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Soundtrack: "Django Unchained" di Aa.Vv.

18 febbraio 2013 Soundtrack 1 Commento
Django Unchained

Massimo Privitera, in collaborazione con Colonne Sonore* * * ½

Unione di brani di repertorio, dialoghi del film e canzoni composte appositamente, quella per Django Unchained è una colonna sonora affascinante e di facile fruizione, ma anche di grande presa emotiva se la si ascolta dopo aver visto il film per la quale è stata compilata…


Ogni azione è la conseguenza di un’altra, che a sua volta ne porta un’altra ancora e così via, fino alle conseguenze finali piacevoli o sgradevoli a seconda dei casi, che forse (quasi sicuramente) ne scateneranno altre sino all’infinito! Questa casualità di azioni (il più delle volte non poi così tanto casuali, a dire il vero) sono l’humus della scrittura e regia del cinema di Quentin Tarantino, fin dal suo straordinario esordio nel 1992 con Le iene. Le sue pellicole sono la conseguenza di una vita spesa al e per il cinema, che gli è entrato profondamente nel DNA, facendo sì che lo assorbisse a tal punto da creare una serie di capolavori (checché se ne dica). Per la precisione, ad oggi, nove film (su tutti Pulp Fiction, Kill Bill, Bastardi senza gloria), che rappresentano la summa di tutta la sua passione e arte cinefila, con colonne sonore strepitose. Anch’esse frutto di una conoscenza – direi archeologica e profondamente colta – di un’infinità di musiche per film e generi musicali dei più svariati che hanno plasmato ancor di più le sue immagini ultraviolente, citazioniste, cariche di humor nero, cinephile al 100%, ancorate a una scrittura attenta, sporca, passionale e precisa, come preciso è colui che infila il filo nella cruna dell’ago al primo colpo. Le colonne sonore dei suoi film sono, come già accennato, una scrittura favolosa, le fondamenta che reggono i fotogrammi colmi di attori bravissimi, scene mirabolanti, dialoghi al fulmicotone e atmosfere che trasudano tanto di quel cinema di genere da far impallidire qualsiasi cinefilo incallito.

Come archeologico è carpire ogni singolo frammento cinematografico che Tarantino ha estrapolato, omaggiato, citato camuffandolo bellamente, sconvolto rendendolo perfino migliore dell’originale, “rubato” da un film precedente che lui ha amato e visto migliaia di volte, per crearne uno totalmente nuovo, a tratti sublime, dal titolo volontariamente intriso in ogni singola lettera di Settima Arte; altrettanto archeologico è scoprire, riesumare, scavare nella memoria cine-musicale e non solo – sua e di noi tutti – quali brani, da dove e perché, nelle sue soundtrack sono stati utilizzati, prelevati, creati appositamente. Ogni suo film, sia nel caso in cui le canzoni la facciano da padrone sia nel caso in cui musiche scritte per l’occasione o preesistenti prendano il sopravvento, è una miniera di gioielli cine-musicali di ieri e di oggi e di canzoni note o misconosciute che attraverso i suoi fotogrammi acquisiscono ancora più valore e balzano (cosa che la maggior parte delle volte non era accaduta al tempo della loro uscita discografica o comparsa mondiale in un film o nel panorama musicale) agli onori della gloria, divenendo una hit a tutti gli effetti. Grazie al genio di Tarantino molti dei pezzi strumentali o delle song nei suoi film sono ancora oggi cantati, fischiettati, usati come suonerie dei cellulari, citati in eventi o seminari ad hoc e assurti nel pantheon della musica internazionale. Questa è la vera potenza mediatica e sonora di una pellicola tarantiniana.

Tutto quello che ho passionalmente espresso sopra vale anche per questa ennesima pellicola di Tarantino, Django Unchained, frutto di una passione smodata per gli spaghetti western italici, soprattutto per i film di Sergio Corbucci e Sergio Leone (imprescindibile, of course), sin dal titolo. Anche se nei suoi film Quentin trasmuta tutto (da qui l’originalità delle sue pellicole), difatti, qui si mescolano il capostipite degli spaghetti western italiani ultraviolenti – per l’appunto Django di Corbucci del 1966 con protagonista Franco Nero – con un altro amore di Tarantino, la blaxploitation (cinema di genere afroamericano degli anni 70) e il kraut western (lo spaghetti western tedesco duro e crudo della Germania Occidentale degli anni 60), shakerato con la sua solita maestria di scrittura e regia (si sprecano in Django Unchained gli zoom a schiaffo tipici dei nostri western all’amatriciana, riveduti e corretti per gli anni 2000), che gli ha già fatto aggiudicare due recenti Golden Globe e cinque nomination all’Oscar.

Questo nuovo Django liberato, sciolto dalle catene, ha una bella e azzeccatissima colonna sonora. Lo stesso Tarantino nel libretto del CD confessa e afferma di aver voluto usare sia nel film sia nel disco tutti i pezzi personalmente scelti e prelevati dalla sua collezione di vinili di spaghetti western, con i tipici graffi e rigature degli LP degli anni 60 e 70 senza pulirli o rimasterizzarli digitalmente, per far sì che l’ascoltatore e il pubblico in sala li ascolti per la prima volta come lo ha fatto lui per anni, insomma la sua medesima esperienza auditiva.
La colonna sonora di Django Unchained si apre – dopo un brevissimo estratto di dialogo del film (elemento sempre presente nelle soundtrack tarantiniane, come a sottolineare che la colonna sonora, il suo reale significato, è non solo la musica ma il parlato principalmente) – con la canzone scritta da Luis Bacalov, dalla performance passionale e calda di Rocky Roberts, che prende il titolo del film di Corrucci, “Django”, a mio avviso una delle più belle canzoni per uno spaghetti western nostrano mai composta, se non addirittura per il cinema western mondiale. Per proseguire con la sezione “songs”, l’album ci fa ascoltare una delle rare performance, non soltanto semplici o articolati vocalizzi, della mitica Edda Dell’Orso in “Lo chiamavano King (His Name is King)”, una cavalcata beat-folk scritta da Luis Bacalov per il film omonimo di Giancarlo Romitelli; l’altrettanto mitica “Trinity (Titoli)” composta da Franco Micalizzi e cantata dalla possente voce di Annibale e i Cantori Moderni per Lo chiamavano Trinità… di Enzo Barboni (più noto come E.B. Clucher); l’avvolgente ballata all black “Freedom” (quale miglior titolo per la trama di questo ennesimo masterpiece…) scritta per la pellicola e cantata dai crooner Elayna Boynton e Anthony Hamilton, una delle canzoni prodotte appositamente per il film per la prima volta da Tarantino stesso insieme alla funkeggiante e rap “Unchained (The Payback/Untouchable)”, pezzo remix di una canzone di James Brown del 1973 (“The Payback”) con nuovi versi aggressivi di 2PAC ed estratti di dialogo del film, “Who Did That to You?” eseguita dall’accattivante voce di John Legend e scritta, tra gli altri, da Paul Epworth, autore premiato con il recente Golden Globe per la migliore canzone da film “Skyfall” di Adele; ed infine “100 Black Coffins” scritta da Jamie Foxx con Rick Ross che la interpreta, un rap cattivo e ruvido.
Altre song presenti nel film sono “I Got a Name”, una ballata folk di Jim Croce dal film Il diavolo nel volante, composta da Charles Fox e Norman Gimble; “Too Old to Die Young” di Brother Dege (aka Dege Legg), un country-rock alla Jon Bon Jovi del 2010. Una menzione a parte deve essere fatta per la canzone “Ancora qui” scritta dal grande Ennio Morricone e la superba Elisa, che la interpreta sul filo di lana, drammaturgicamente come solo lei sa fare, una sorta di “Love Theme” del film opportunamente composta per Django Unchained e l’unica song in italiano sia nella pellicola sia nel CD: 5’08” per l’incredibile vocalità di Elisa Toffoli, assolo di chitarra acustica e organo in puro stile sonoro anni 60. Un pezzo che dopo diversi ascolti mostra fortemente la sua fascinosa suggestione old western morriconiana tanto cara a Leone, che, sempre secondo il mio modesto parere, nel film invece appare stonata nel contesto in cui è stata inserita (e non perché interpretata in italiano, ma una canzone desiderata tantissimo da Tarantino e appiccicata al filmico senza un motivazione chiara). Sulla questione “versione italiana o inglese” Elisa stessa dichiara che lei l’ha eseguita in entrambe le lingue, ma Quentin l’ha voluta assolutamente in italiano. Inoltre la cantante è rimasta entusiasta della sua illustre collaborazione con Morricone, il quale le ha consigliato di scrivere il testo sulla base delle sue emozioni private, e difatti Elisa nello scriverlo si è ispirata alla scomparsa di un suo caro amico. Ne sono venuti fuori i seguenti passaggi: «ancora qui/ancora tu/e spero mi perdonerai/tu con gli stessi occhi/sembri ritornare/a chiedermi di me/di come si sta/e qui dall’altra parte/come va» – davvero intensi.

La grandezza di Tarantino non sta soltanto nel sapere scegliere brani preesistenti e farne scrivere di nuovi, ma come abbinarli alle immagini, soprattutto. Infatti uno dei brani più suggestivi dello score del compianto Jerry Goldsmith per il film Sotto tiro, dal titolo “Nicaragua” con la chitarra solista del celebre Pat Metheny, si mostra in tutta la sua epica grandiosità sinfo-etnica nella scena dell’arrivo di Foxx e Waltz alla villa coloniale di DiCaprio (un sussulto filmico-auditivo da saltare in piedi sulla poltrona del cinema), e ancor di più l’espressione massima di come un pezzo composto per un film di denuncia sulla rivoluzione sandinista possa diventare un brano western a tutti gli effetti nelle mani di quel geniaccio di Quentin. Le restanti tracce strumentali sono tre pezzi di Morricone, “The Braying Mule”, “Sister Sara’s Theme” tratti da Gli avvoltoi hanno fame e “Un monumento” da I crudeli; Luis Bacalov “La corsa (2nd version)” sempre dal Django originale e Riziero Ortolani (in arte Riz) con “I giorni dell’ira” dal film omonimo. Tutte tracce altamente rappresentative del genere western italico.

A differenza della precedente colonna sonora di Tarantino per Bastardi senza gloria, seppur affascinante ma sconnessa da un punto di vista discograficamente compilatorio, questo album è di facile fruizione e di grande presa emotiva soprattutto dopo aver visto con attenzione il film per cui è nato!


La copertina del CD di Django UnchainedTitolo: Django Unchained (Id.)
Compositore: Aa.Vv.

Etichetta: Republic, 2012

Numero dei brani: 24 (7 di commento + 10 canzoni + 7 dialoghi)

Durata: 54′ 30”


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Donato scrive:

    Perfettamente d’accordo con la recensione, soprattutto per quanto riguarda “Nicaragua”. Confermo che quella scena, con quel sottofondo musicale, mi ha fatto letteralmente saltare sulla sedia con i brividi lungo la schiena. Ho riconosciuto il brano fin dalle prime note e mi sono subito ricordato del bel film di Spottiswoode del 1983, che mi piacque, mi colpì e mi emozionò anche per lo straordinario contributo della splendida colonna sonora di Goldsmith, di cui ancora oggi mi capita di fischiettare il tema melodico principale, quello di “Nicaragua”, per l’appunto…

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