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"Pulp Fiction" di Quentin Tarantino

6 aprile 2014 Recensioni 10 Commenti
Pulp Fiction

Cecchi Gori, 16 Dicembre 1994/7 Aprile 2014 – Fondamentale

Le storie intrecciate di due uomini della malavita californiana, di un pugile, della moglie di un boss mafioso e di due piccoli rapinatori in una giornata qualsiasi della loro vita. Palma d’oro a Cannes e un Oscar per la sceneggiatura a un film entrato nella storia del cinema…


Samuel L. Jackson, John Travolta e Harvey Keitel in Pulp FictionDopo il fulminante esordio de Le iene, Quentin Tarantino doveva dare prova di non essere un fuoco di paglia, come regista. Pulp Fiction è “Tarantino” allo stato puro, forse il suo film più cristallino. I dialoghi – lunghissimi, mai banali – sono delle lunghe pause tra le esplosioni di violenza e questa alternanza è diventata quasi un “marchio” del regista statunitense. I personaggi, per quanto non parlino mai di temi “importanti”, sono perfettamente caratterizzati, spesso con pochissime battute (rimasta celebre «Sono Wolf, risolvo problemi»). E poi c’è la storia: ampia, circolare, divisa in capitoli, a volte grottesca e stravagante come la vita stessa e capace di creare una mitologia di personaggi con un solo film.

John Travolta e Uma Thurman in Pulp FictionSe la sceneggiatura è un vero e proprio gioiello (che valse a Tarantino e Avary l’Oscar) la regia non fatica stare al passo. Tarantino, che in fondo era solo alla sua seconda regia, decide di non eccedere: non usa virtuosismi e muove la macchina da presa solo quando necessario. Ma non si limita a inquadrare una situazione: riesce a costruire un climax inarrestabile che inchioda lo spettatore alle vicende. A Tarantino interessano gli attori, le loro espressioni, i loro gesti. Gli interessano talmente tanto che pur avendo un cast di primo piano i ruoli sono praticamente “cuciti addosso” agli interpreti. Travolta è straordinario: oltre ad essere credibilissimo come killer un po’ sfigato riesce anche a prendersi in giro ballando, imbolsito, nella famosa scena del twist con Uma Thurman. Willis sembra nato per il ruolo del pugile fallito e la Thurman è semplicemente perfetta in quello che è sicuramente il ruolo più complesso del film.

Bruce Willis in Pulp FictionLa pellicola è entrata nella storia un po’ per la sua struttura originale, un po’ per la vittoria al Festival di Cannes e un po’ per l’incredibile successo di pubblico. In pochissimo tempo divenne un cult movie e buona parte del cinema dei secondi anni Novanta gli deve qualcosa. Travolta vide rilanciata la sua carriera (e venne nominato all’Oscar) e buona parte del cast ottenne scritture importantissime subito dopo il successo del film. Lo stile, poi, è stato studiato e riproposto in mille salse negli anni successivi anche se, come spesso accade, senza mai raggiungere le vette di perfezione dell’originale.

Come il film, è entrata nella storia anche la colonna sonora: una raccolta di brani, spesso non celeberrimi, che si adattano perfettamente alla situazione in cui si trovano i personaggi. Pulp Fiction, dopo vent’anni dalla prima apparizione in sala, è ancora oggi un film appassionante e da vedere per qualsiasi cinefilo.


La locandina di Pulp FictionTitolo: Pulp Fiction (Id.)
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino, Roger Avary
Fotografia: Andrzej Sekula
Interpreti: John Travolta, Samuel L. Jackson, Bruce Willis, Uma Thurman, Harvey Keitel, Steve Buscemi, Christopher Walken, Tim Roth, Amanda Plummer, Eric Stoltz, Ving Rhames, Phil LaMarr, Maria de Medeiros, Rosanna Arquette, Peter Greene
Nazionalità: USA, 1994
Durata: 2h. 34′


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Attualmente ci sono 10 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    Finalmente la recensione del miglior film di Tarantino assieme a Kill Bill. D’accordissimo con Francesco: Fondamentale è l’aggettivo che più calza a questo film che tutti dovrebbero vedere se non altro per il gruppo di attoroni presenti

  2. BMF scrive:

    Ottimo anche il doppiaggio ed il suono che coinvolge totalmente lo
    spettatore…ricordo benissimo quando quella sera appena uscito
    dal cinema…spiazzato,sorpreso e completamente assorto nell’intento di ricomporre la logica atemporale della sceneggiatura…fondamentale ed epocale…P.

  3. Donato scrive:

    Fabienne: Whose motorcycle is this?
    Butch: It’s a chopper, baby.
    Fabienne: Whose chopper is this?
    Butch: It’s Zed’s.
    Fabienne: Who’s Zed?
    Butch: Zed’s dead, baby. Zed’s dead.

    Indimenticabile, unico, straordinario. Non poteva mancare, qui su Cinefile, una recensione sul capolavoro indiscusso di Tarantino. Avete “tappato” un bel buco, anche se ce ne sono ancora degli altri belli grossi. Ad esempio, spero di leggere, prima o poi, una vostra recensione su un altro grande film che, stranamente, non ho trovato su Cinefile: Sleepers, di B. Levinson.

  4. Riccardo scrive:

    La recensione dice “Lo stile, poi, è stato studiato e riproposto in mille salse negli anni successivi anche se, come spesso accade, senza mai raggiungere le vette di perfezione dell’originale.”

    Secondo me un film che fa dello sfasamento temporale uno dei punti di forza (tralasciando Memento) che è riuscito ad eguagliare le vette di bellezza di Pulp Fiction è Slevin che molto deve a questo film di Tarantino in moltissime cose.

  5. Marco scrive:

    Giusta recensione. Fondamentale film degli anni ’90 ma che non invecchia mai. Travolgente.
    Il migliore per me è L. Jackson.

  6. Marco scrive:

    Finalmente visto anche “Jackie Brown”. Indubbiamente PF mi è piaciuto di più però non dimentichiamoci alcuni pregi di JB: regia sempre buona, buon script non macchinoso e di difficile comprensione, attoroni tutti ben calati, belle le musiche e la fotografia.
    Di difetti ho riscontrato: troppo lungo, alcune scene fanno vistosamente perdere brio e dialoghi non tanto interessanti o accattivanti.
    Bello il riavvolgimento del prefinale con i tre punti di vista della consegna della valigetta, grazie al montaggio ben congegnato.
    Comunque un buon tributo di Tarantino al genere di polizieschi cha andavano di moda negli anni ’70.
    Il suo stile c’è, è solo un pò più asciutto e “normale”.

  7. Riccardo scrive:

    Jackie Brown è un gran film ma troppo sottovalutato perché il pubblico dopo due cult come Pulp fiction e Le Iene si aspettava un prodotto analogo.

  8. Antonio scrive:

    Il capolavoro di Tarantino! Bellissimo e intramontabile.

  9. Andrea T. scrive:

    “Penso che ti ritroverai, quando tutta questa merdata sarà finita… penso che ti ritroverai ad essere un figlio di puttana sorridente. La faccenda è… che in questo momento hai talento. Ma per quanto sia doloroso, il talento non dura. Il tuo periodo sta per finire. Ora questa è una merdosissima realtà della vita, ma è una realtà della vita di alla quale il tuo culo deve essere realista. Vedi, questa attività è stracolma di stronzi poco realisti, che da giovani pensavano che il loro culo sarebbe invecchiato come il vino. Hm-hm! Se vuoi dire che diventa aceto, è così. Se vuoi dire che migliora con l’età, non è così. E poi… Quanti combattimenti credi di poter ancora affrontare? Hm? Due? Non ci sono combattimenti per i vecchi pugili, eri quasi arrivato ma non ce l’hai mai fatta, e se dovevi farcela ce l’avresti già fatta. Sei dei miei?”
    “Si. Pare proprio di si.”
    “La sera del combattimento forse sentirai una piccola fitta. È l’orgoglio che ti blocca il cervello e te lo mette nel culo. Mettiglielo tu nel culo. L’orgoglio fa solo male, non aiuta, mai. Supera certe cagate, perché da qui a un’anno, quando te la spasserai nei Caraibi, dirai a te stesso: “Marsellus Wallace aveva ragione”.”
    C’è da aggiungere altro?

  10. Fauno scrive:

    Il miglior dialogo (esclusi quelli di Jules):

    Butch: Stai bene?
    Marsellus: No, amico. Mai stato così lontano dallo stare bene.
    Butch: E adesso?
    Marsellus: E adesso… ora ti dico adesso cosa: chiamerò qualche scagnozzo strafatto di crack per fare un lavoretto in questo cesso, con un paio di pinze e una buona saldatrice. Hai sentito quello che ho detto, pezzo di merda? Con te non ho finito neanche per il cazzo! Ho una cura medievale per il tuo culo!
    Butch: Dicevo, adesso che sarà tra me e te?
    Marsellus: Ah, in quel senso là. Adesso ti dico che sarà tra me e te. Non c’è niente tra me e te. Non c’è più niente.
    Butch: Pace, allora.
    Marsellus: Pace, allora. Due cose: uno, non raccontare questa storia. Questa cosa resta fra me, te e il merdoso che presto vivrà il resto della sua stronza breve vita fra agonie e tormenti, il violentatore, qui. Non riguarda nessun altro questo affare. Due: lascia la città stasera, all’istante, e una volta fuori, resta fuori, o ti faccio fuori: a Los Angeles hai perso i tuoi privilegi.

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