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"Django Unchained" di Quentin Tarantino

17 gennaio 2013 Recensioni 28 Commenti
Django Unchained

Warner, 17 Gennaio 2013 – Maturo

Lo schiavo Django viene liberato dal Dr. Schultz, un cacciatore di taglie tedesco, per aiutarlo a scovare tre criminali in fuga. Schultz prometterà di aiutare Django a liberare sua moglie Broomhilda, venduta a Calvin Candie, ricco proprietario della tenuta Candieland…


Chritoph Waltz e Jamie FoxxIl western è un genere che Quentin Tarantino ha da sempre accarezzato nella sua filmografia, ed era solo questione di tempo prima che decidesse di realizzarne uno vero e proprio. A vent’anni dal suo esordio ecco che il suo primo exploit nel genere si concretizza, e lo fa con un film che porta il nome del cowboy silenzioso interpretato da Franco Nero nell’omonimo film di Corbucci.

Leonardo DiCaprioTarantino sceglie anche stavolta di sovvertire le regole di un genere per realizzare un’opera personalissima. Django Unchained riprende stilemi ed estetica dello spaghetti western, ma ne dilata i tempi così da costruire un reticolato di tensione attorno alle sequenze chiave, prediligendo gli scontri dialettici attorno a un tavolo piuttosto che i duelli al sole, e centellinando sapientemente le poche scene d’azione presenti. Da un punto di vista strutturale, si tratta invece di una delle opere più classiche del Tarantino sceneggiatore: mancano vistose ellissi temporali, e la divisione in capitoli scompare a favore di una tipica struttura in tre atti.

Una scenaNon manca la consueta riflessione sugli elementi fondanti della cultura statunitense, una delle chiavi di volta del cinema tarantiniano fin da Pulp Fiction, che analizza con mordente il marcio dietro ad una delle pagine più sofferte della storia americana. E non manca neppure l’altrettanto consueta dose di umorismo (si trova perfino il tempo per ridicolizzare il Ku Klux Klan di Nascita di una nazione!), ma la descrizione della schiavitù è più realistica e violenta rispetto alla Seconda Guerra Mondiale raccontata in Bastardi Senza Gloria, pur riprendendone il tema di vendetta “razziale”. Ma se in quel caso si voleva raccontare prima di tutto la potenza del mezzo cinematografico, in Django Unchained è l’elemento umano ad essere al centro di tutto, e i protagonisti principali sono mossi da uno scopo più alto: l’evoluzione di Django da schiavo a pistola più veloce del Sud somiglia quasi ad una presa di coscienza di sé.

Jamie Foxx e Franco Nero in una scenaTarantino si conferma grande regista di attori: Jamie Foxx regala una delle sue migliori prove e rende credibile l’arco caratteriale del suo personaggio, e Christoph Waltz torna a dimostrare le sue capacità dopo due anni imbarazzanti. Ma il meglio si ottiene dalla coppia di villain Leonardo DiCaprio e Samuel L. Jackson: se il primo riesce a non strafare nei panni del francofilo Monsieur Candie, risultando sia detestabile sia affascinante, il secondo è perfetto come pavido cattivo dickensiano che rifiuta le sue radici per convenienza.

Una scenaRegisticamente, siamo finalmente lontani dagli eccessi smodati ed esasperati di Kill Bill: il tocco è più equilibrato, anche grazie a montaggio e fotografia, segno di un maggiore controllo dietro la macchina da presa. Si tratta sicuramente di uno dei migliori film di Quentin Tarantino, che mostra tutta la sua maturità come narratore e regista di personaggi. Nella speranza che continui la strada intrapresa senza gli scivoloni del passato…


La locandinaTitolo: Django Unchained (Id.)
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Fotografia: Robert Richardson
Interpreti: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Kerry Washington, Samuel L. Jackson, Walton Goggins, Dennis Christopher, James Remar, David Steen, Don Johnson, Franco Nero, Amber Tamblyn, Bruce Dern, Jonah Hill, Michael Parks
Nazionalità: USA, 2012
Durata: 2h. 45′


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Attualmente ci sono 28 commenti a questo articolo:

  1. Michele scrive:

    Sono curioso di sapere quali siano, secondo il recensore, i sopracitati scivolni del passato.

  2. Luca Buccella scrive:

    A mio parere Kill Bill (entrambi i volumi), pur essendo un lavoro molto riuscito, in diversi momenti soffocava nel suo citazionismo esasperato, facendo prevalere le scelte stilistiche e allontando lo spettatore dai protagonisti. Ma lo scivolone più grande resta Death Proof, l’unico lavoro dimenticabile di Tarantino, che non aggiunge nulla alla sua filmografia.
    Più che una critica ai lavori precedenti di Tarantino, la chiusa finale voleva essere un auspicio di vederlo continuare su questa strada di maturità.

  3. Michele scrive:

    Capisco il punto di vista, grazie per la risposta repentina. Su kill Bill non siamo sulla stessa frequenza d’onda, ma posso senza alcun problema capirne le motivazioni. A mio parere, è il film di Tarantino che per natura (più di tutti gli altri) si presta ad una critica oggettiva. Proprio per le pecularità da te accennate. E’ assolutamente comprensibile, secondo me, sentirlo etichettare come il “peggior Tarantino” (almeno io l’ho sentito dire tante volte) o come poco riuscito. Permettimi però di spezzare una lancia in favore di “Death Proof”, che nient’altro è se non una “ragazzata”/esperimento concepito con Rodriguez (parecchio divertente secondo il sottoscritto) che ha girato, a suo dire, con “una mano sola”. A parer mio va collocato e osservato diversamente nella filmografia del regista.

  4. Eddie scrive:

    Visto ieri. Non ho parole… Sequenze girate divinamente, sceneggiatura praticamente perfetta, ed interpretazioni superbe (Christoph Waltz e Di Caprio sono meravigliosi).
    Troppo esaltante, decisamente troppo! Lo andrò sicuramente a rivedere.

  5. Guido scrive:

    Fantastico. Assolutamente eccezionale.

    Forse si poteva accorciare di qualche minuto nella parte finale, ma per il resto l’ho trovato perfetto.

    I comprimari hanno più carisma del protagonista.
    Foxx è bravo, ma a rimanere impressi sono Waltz, DiCaprio e un incredibile Jackson.
    Mi aspettavo che il suo fosse poco più che un cameo, invece il suo personaggio è piuttosto importante.

    La sequenza a Candieland rimarrà una delle migliori di Tarantino. Una tensione incredibile.
    Memorabile quella degli incappucciati, che non rappresentano il Ku Klux Klan, fondato alcuni anni dopo.

    Spike Lee ha solo da imparare da Tarantino. Le polemiche può risparmiarsele.

  6. Eddie scrive:

    Mah, a Spike gli si vuol bene lo stesso, anche se dice assurdità… Non credo abbia da imparare da Tarantino, visto che è comunque un grande cineasta. Forse dovrebbe essere meno prevenuto, e sicuramente non dovrebbe rilasciare simili dichiarazioni senza neanche visto il film…

  7. Eddie scrive:

    aver*

  8. Plissken scrive:

    Visto. L’ho trovato piuttosto divertente, ma anche piuttosto prolisso in alcune parti. A parer mio il film si regge prevalentemente sul personaggio di “Schultz” che funge da traino ed alla cui, diciamo così, ” debacle” corrisponde il “vero” finale del film nella mia personale percezione.

    Simpatici i vari espliciti riferimenti allo spaghetti-western, perlomeno per noi italiani. :-)

    Il film nel complesso mi è piaciuto ma, contrariamente a ciò che mi aspettavo, mi sono mancati proprio quegli “eccessi smodati” tipicamente tarantiniani, caratteristica che mi porta a collocare questa pellicola in una sorta di limbo che mi crea difficoltà nel conferirgli una precisa identità, complici anche i cambi di registro fin troppo manifesti (e forse gratuiti) presenti nella parte finale.

    Un film simpatico ma nulla di eccezionale, a parer mio ne resterà (non so se a torto od a ragione) minor memoria nel raffronto con altre pellicole del buon Tarantino.

  9. Robi1kenobi1 scrive:

    Dell’ultimo lavoro di Tarantino scrivo due righe “sulle righe” (nel senso che se n’è scritto tanto e che vorrei discostarmi dai giudizi).
    Un film è citazionista nel senso buono del termine quando non si limita a scopiazzare i movimenti di cinepresa o le font dei titoli, ma quando amplia il contenuto dell’immagine con significati estranei al significante che derivano da altri ambiti contenutistici quali: la storia del cinema (A.De La Iglesia), la storia (Tornatore), la società (Ted) e tutto il resto. Tarantino in quest’arte è divenuto sopraffino negli ultimi due lavori. In particolare in Django un percorso tematico interessante è nella blaxploitation, con i dovuti aggiustamenti temporali, in Sweet Sweetback’s Baadasssss Song in cui si amplia il discorso sull’identità dei neri d’america che una volta liberi cosa possono farsene di questa libertà in una società avversa? Qui arriverebbe anche Spike Lee a dirci la sua nel motto “non essere indulgente con l’uomo bianco” che fu roboante in Fà la Cosa Giusta e oggi si intravede appena nei sui lavori.
    Un regista è citazionista quando attinge al suo background per riproporre in salse varie i suoi personaggi prediletti. In questo film ci ho visto Wolf, the Bride, Bill, ma anche una carrellata nuova di zoticoni del Sud e un personaggio surreale come quello interpretato da Waltz che sembra essere uscito da Giù la Testa!
    Adoro Django,e mi andrò i rivedere quelli di Corbucci…
    Nel finale ci ho visto anche una strizzatina d’occhio al Mariachi , chissà?!?

  10. Gatto scrive:

    Davvero Un prodotto ottimo Tarantino sè superato forse un pò troppo violento nelle scene come dei mandingo oppurela scena in cui voleva tagliargli le parti basse
    Voto:9-

  11. Andrea scrive:

    Splendido omaggio allo spaghetti western. Non il miglior tarantino ma ci sono sprazzi di grande cinema. Di Caprio strepitoso

  12. sober in the rye scrive:

    Sono anch’io con Michele:

    Death Proof è un low budget girato per il puro piacere di filmare con delle Mustang bicilindriche.

    Fine. E’ una sorta di corollario rispetto ai suoi altri film e trovo davvero difficile ci sia chi possa definirlo come uno “scivolone”. E’ un film fatto tra amici, per divertirsi. Dura poco e fa bene alla pelle. Fine.

    Django per me è un 70/100 per tutti i motivi già letti un pò ovunque.

  13. Alberto Cassani scrive:

    Io però non capisco una cosa: va bene che Tarantino voleva divertirsi e girare con le Mustang bicilindriche, ma… e allora? Non è che qualunque cosa gli va di fare (a lui e a qualunque altro regista) allora va bene. Non stiamo parlando di un filmetto da far vedere agli amici a casa propria, il biglietto d’ingresso ci tocca pagarlo. Non vedo perché si debba soprassedere su tutte le mancanza del film se c’è solo ed esclusivamente il divertimento del regista (e del cast, immagino). Ma al di là di questo, come ha detto Luca “non aggiunge nulla alla sua filmografia”. Peraltro, qui tutti vi state dimenticando di “Four Rooms”…

  14. Eddie scrive:

    A me Grindhouse è piaciuto. Mi ha divertito e ho trovato magistralmente realizzata la sequenza dell’incidente. Un film assai gradevole, a parer mio.
    Bastardi senza gloria è un capolavoro, invece, col quale ha ampiamente dimostrato di saper fare del grande cinema.
    Che Four Rooms fosse brutto sono d’accordo, ma se si esclude quello che per me è il suo unico passo falso, il resto della filmografia tarantiniana merita assai. Non c’è un suo film che io non abbia trovato interessante.

  15. Fabrizio scrive:

    I due “Kill Bill” sono belli visivamente ma non sono grandi film nell’insieme. Forse avrebbero potuto esserlo se fossero stati compattati in un unico prodotto, come previsto in origine. Però essendo anticonvenzionali, spettacolari e dotati di una forte estetica colpiscono, si ricordano, e ovviamente fanno impazzire i fan di Tarantino.
    “Death Proof” è un giocattolino senza ragion d’essere, ma qui siamo tutti d’accordo.
    “Bastardi senza gloria” è già un film di un certo spessore, ma conserva alcuni eccessi del cinema di Tarantino e comunque non ci vedo assolutamente il capolavoro. Non bisogna confondere l’originalità e la forza di certe scene e di certi personaggi con il capolavoro.

    Considerando che “Django” non l’ho ancora visto, per me gli unici film davvero alti e compiutamente geniali di Tarantino sono “Le iene” e “Pulp Fiction”. Non ha più fatto niente di realmente vicino a quel livello.

  16. marci scrive:

    Commentero django quando avro piu tempo.
    Per kra mi limito a dire
    Death proof mi è piaciuto? No
    perchè? Perché é un film sulla cultura automobilistica americana. Inutile girarci intorno. Se siamo ignoranti sull argomento il film non puo piacerci…

  17. Anonimo scrive:

    come film mi è piaciuto. anche se potevano tagliare alcuni minuti nel finale.

  18. Nino scrive:

    Per me è il film meno bello di Tarantino.

  19. Sebastiano scrive:

    Eddie ha ragione.

  20. Marco scrive:

    Premetto che non impazzisco per Tarantino. Ho visto tutti i suoi film ed ammiro sicuramente la regia, la scrittura dei dialoghi (chi più chi meno), la maestria con cui sceglie le musiche sempre azzeccate e le monta su scene altrettanto geniali ed il soggetto e sceneggiatura sempre interessanti dei suoi film.
    Ma, personalmente, una volta visto un suo film (che puntualmente sono tutti riusciti a divertirmi per il minutaggio) dopo non mi rimane alcunchè di essi se non alcune scene.
    Divertenti, questo si, ma non memorabili o grandissimi film da vedere e rivedere.
    E questo “Django” non fa eccezione, anzi.
    La potenza dei dialoghi, la tensione che sprigionano certe scene dei “Bastardi” qui non vi sono.
    Anche Waltz lo maggiormente apprezzato nel film precedente, togliendo il fatto che anche qui recita alla grande.
    Non è brutto, è gradevole nelle sue citazioni, nelle scene splatter, nelle sparatoie (troppo) fumettistiche ma poi…niente.
    Cioè non mi potete paragonare la scena della cena a Candyland con quella del bar nei “Bastardi”, o il magistrale inizio di quest’ultimo con l’inizio di questo. Siamo oggettivi.
    L’unica scena degna della miglior (non che le altre siano brutte) scrittura di Tarantino è quella con DiCaprio ed il teschio.
    Scene comiche che, personalmente, non avrei inserito.
    Finale troppo allungato.
    Comunque si apprezza sempre la fantasia dell’autore nel personalizzare vari connubi di generi.
    Il mio non è un voto negativo anzi lo consiglio caldamente per una serata in allegria, ma che oltre a grandi intepretazioni di tutti (L. Jackson mai visto in un così stato di grazia) e una buona dose d’azione non troverete altro se non un buon film d’intrattenimento.
    La parte migliore è tutto prima dell’arrivo a Candyland a parer mio.

  21. Donato scrive:

    Visto ieri sera. Che dire? Beh, è il classico Tarantino: regia di indubbio mestiere, sceneggiatura solida, dialoghi molto ben curati, azzeccata scelta degli attori, eccellente (e colta) colonna sonora, qualche eccesso di violenza sparso qui e lì… Insomma, roba di ordinaria amministrazione per il nostro caro Quentin. Tuttavia, devo essere sincero: mi ha divertito. E io non sono uno di gusti facili…

    Un C. Waltz e un S. Jackson sugli scudi, citazioni a gogo, qualche cameo divertente (soprattutto quello di Franco Nero e quello dello stesso Tarantino) e una scena, una sola, che ho trovato davvero memorabile e che mi ha fatto letteralmente venire i brividi lungo la schiena: quella dell’arrivo a Candieland sulle note di “Nicaragua” di J. Goldsmith. Per quanto mi riguarda, già solo per quella scena, non rimpiango di essermi “pippato” un film di quasi tre ore. Peraltro, mi ha anche fatto venire voglia di rivedermi il film da cui è stata tratta, ovvero “Sotto Tiro” (un bel film del 1983 interpretato da N. Nolte, G. Hackman e J. Cassidy, ambientato in Nicaragua durante la rivoluzione sandinista).

  22. Alberto Cassani scrive:

    “Sotto tiro” l’hanno dato in Tv pochi giorni fa, ma sono riuscito a vedere solo l’ultimo quarto d’ora. Merita sempre tantissimo, comunque.

  23. Donato scrive:

    Pienamente d’accordo. “Sotto tiro” è un gran bel film. Mi vengono ancora i brividi lungo la schiena pensando alle scena in cui viene scattata la foto a Rafael ed a quella in cui, nella Managua teatro di battaglia tra governativi e sandinisti, il bambino con la bandiera bianca in mano (per non farsi sparare) sale sulla bicicletta e si avvia in direzione dell’edificio che ospita i giornalisti…

    E’ un film che, pur trasudando espliciti contenuti di denuncia politica, riesce comunque a costruire e raccontare una storia piena di momenti altamente drammatici e a comunicare emozioni forti e autentiche. L’impatto emotivo di molte sequenze è comunque merito anche della straordinaria colonna sonora di J. Goldsmith.

    Risentire “Nicararagua” all’interno di Django, per di più montata su di una sequenza così ben costruita e realizzata, mi ha comunicato delle emozioni che non provavo da anni vedendo un film.

    Una domanda Alberto: non avete una recensione di “Sotto Tiro” qui su Cinefile?

  24. Alberto Cassani scrive:

    No, è un film che io non vedo da tantissimi anni (ero ancora alle superiori, pensa) e non è mai saltato fuori nelle discussioni con gli altri a proposito delle recensiti di film da recuperare.

  25. Donato scrive:

    Ah. OK. Ho capito. Peccato, perché, come hai detto tu stesso, è un film che merita. Purtroppo, di film così, soprattutto negli USA, non se ne producono quasi più…

  26. Riccardo scrive:

    Visto. Per quanto mi riguarda è il miglior film che Tarantino abbia mai fatto: non vi è una sola scena che non sia una scena madre ( la lezione di “anatomia” che fa Di Caprio , a mio parere, è già storia del cinema); la sceneggiatura è divina e ricca di battute fulminanti e le interpretazioni degli attori sono fenomenali (Waltz su tutti). Certo, c’è qualche eccesso di violenza e il finale è francamente bruttino ma il film mi ha stupito per la sua carica emotiva, cioè… pulsa proprio di vita propria! Atomica la colonna sonora. Entra di diritto nella top 10 dei migliori western mai girati.

  27. Marco scrive:

    Albe che ne pensi di “The Butler”? E del regista?

  28. Alberto Cassani scrive:

    Di The Butler pubblico la recensione di Francesco Binini martedì prossimo, ma io non l’ho visto. In compenso ho visto Precious e Shadowboxer e ho ancora gli incubi.

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