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"Amour" di Michael Haneke

25 ottobre 2012 Recensioni 14 Commenti

Teodora, 25 Ottobre 2012 – Duro

Georges e Anna hanno ormai passato gli ottant’anni. Sono persone colte, entrambe insegnanti di musica in pensione. La loro figlia, anch’essa musicista, vive all’estero col marito e il figlio. Un giorno, però, Anna ha un attacco. Da quel momento, il loro amore verrà messo a dura prova…


Jean-Louis TrintignantNessuno aveva mai vinto due Palme d’Oro nel giro di quattro anni. C’è riuscito Michael Haneke, uno dei prediletti del Festival di Cannes, che nel 2012 ha doppiato con questo Amour la vittoria ottenuta nel 2009 col bellissimo Il nastro bianco. Su due piedi, senza ancora aver visto il film, quella della giuria presieduta da Nanni Moretti poteva sembrare una decisione banale, così come leggere solo una breve sinossi poteva far pensare che si trattasse di un film “facile”. In effetti si potrebbe dire che questo sia il film meno hanekiano della carriera cinematografica del regista austriaco, ma Haneke è tutt’altro che un regista ordinario, e anche se superficialmente Amour sembra lontano dalle sue regie precedenti in realtà non lo è affatto, anche prima del pugno nello stomaco che arriva nel finale.

Emmanuelle RivaUsando il suo tipico stile registico, fatto di lunghi piani sequenza e pochi movimenti di macchina, Haneke semina la pellicola di momenti di crisi, di conflitti interiori e scontri palesi. Riflette sulla tarda età come sul matrimonio. Ci illustra, in sostanza, la sua personalissima definizione della parola “amore”. Per farlo ottiene la fattiva collaborazione di due grandi vecchi del cinema francese come Trintignant e la Riva, bravi a reggere dei ruoli tutt’altro che semplici recitando in maniera giustamente sommessa. E’ attraverso i loro gesti stanchi e le loro parole piene di fatica che la storia così sapientemente scritta e messa in scena colpisce anche nella sua normalità, a partire dalla cupa scena iniziale fino al più hanekiano dei finali.


La locandinaTitolo: Amour (Id.)
Regia: Michael Haneke
Sceneggiatura: Michael Haneke
Fotografia: Darius Khondji
Interpreti: Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert, Alexandre Tharaud, William Shimell, Ramon Agirre, Rita Blanco, Carole Frank, Dinara Droukarova, Laurent Capelluto, Jean-Michel Monroc, Suzanne Schmidt
Nazionalità: Francia – Germania – Austria, 2012
Durata: 2h. 07′


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Attualmente ci sono 14 commenti a questo articolo:

  1. Michele scrive:

    Visto ieri sera. Sono uscito dal cinema distrutto. Veramente magistrale.

  2. Alberto Cassani scrive:

    In effetti non è il film giusto da vedere se uno è un po’ depresso dall’età che avanza…

  3. Guido scrive:

    Silenzio assoluto di tutta la sala sui titoli di coda, e anche dopo. Mai successo. Ennesimo capolavoro di Haneke, anche se ho preferito “Il nastro bianco”. E ottima recensione, concisa ed efficace.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Grazie. Anch’io ho preferito “Il nastro bianco”, ma devo dire che mentre quello portava a riflettere già durante la visione questo invece si lascia “più guardare” e sposta al termine della proiezione ogni ragionamento vero e proprio da parte dello spettatore.

  5. Guido scrive:

    Verissimo, anche se nella seconda parte i lunghi piani sequenza e la -voluta- spazialità ristretta si fanno un po’ sentire. Anche se penso sia proprio l’effetto cercato da Haneke.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Sicuramente. Confinare l’intera storia in quelle quattro stanze serve innanzi tutto a concentrarsi sui due personaggi eliminando dalla loro vita il resto del mondo (cosa che invece Haneke è sempre stato ben attento a fare con rapidi accenni, negli altri film), ma anche proprio a far capire quanto siano isolati a causa della situazione e quanto questa sia realmente problematica.

  7. Michele scrive:

    Ti ringrazio per la celata ironia Alberto.

  8. Alberto Cassani scrive:

    No, Michele: c’era ironia ma non mi riferivo a te, figurati… Non mi sono reso conto che il mio commento poteva essere interpretato così. Però quando l’ho visto, tra le altre cose ho pensato che se mio padre mi avesse chiesto com’è gli avrei detto che è bellissimo, ma se mi avesse chiesto se valeva la pena di andarlo a vedere gli avrei detto di no…

  9. Michele scrive:

    Alberto, la mia risposta era altrettanto ironica; ho capito benissimo quello che intendevi col tuo commento. Nulla è stato frainteso!

  10. Fabrizio scrive:

    Io sto arrivando a convincermi che nessuno al mondo faccia cinema meglio di Haneke.
    E’ fantastico come riesca a costruire momenti di straordinaria intensità drammatica ed emotiva senza mai usare un ralenti o la sottolineatura di una musica o un cambio di ritmo. Lui ci riesce attraverso l’estremo realismo del racconto e della messinscena.
    Prendiamo pure ad esempio la scena dell’omicidio: chiunque altro (figuriamoci gli americani, poi), lì, avrebbe fatto disperare il protagonista a cose fatte, gli avrebbe almeno fatto versare qualche lacrima; Haneke ci mostra invece il suo smarrimento, che proseguirà dopo. Ci mostra la sua sofferta consapevolezza e si prende tutto il tempo per farlo. Perché uno dei segreti del cinema di Haneke è anche questo: non distogliere mai lo sguardo.

    Fra le varie cose, molto bella la scelta di aprire il film con la scena della scoperta del cadavere senza poi recuperarla alla fine come ci si aspetterebbe e come di solito si fa per non deludere lo spettatore.

  11. Skukyman scrive:

    Daccordissimo con tutte le recensioni e i commenti.. aggiungo solo che non mi meraviglia che Nanni Moretti da presidente di giuria abbia sostenuto quest film; non sentivo l’intensità di una situazione drammatica descritta in questo modo essenziale e vero da “La stanza del figlio” .
    In questo caso con una spruzzatina di scene di romanticismo che sembrano riprese pari dalle splendide pagine de “L’amore d’improvviso” di Applefeld.

    p.s. sono andato a rivedere un fotogramma della Riva in Hiroshima mon amour, in cui siede sulla panchina con la vecchietta giapponese, e sembra che lì queste due Riva si parlino, sedute sul set.

  12. Alberto Cassani scrive:

    Sono d’accordo, è un film chiaramente nelle corde di Moretti. Ma non credo abbia dovuto discutere molto con gli altri, per decidere di premiarlo: a parte l’enigmatico Jean-Paul Gaultier, non vedo come gli altri giurati potessero non essere d’accordo (al di là che magari avevano un film preferito diverso).

  13. Robi1kenobi1 scrive:

    l’Arte mette d’accordo tutti! :)

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