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Soundtrack: "Fantastic 4" di Marco Beltrami & Philip Glass

4 aprile 2016 Soundtrack 0 Commenti
Fantastic 4 - I Fantastici 4

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * *

Inedita collaborazione tra lo scatenato Marco Beltrami di Scream e il padre riconosciuto del minimalismo musicale Philip Glass, quella di Fantastic 4 – I fantastici quattro è una colonna sonora chiaramente composta all’insegna della mutua fiducia tra i due compositori…


Cosa possono avere in comune il padre riconosciuto del minimalismo musicale e lo scatenato, geometrico, imprevedibile compositore di Scream e di tanti horror-thriller? In apparenza, nulla. Uno sguardo un po’ più approfondito rivela però comuni interessi per l’avanguardia – sia pure sviluppati in direzioni divergenti – oltre a un’acuta e condivisa sensibilità per il mondo delle immagini. Naturalmente tutto ci si poteva attendere fuorché che l’incontro tra i due avvenisse all’insegna di un blockbuster Marvel, territorio nel quale siamo abituati a veder agire nomi come Beck, Ottman, Djawadi, Tyler o Bates, ma tant’è. Piuttosto va rilevato, quale ulteriore elemento di interesse, che questo sodalizio inconsueto e spiazzante si è realizzato in coincidenza di un autentico e sonoro fiasco (di pubblico e di critica). Fiasco peraltro ampiamente giustificato dalla pochezza del film di Josh Trank, sia sul piano spettacolare sia psicologico, ma che non ha impedito all’inedito duo di prodursi in un lavoro estremamente sofisticato nella concezione, forse meno immediatamente efficace dei precedenti score di Ottman ma sicuramente più formalmente ricercato e intellettualmente elaborato. La sorpresa riguarda soprattutto Glass ovviamente, perché se è vero che il compositore di Baltimora ha ormai da tempo allargato i propri orizzonti cinematografici anche a titoli di genere più commerciale (la serie horror Candyman, il thriller Secret Window, il mélo in costume The Illusionist) nondimeno si tratta per lui di una prima volta assoluta nell’affollatissimo territorio dei blockbuster “supereroici”, notoriamente solcato da bombardieri sonori abituati a non guardare tanto per il sottile.

In realtà, la comunicazione tra i due compositori dev’essere avvenuta all’insegna di una mutua fiducia, almeno a giudicare dall’ampio “Fantastic Four Prelude”, dove sono abbastanza evidenti le rispettive caratteristiche: di Beltrami c’è lo spessore massiccio del suono, l’imponenza dell’andatura e quella sorta di fatalistica solennità che anima molte delle sue partiture recenti; di Glass sono inconfondibili l’ossessione per gli ostinati, la tecnica degli staccati negli archi e nei legni, la parcellizzazione della melodia in infinite sottosezioni concentriche. Dopo questa sorta di reciproci convenevoli di presentazione, però, ognuno sembra andare per la propria strada: “Baxter” sposta il baricentro dello score in direzione decisamente “marveliana”, accentuando le componenti ritmico-marziali, e non senza notevoli reminiscenze horneriane (gli effetti ad eco dei fiati in “The unveilling” e “Launch one”, quest’ultima squisitamente beltramiana anche negli effetti horror), mentre Glass sembra rimanere in disparte. Inoltre in “Building the future” compare negli ottoni un tema sontuoso, tipicamente supereroico, che imprime il proprio marchio su tutto lo score funzionando anche da suggestivo richiamo evocativo (“Neil Armstrong”).
Il compositore di Koyanisqaatsi sembra riaffacciarsi nei rapidi, incessanti disegni dei violini di “Maiden voyage”, contrapposti alle schiaccianti progressioni di ottoni; alla lunga scaturisce un sound piuttosto bizzarro, costruito su repentine ondate orchestrali alternate a improvvise contrazioni timbriche, sottolineate da un utilizzo spiccatamente “alieno” dell’elettronica. Il picco della partitura però è interamente appannaggio di Beltrami e si chiama “Run”: una fenomenale pagina di action music dove il maestro italiano dà fondo a tutte le proprie risorse inventive in una furibonda “danza macabra” trafitta da raffiche ribattute di ottoni in una ragnatela inestricabile di dissonanze dei violini, una sorta di caos preordinato dove il richiamo del Leitmotiv troneggia con forza sinistra. Su questa linea di muovono anche “Pursuit”, “Footprints” e la muscolare “Strength of numbers”, forse più convenzionali ma sprigionanti un’energia secca, violenta: anche se non mancano momenti più pacati e meditativi, quasi funerei, come “Ben’s drop” o “The search”.
Il fatto è però che, sovrastato da tutta questa sovrabbondanza sonora, il “Glass touch” fatica a farsi largo e a farsi riconoscere; e ciò malgrado “He’s awake”, ad esempio, ne costituisca una specie di mini-manifesto con le sue sonorità inizialmente rarefatte e misteriose, innaturali, ossessivamente cadenzate sino allo squarcio lirico con il tema conduttore e alla coda apocalittica e martellata. Uno scampolo di pura avanguardia musicale al servizio del mondo dei supereroi.

Come è stato osservato, l’impressione è che nella divisione dei compiti Beltrami abbia avuto in carico i momenti più specificamente “action” – alla lunga prevalenti – mentre a Glass sia stato affidato il risvolto psicologico, introspettivo dei personaggi: una funzione che avrebbe potuto rivelarsi preziosa se fosse stata approfondita in sede di racconto cinematografico, cosa che purtroppo nella mediocre, seriale regia di Trank non è avvenuta. Ed ecco allora che mentre scorrono gli “End titles”, trionfalmente affidati al tema principale ma dove fa nuovamente capolino l’ostinato di sottofondo tipico di Glass, in un epilogo che si chiude anti convenzionalmente sottovoce e in pianissimo, vien fatto di pensare che sarebbe curioso, e senz’altro più interessante, ritrovare al lavoro questa “strana coppia” in circostanze artistiche decisamente più stimolanti e complesse.


La copertina del CDTitolo: Fantastic Four – I Fantastici Quattro (Fantastic Four)

Compositore: Marco Beltrami, Philip Glass

Etichetta: Sony Classical, 2015

Numero dei brani: 25
Durata:
66′ 20”


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