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Soundtrack: "007: Skyfall" di Thomas Newman

17 dicembre 2012 Soundtrack 0 Commenti
James Bond - 007

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * ½

A mezzo secolo tondo dalla nascita, il mito-007 ribadisce la propria complessità anche musicale grazie alla partitura di Thomas Newman per Sfyfall. Una colonna sonora incentrata sul James Bond Theme ma anche totalmente e orgogliosamente diversa da quelle passate…


A mezzo secolo tondo e 23 (o 25, se contiamo gli “apocrifi”) capitoli dal suo nascere, il mito-007 ribadisce, a uno sguardo-ascolto retrospettivo, tutta la propria complessità anche dal punto di vista musicale: ossia di una delle dimensioni che più e meglio hanno contribuito alla sua edificazione, e non a caso oggetto di un’imponente monografia, freschissima di stampa, a firma di Jon Burlingame: The music of James Bond (Oxford University Press, 2012). Da quel 1962 in cui tutto ebbe inizio con il “caso Dr. No” e la tormentata querelle artistico-giudiziaria tra Monty Norman e John Barry sulla controversa genesi del leggendario James Bond Theme, la saga dell’agente segreto di Ian Fleming si è sviluppata musicalmente attraverso ampi e omogenei capitoli non meno che collaborazioni episodiche, molto simili a tentativi di “modernizzarne” la fisionomia facendola appunto ruotare intorno al pilastro semantico e simbolico del James Bond Theme.
Irripetibile la lunghissima stagione-Barry (interrotta solo nel ’73 da Vivi e lascia morire, con “hit” di Paul McCartney e partitura non a caso firmata dal produttore dei Beatles George Martin) per ricchezza di atmosfere, tensione strutturale (soprattutto negli score degli anni 60), fantasia e capacità evocativa, infinita creatività nei title song; interessanti ma discontinui gli esperimenti successivi, che hanno visto coinvolti compositori di vaglia come i compianti Marvin Hamlisch e Michael Kamen, oltre a Bill Conti ed Eric Serra. Di grande impatto all’ascolto, con punte arroventate di potenza sonora ma non altrettanta ricchezza di idee, la “pentalogia” affidata a David Arnold, volitivo e scultoreo compositore da blockbuster. Il tutto senza contare, appunto, il sornione “pastiche” affidato a Burt Bacharach per il Casino Royale comico del 1967 e il raffinatissimo, elegante e malizioso tessuto sonoro intrecciato da Michel Legrand per il ritorno “abusivo” di Sean Connery in Mai dire mai

Il passaggio di consegne da Arnold a Thomas Newman, il più talentuoso e poliedrico della dynasty avviata dai gloriosi Alfred, Lionel ed Emil, si motiva innanzitutto con il rapporto di stretta fidelizzazione esistente fra questo compositore e il regista Sam Mendes, cui Skyfall è stato consegnato: ma a questa ragione si aggiunge anche l’evidente desiderio dei produttori di adeguare l’assetto musicale della nuova avventura a un sound moderno, “mainstream”, aggressivo e polivalente, ovviamente mixato fra orchestra a tutta forza e risorse elettroniche, delegando però il compito non a uno dei soliti postzimmeriani plastificati capaci solo di rimbombi continuati e aggravati, ma a un musicista formato e sapiente, duttile e polisemico, in grado di individuare e far risaltare sfumature, contrasti, chiaroscuri.
Compito che Newman ha affrontato prima di tutto tenendosi ben saldo al James Bond Theme, più volte citato per frammenti – soprattutto nel celebre incipit cromatico a saliscendi, invenzione tutta barryana – come nell’iniziale, orientaleggiante “Grand Bazaar, Istanbul” o in “Day wasted” e “The bloody shot”, ma anche esposto per esteso e con una scelta di timbri molto prossima all’originale (a cominciare dalla chitarra) in “Breadcrumbs”, e urlato con disperata grandiosità in “She’s mine”. Accanto a questa garanzia diciamo così filologica Newman ha posto uno score sfavillante, dai ritmi compulsivi e spesso travolgenti, ma dagli orizzonti sonori in continuo transito, inquieti, instabili. Se percussioni (“Silhouette”) ed effetti vagamente “zimmerofili” sembrano prevalere qua e là (“Jellyfish”), sofisticherie e bizzarrie techno (“Shanghai drive”) si alternano a picchi sinfonici violenti intarsiati di sospensioni allarmanti, sovente ottenute con tecniche orchestrali di pura tradizione (il buon vecchio tremolo dei violini sull’armonico…). Proprio a testimoniare questo ulteriore connubio musicale tra vecchio e nuovo, tra il tipico 007-sound anni 60/70 e la film music della contemporaneità, Newman adotta uno stile multiforme e fortemente sbalzato, ben lontano da alcune stucchevolezze e mielosità sentimentali di cui si è reso autore in passato, proprio e soprattutto nella filmografia di Mendes.
In questo panorama gli effetti più vistosi sortiscono dall’accostamento, magari nello stesso track, di frenetiche accelerazioni ritmiche riverberate con solenni e sorprendenti tube wagneriane (“Voluntary retirement” e lo splendido “Mother”, dove si staglia lapidario e imperiale il tema di M, o “Enquiry” e “Quartermaster”), laddove non va sottovalutata nemmeno l’incursione di ambiguità armoniche non banali e disturbanti, come in “Someone usually dies”. Costante e vincente risulta anche l’alternanza di metodi strumentali tradizionali (i pizzicati di “Close shave”) con spregiudicate soluzioni hi-tech, proprio perché il musicista avrebbe potuto tranquillamente ricorrere in via esclusiva a queste ultime, ma ha invece preferito mantenere costante anche la presenza dell’orchestra (soprattutto nel continuo, fantasmatico apparire del James Bond Theme) quale garante di quello 007-sound ormai introiettato come punto di riferimento.

Del resto la partitura riserva anche – soprattutto nel già citato utilizzo possente, bruckneriano degli ottoni – omaggi espliciti alla grandezza di John Barry (“Komodo Dragon” e sul côté romantico, “Severine”), nonché efficaci ricorsi a limpide metodologie orchestrali classiche (i pizzicati in “Close shave”, il pedale di archi che sostiene l’etereo e spettrale “Skyfall”), a ulteriore riprova della padronanza che Newman esibisce verso i materiali adottati. Va da sé (ed è già stato rimarcato da molti critici) che lo score newmaniano non sembra di quelli destinati a folgorare l’impressione a un primo ascolto, ma si configura piuttosto come un catalogo di situazioni in ordine sparso ad alcune delle quali occorrerà prestare particolare attenzione, e più audizioni, per coglierne l’originalità e l’efficacia mescolate e confuse altrove con il placido e disinvolto utilizzo di stereotipi sia dal punto di vista ritmico che di strumentazione (“Kill them first” sembra una brutta copia dello Zimmer di Inception). Quanto dire insomma che vale per Newman l’obiezione a suo tempo già avanzata per il Serra di Goldeneye: non sembra, di primo acchito, una “Bond music.
Tuttavia osservavamo già in fase di introduzione che il concetto di “Bond music”, in cinquant’anni, è parecchio mutato (se evolvendosi o involvendosi lo dirà il tempo), persino dal punto di vista discografico: se è vero, come è vero, che ad esempio per la seconda volta viene qui espunta dall’album e trasferita in un singolo la title song del film, “Skyfall” della cantautrice british Adele, proprio come era accaduto con “You know my name” di Chris Cornell in 007 Casino Royale. Un dettaglio non secondario nel quadro della metamorfosi che i soundtrack bondiani, il loro target e la loro fruizione, hanno affrontato nei decenni. Ovvio che sarebbe utopistico, oltre che inutile, inseguire oggi la genialità descrittiva e l’inesauribile felicità dei percorsi musicali che John Barry regalò per undici volte alla saga: e del resto lo stesso maestro inglese, nei lavori più recenti della serie, aveva palesato qualche difficoltà ad adeguarsi ai nuovi dettami produttivi e al mutato clima spettacolare e iconografico dei film.

David Arnold aveva da parte sua ricercato una propria strada, molto “classica” e imperiosa, nell’universo musicale di 007. Thomas Newman sembra dimostrarsi più “laico”, svincolato da nostalgie pregresse e nondimeno capace come pochi di resuscitare il Bond theme quale preciso elemento referenziale all’interno di una partitura per il resto completamente, orgogliosamente differenziata. Non resta che augurarsi che scelte future si muovano ancora sulla linea di questa discontinuità nella tradizione, con effetto quanto mai stimolanti sia al puro ascolto che all’analisi comparata di un mondo e un’avventura musicali affascinanti come pochi altri nella storia del cinema.


La copertina del CD di SkyfallTitolo: 007: Skyfall (Skyfall)

Compositore: Thomas Newman

Etichetta: Sony Classics, 2012

Numero dei brani: 30

Durata: 77′


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