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Alberto Cassani, 7 Febbraio 2001: Tradizionale |
Bim,
2 Febbraio 2001
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La
Tigre e il Dragone
di Ang Lee
“I
Dragoni sono dotati di un potere magico che viene loro concesso da Buddha
e che li fa venerare in tutta la Cina. Venerare e temere ad un tempo,
giacché i Dragoni sono capaci di assumere tutte le forme che
vogliono e di diventare successivamente, in pochi minuti, gallo e grano
di miglio, signore di bell’aspetto o di alta montagna. Come, d’altra
parte, possono fare tutti i maghi e stregoni di tutte le leggende.”
“Il dono del Dragone”, antica leggenda
cinese.
Ang
Lee non è esattamente il regista che vi aspettereste di vedere
dietro la macchina da presa di un film di arti marziali. In realtà,
però, il taiwanese ha avuto una carriera cinematografica estremamente
eclettica. Quando ancora lavorava all’est ha diretto “Mangiare bere
uomo donna” e “Banchetto di nozze”, quindi si è trasferito nei
pressi delle colline di Santa Monica per dirigere “Ragione e Sentimento”,
“Tempesta di Ghiaccio” e “Cavalcando col diavolo”. Aggiungeteci che
sta preparando un film ambientato durante la seconda guerra mondiale
e avete un’idea della varietà di temi da lui fin qui affrontati.
Una cosa, però, unisce tutte queste pellicole: il tocco orientale
della regia. Che non vuol dire immobilità della macchina da presa
e povertà delle scene, ma eleganza nei movimenti degli attori
e delicatezza nel riprenderli.
Li
Mu Bai è forse il più grande guerriero taoista della sua
epoca, ma ora ha deciso di abbandonare quella via per seguirne un altra.
Affida quindi la sua splendida spada, il “Destino Verde”, alla donna
che ama segretamente da anni, Shu Lien, chiedendole di consegnarla al
vecchio aristocratico Sir Te. La prima sera, però, la spada viene
rubata, e del furto viene accusata Volpe di Giada, colei che ha assassinato
il maestro di Li Mu Bai.
“Crouching
Tiger, Hidden Dragon” non è un film di arti marziali alla Bruce
Lee, semmai è un film sull’arte marziale, sull’arte della guerra
vera e propria, sull’importanza della tecnica di combattimento e dei
suoi segreti. Come ambientazione e situazioni, invece, la pietra di
paragone è lo straordinario “Storie di Fantasmi Cinesi”. Anche
qui è pieno di magia e di gente che vola, di amore tormentato
e di leggende. Il tutto condito da quel pizzico di spirito hollywoodiano
che il regista ha portato a casa dal suo soggiorno statunitense. E forse
è stata proprio la preoccupazione di riuscire a rendere il film
appetibile sia ai palati orientali che a quelli occidentali a convincere
Ang Lee a scegliere come protagonisti due (comunque bravi) attori noti
anche a noi gente del Caucaso: Chow Yun-Fat (ottomila film di John Woo
e “Costretti a uccidere”) e Michelle Yeoh (vista prima al fianco di
Jackie Chan poi di Pierce Brosnan). Tutto il cast sembra offrire una
buona prova, anche se il fatto che il film sia stato recitato in lingua
mandarina rende praticamente impossibile qualunque confronto.
Le
scene di combattimento sfruttano la tecnica cosiddetta “Ware-Fu”, portata
agli occhi di noi occidentali da Jet Li: attori legati a funi che li
sollevano da terra permettendo loro di fare evoluzioni altrimenti possibili
solo a Superman. E infatti le coreografie, curate da Yuen Wo-Ping, già
responsabile di quelle di “Matrix”, ci mostrano
i personaggi correre tranquillamente lungo i muri, combattere sulle
cime degli alberi e tuffarsi di testa dal tetto di un palazzo. “Ma che
boiata”, direte voi. L’avesse fatto un occidentale sarebbe sicuramente
stato così, ma inserite nell’ambientazione del Giappone del 19°
secolo, e sorrette da questo tipo di storia, queste scene appaiono perfettamente
credibili. Ma non sempre del tutto convincenti. Questo non tanto per
via dell’inesperienza di Ang Lee in questo tipo di film, quanto per
la poca conoscenza delle arti marziali che hanno gli attori, cosa che
ha costretto a sequenze accelerate e a molti piani stretti. Molto bello,
però, il combattimento tra le due donne verso la fine del film,
non a caso finalmente ripreso da relativamente lontano, in modo da farci
apprezzare i movimenti coreografici.
Tratta
da un racconto popolare cinese, la sceneggiatura scritta da Wang Hui
Ling, Tsai Koo Jung e James Schamus fatica a creare un’atmosfera pienamente
convincente, ma mette in scena dei personaggi estremamente vivi ed interessanti,
e racconta benissimo la storia d’amore tra i due protagonisti. Peccato
che il ritmo del film (già a tratti blando per via della lentezza
con la quale i dialoghi sono recitati) venga brutalmente spezzato dal
lungo flashback con Nuvola Nera, che interrompe la continuità
della storia ed in fondo aggiunge poco. Brutte le musiche, troppo slegate
dalle immagini e che riescono quasi sempre a nascondere il magico violoncello
di Yo-Yo Ma. Pessima invece la fotografia, che non riesce mai (ma proprio
mai!) a rendere visivamente belli gli splendidi paesaggi naturali della
Cina. Il risultato finale è un film che grazie proprio a quel
suo tocco occidentale verrà probabilmente adorato da chi non
ha mai visto pellicole di questo genere, ma che probabilmente non sembrerà
poi un capolavoro a quelli che già conoscono il wuxiapian.
Personalmente continuo ad idolatrare “Storie di Fantasmi Cinesi”.
Uccidere
o essere uccisi. Questa è la vita dei guerrieri erranti.
Percorsi
tematici
La
città proibita - di Zhang Yimou; con Chow Yun-Fat, Gong
Li.
Fearless - di Ronny Yu; con Jet Li.
La Foresta dei Pugnali Volanti - di Zhang
Yimou; con Zhang Ziyi, Takeshi Kaneshiro, Andy Lau.
Hero - di Zhang Yimou; con Jet Li, Maggie Cheung,
Zhang Ziyi, Tony Leung.
Seven Swords - di Tsui Hark; con Liwu Dai,
Kim So-yeon.
Ye yang - The Banquet - di Feng Xiaogang;
con Zhang Ziyi.
Titolo:
La Tigre e il Dragone (Wo hu cang long)
Regia:
Ang Lee
Sceneggiatura:
James Schamus, Wang Hui Ling, Tsai Kuo Jung
Fotografia:
Peter Pau
Interpreti:
Chow Yun-Fat, Michelle Yeoh, Zhang Ziyi, Cheng Pei-Pei, Chang Chen,
Lung Sihung, Li Fa-Zeng, Hai Yan, Wang De-Ming, Li Li-Li, Feng Su-Ying,
Zhang Jin-Ting, Yang Rei, Li Kai, Feng Jian-Hua, Du Zhen-Xi, Ma Zhong-Xuan,
Song Dong, Wang Wen-Sheng, Li Cheng Bao, Yang Yong-De, Zhang Shao Jun,
Ma Ning, Zhu Jian Min, Don Chang Cheng, Shih Yi
Nazionalità:
Cina - USA, 2000
Durata:
1h. 59'
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