che secondo lui la critica in generale ne ha parlato troppo bene.

  23. Michele scrive:

    Sandro: faccio ancora fatica a capire le tue motivazioni. Sostanzialmente stai dicendo che il film è universalmente sopravvalutato perchè hai capito il finale dopo 10 minuti e perchè ti ha annoiato? Penso sia un po’ approssimativo valutare un film così…

  24. Sandro Patè scrive:

    Michele: non ho detto che è universalmente sopravvalutato. Anche perché non so cosa voglia dire esattamente. Mi ha lasciato poco la storia. Mi è sembrato tutto stereotipato. Per esempio il personaggio di Brolin. Ma anche quello di Rooster, alla fine. Faccio presente che il film originale è uscito nello stesso anni de Il Mucchio Selvaggio e doveva essere un po’ la risposta del western classico (con il Duca, non a caso) a qualcosa che era allo stesso tempo la rivoluzione e la fine di un genere, intendo il film di Peckinpah. Nell’ottica di questo si poteva rivoluzionare il film originale. Invece, come si dice in milanese, l’è istess. Non posso dire, tuttavia, sia un brutto film. Visivamente avrebbe meritato un premio. Invece non ha vinto niente stanotte.

  25. Riccardo scrive:

    io penso che sandro abbia visto il grinta del 69 e poi guardando il film dei coen e conoscendo già la storia è ovvio che sia rimasto un po’ deluso.

  26. Checco scrive:

    Salve, francamente non conosco l’intento e lo spirito con cui i Coen si sono impegnati in questo lavoro ma… e se fosse stato un semplice omaggio al genere Western in generale, e dunque per forze di cose stereotipato e zeppo di cliché? Senza chissà che pretese… insomma non sarebbe la prima volta che i Coen si danno a sfornare qualcosa di, per così dire, volutamente disimpegnato (vedi ad es. Burn after reading), anche se comunque godibilissimo. Se poi altri, ormai, s’aspettano sempre di poter gridare al capolavoro… Quindi, morale della favoletta, son d’accordo con Sandro Patè (scusa se mi permetto la confidenza), trattasi di un film bello, fatto bene (a parer mio la fotografia è eccezionale!)… ma sopravvalutato!

  27. Michele scrive:

    Sandro: Ok, ora ho capito cosa intendi. De gustibus!

  28. Sebastiano scrive:

    Checco, pensaci bene: Burn after reading e’ impegnato, eccome!

  29. Re del Popcorn scrive:

    “Il ritmo dell’opera è lento, a volte estenuante. C’è un senso di angoscia che monta scena dopo scena.”

    Io l’ho trovato sì lento, telefonatissimo in molti passaggi e soluzioni, lontanissimo dal “riscrivere il genere western” (o una roba del genere), ma tutto sommato godibile. E tutt’altro che angosciante.
    Anzi, ad essere sincero, quello che mi è piaciuto meno è proprio il tono sin troppo leggero della pellicola presa nel suo insieme: anche quando la ragazzina è presa ostaggio della banda, i cattivi si rivelano non essere poi così cattivi e tutto sommato a mancare è una vera e propria tensione narrativa.
    La logorrea della protagonista e il suo vizio di contrattare in ogni situazione, però, mi sono sembrati ben gestiti e alcuni dialoghi mi sono sembrati efficaci.
    A mio avviso, (solo) un discreto film.

  30. Sandro patè scrive:

    Re del Popcorn

    Hai ragione, forse angosciante è un po’ troppo. Ma “logorrea della protagonista” è una definizione che mi trova totalmente d’accordo.

  31. Marco scrive:

    Sopravvalutato è secondo me il termine giusto, sicuramente non si meritava le nomination maggiori.
    Comunque gradevole western (genere a me non tanto digeribile), si lascia tranquillamente vedere.
    Molto bravi tutti i protagonisti e come sempre eccezionale la fotografia di Deakins.
    Non stravolgerà il genere western ma il suo dovere di intrattenimento lo svolge bene.

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