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"Uno zoo in fuga" di Steve 'Spaz' Williams

14 aprile 2006 Recensioni 0 Commenti
Luciana Morelli, 14 Aprile 2006: Grazioso
Buena Vista, 13 Aprile 2006

Uno stravagante gruppo di animali dello zoo di New York – un leone, una giraffa, un’anaconda, un koala e uno scoiattolo – scopre come una città possa essere una vera giungla quando uno di loro viene erroneamente rispedito in Africa e gli amici s’imbarcano in una pericolosa missione di salvataggio…


Uno zoo in fuga o sarebbe meglio dire “notizie in fuga”? Non si sa bene da chi e quando, ma resta il fatto che a sette mesi di distanza dall’uscita di Madagascar – cartone di punta della Dreamworks nel 2005 i cui protagonisti erano un leone, un ippopotamo e una giraffa fuggiti dallo zoo di New York verso la ‘natura selvaggia’ africana – arriva nelle sale Uno zoo in fuga (in originale The Wild, esatta traduzione di natura selvaggia), il suo fratello gemello targato Disney. Un progetto lungo nove anni, quello della Disney (iniziato quindi molto prima della lavorazione del concorrente), che vede un gruppetto di animali (al leone e alla giraffa si aggiungono un simpatico koala, un serpente e uno scoiattolo) in fuga dallo zoo della Grande Mela per andare a recuperare Ryan, il cucciolo di leone (figlio di Samson, il re dello zoo) scappato a bordo di un container verso l’Africa per andare ad imparare a ruggire come il suo papà.

In generale c’è poco da stupirsi visti i precedenti: i due film d’animazione sul mondo delle formiche A Bug’s Life – Megaminimondo (Disney) e Z la formica (Dreamworks) uscirono entrambi nel 1998, mentre nel 2001 è stata la volta dei mostri di Shrek (Dreamworks) e di Monsters & Co. (Disney), per finire in ordine cronologico con il mondo sottomarino di Alla ricerca di Nemo (Disney) e Shark Tale (Dreamworks). C’è però da dire che forse come mai prima d’ora le somiglianze sono davvero troppe e troppo sfrontate.

Realizzato interamente in computer grafica (in maniera molto meno classica ma più d’effetto rispetto a Madagascar) il film è diretto da Steve Williams, un vero esperto di fama mondiale degli effetti speciali (occupatosi del T-Rex di Jurassic Park nonché degli effetti speciali “metallo liquido” di Terminator 2 e di The Mask). Il suo contributo è stato capace di conferire alle immagini maggiore spessore realistico (sempre rispetto al film della Dreamworks) riuscendo a far risaltare sopra ogni cosa le scene in movimento degli animali, quelle per capirci che basano tutto sull’effetto tridimensionale (su tutte quelle che vedono protagonisti i coloratissimi camaleonti).

La trama si poggia completamente sul contrastato rapporto padre-figlio scaturito dal complesso di inferiorità di un cucciolo di leone che non riesce a ruggire come il suo poderoso papà ma a malapena riesce a miagolare. Il padre, dal canto suo, ha un grande segreto da custodire, e cioè non aver mai visto l’Africa e non ha mai veramente combattuto tutte le faticose battaglie raccontate. Tutto già visto, Il Re Leone docet. Unica situazione davvero interessante è rappresentata da una strana tribù di gnu ballerini guidati dal capo coreografo Kazar (in Madagascar gli equivalenti sono lemuri) che attendono il Redentore che li guidi finalmente nella difficile battaglia contro i famelici animali della giungla che li hanno relegati all’ultimo posto della catena alimentare.

Nonostante tutta questa carne al fuoco a fine proiezione rimane ben poco, a parte qualche geniale dialetto inserito dai realizzatori in sede di doppiaggio, memorabili in questo senso il piccione e i due coccodrilli calabresi che i protagonisti incontrano nelle condutture fognarie di New York. Una delle situazioni più divertenti, invece, è sicuramente quella della partita di curling con le tartarughe al posto degli attrezzi.


La locandinaTitolo: Uno zoo in fuga (The Wild)
Regia: Steve ‘Spaz’ Williams
Sceneggiatura: Ed Decter, John J. Strauss, Mark Gibson, Philip Halprin
Fotografia:
Interpreti: Ricky Tognazzi, Massimo Rossi, Teo Bellia, Luciana Littizzetto, Glauco Onorato, Mino Caprio, Alessio Puccio, Mauro Magliozzi, Luigi De Paolis, Davide Perino
Nazionalità: USA, 2006
Durata: 1h. 24′


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