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Animali fantastici: I crimini di Grindelwald di David Yates

22 novembre 2018 Recensioni 9 Commenti
Animali fantastici: I crimini di Grindelwald

Warner, 15 Novembre 2018 – Disgregato

Poco dopo essere stato catturato, Grindelwald riesce a evadere e, proponendosi come leader della comunità dei maghi, cerca di indurli allo scontro con i “no-mag”. Nel frattempo, il magizoologo Newt Scamander cattura nuovi animali e cerca di ricostruire la sua relazione con l’auror Tina…


Animali fantastici e dove trovarli, pur essendo ambientato nell’universo di Harry Potter, era una storia completamente slegata da quella del giovane maghetto (a parte per un piccolo dettaglio) e, sebbene avesse dei difetti, sembrava potesse essere una piacevole variazione sul tema. Con questo sequel, la scrittrice J.K. Rowling ci riporta invece prepotentemente a contatto con Harry: si ritorna a Hogwarts, ricompare Silente e alcune delle famiglie che avevano caratterizzato la saga originaria. La Rowling infarcisce la storia di nuovi personaggi, e spesso non riesce a seguire adeguatamente lo sviluppo di nessuno di essi. Come spesso le è accaduto in passato, riesce a caratterizzare meglio i cattivi dei buoni, facendo perdere ai secondi fascino e interesse. Tuttavia, riesce a creare una certa simmetria nelle varie sottotrame, trasformando tutto il film (e quindi il franchise) in uno scontro tra fratelli, il che lascia un minimo di interesse per i prossimi capitoli in programma.
Dal canto suo, David Yates dirige forse il suo peggior film all’interno del “Mondo magico”: raramente riesce a far sgranare gli occhi e ancor più raramente riesce a suscitare emozioni. Si rifugia spesso nella sicurezza degli effetti speciali visivi e sonori, che sono fortunatamente d’eccellenza. Paradossalmente, Animali fantastici: I crimini di Grindelwald funziona meglio nei rari momenti in cui si ride che nei frequentissimi in cui si dovrebbe provare tensione.

La produzione sembra quella di un film tratto dai fumetti della DC Comics (non è un caso che anche questi film siano prodotti dalla Warner). Le ambientazioni sono quasi sempre cupe, al chiuso o nei sotterranei; nelle rare scene in cui l’azione si svolge all’aperto il cielo è nuvoloso, restituendo ancora una volta un’atmosfera di cupo presagio che, per quanto consapevole e ricercata a lungo andare diventa sfiancante. La pellicola, poi, risulta difficile da seguire per i continui salti da un gruppo di protagonisti all’altro e per la continua assenza di spiegazioni, che dovrebbe creare mistero ma finisce solo per disorientare.

Ci possono essere diverse spiegazioni, dietro a questo fallimento pressoché totale: forse la Rowling (e i produttori) si sono resi conto che Newt Scamander è un eroe troppo atipico per reggere il peso di cinque film e che avesse bisogno di un sostegno (Eddie Redmayne fa del suo meglio, ma è proprio il personaggio che non funziona del tutto, al di fuori della sua magica valigia). Da qui il cambiamento in corsa e il rifugiarsi nostalgicamente a Hogwarts, con il conseguente ritorno di Silente (e altri che compariranno nei prossimi sequel). Oppure, la prospettiva di una saga che è solo all’inizio ha raffreddato la forza visiva della regia, trasformando il film più in un momento di passaggio che in un vero e proprio scontro finale (sembra di assistere di nuovo a un Doni della morte – Parte prima). Rimane il fatto che il film nel suo insieme, semplicemente, non funziona.

Da questo fallimento di scrittura, regia e produzione, sono però esclusi gli attori. Se si eccettua la Tina di Katherine Waterston, che sembra sempre spaesata e capitata lì per caso, tutti gli altri personaggi funzionano e sono interpretati magnificamente. Il terzetto Johnny Depp, Ezra Miller e Claudia Kim, addirittura, eccelle in molti momenti, regalando i personaggi più vivi. Ottima anche Zoë Kravitz, che interpreta uno dei personaggi più complessi. Certo, anche il personaggio di Silente è affascinante, ma da Jude Law non ci si aspetta niente di meno.

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald è, con ogni probabilità, il peggio che si potesse realizzare. Ma è forse anche un nuovo punto di partenza. Di certo, non è uno di quei film che si ha voglia di rivedere appena usciti dalla sala.


La locandinaTitolo: Animali fantastici: I crimini di Grindelwald (Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald)
Regia: David Yates
Sceneggiatura: J.K. Rowling
Fotografia: Philippe Rousselot
Interpreti: Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Dan Fogler, Alison Sudol, Ezra Miller, Zoë Kravitz, Callum Turner, Claudia Kim, William Nadylam, Kevin Guthrie, Jude Law, Johnny Depp
Nazionalità: Regno Unito – USA, 2018
Durata: 2h. 14′


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Attualmente ci sono 9 commenti a questo articolo:

  1. Donato ha detto:

    Sono stato molto critico anche nei confronti del primo (Animali fantastici) e questa recensione conferma la mia impressione iniziale. Manca la bussola. Si naviga a vista. Non si sa bene che taglio dare alla storia. Dramma o avventura? Impostazione da intrattenimento leggero o storia dai toni cupi e drammatici? Il mix tra le due cose è impresa ardua e non alla portata di tutti i registi e di tutti gli sceneggiatori. Probabilmente, i difetti maggiori, oltre che a livello di regia sono soprattutto nella sceneggiatura. La Rowling, come scrittrice, ha fatto bingo, ottenendo risultati e successo, probabilmente, ben oltre le sue stesse più rosee aspettative. Ma non è detto che il fatto di essere una scrittrice di successo implichi automaticamente che possa essere anche una brava sceneggiatrice cinematografica. La rappresentazione filmica è ben diversa da quella letteraria e richiede la necessità di avere fin dall’inizio le idee chiare su cosa si vuole fare e su dove si voglia arrivare e, soprattutto, in che modo farlo. Probabilmente la Rowling avrebbe fatto meglio a ritagliarsi un ruolo di consulente, lasciando il ruolo di sceneggiatore a chi lo sa fare di mestiere.

  2. Francesco Binini ha detto:

    Concordo con te, anche se non è un problema solo di sceneggiatura. È però vero che la Rowling potrebbe (anzi, dovrebbe) scrivere la storia e lasciare poi la sceneggiatura a qualcuno più capace, o almeno prendersi un co-autore. La sensazione è che la storia di Grindelwald e quella degli animali fantastici continuino a non stare insieme. Poi ci sono enormi problemi di continuity con Harry Potter. Ma, al di là di quello (che per me, a un certo punto, chissenefrega) anche la regia non funziona e Eddie Redmayne spesso fa venire i nervi per come recita. Ho avuto davvero la stessa sensazione di un Batman v. Superman: personaggi buttati dentro a caso “tanto verranno buoni in futuro”, scene costruite alla cazzo, personaggi scritti male e gestiti peggio e via elencando. Che poi, ci sono anche delle cose buone, sia a livello visivo che a livello di scrittura è che sembrano sempre messe lì a caso: scollegate dal contesto. Boh. Non ho idea di come possano fare a risollevarsi da questo disastro e far durare la faccenda altri tre film. Sarebbe stato meglio, a questo punto, finirla con il prossimo e poi raccontare un’altra storia. Fare un vero sequel di HP, magari.

  3. Donato ha detto:

    Temo che il continuare o meno la saga dipenderà solo dal successo al botteghino. Ultimamante è accaduto che dei film indiscutibilmente pessimi (vedi ad esempio gli ultimi della saga di Jurassic Park) abbiano avuto un successo di botteghino assurdo, oserei dire raccapricciante, visto che è fondamentalmente lo specchio dei gusti e dello spirito critico del pubblico medio. Se questo pubblico di decerebrati decreta il successo di film pessimi, è evidente che i produttori non tarderanno ad adeguarsi, sfornando principalmente prodotti indirizzati ad una platea di scimpanzè ubriachi…

  4. Francesco Binini ha detto:

    Considerato che il film ha già incassato più di 450 milioni di dollari ed è quindi sostanzialmente in pareggio, che la Rowling ha già apertamente detto che si tratta di una serie di cinque film (presumo quindi che abbia già firmato un contratto, e probabilmente non lo ha firmato solo lei) e che il terzo film ha già una data di uscita (20 novembre 2020), direi che sul (sui) sequel non ci sono dubbi.
    Sugli scimpanzé ubriachi sono più in difficoltà: concordo con te che alcuni film che incassano moltissimo non sono buoni come magari ci si potrebbe aspettare. Tuttavia credo che sia più o meno sempre successo che film con critiche non molto buone quando non addirittura pessime abbiano poi ottenuto incassi stellari. C’è anche da dire che, viste le cifre in gioco, gli studios hanno la necessità di accontentare il pubblico.

  5. Donato ha detto:

    Guarda, io non me la prendo certo con gli studios, che alla fine dei conti producono film per finalità di profitto e quindi cercano sempre di assecondare il più possibile i gusti del pubblico. Sono questi ultimi che mi lasciano veramente allibito e avvilito. Perché? Ti faccio alcuni esempi.
    Un film che propone scene d’azione così esagerate o insensate (vedi Jurassic World) da risultare totalmente prive di qualsiasi barlume di credibilità, a me personalmente mi irrita e mi infastidisce al punto che non finisco neanche di vederlo.
    Film in cui le scene d’azione sono tutto e la sceneggiatura non conta nulla, non inizio neanche a vederlo.
    Un film in cui i personaggi si comportano sistematicamente e immancabilmente come dei perfetti idioti (vedi ad es. Prometheus), mi fa letteralmente incazzare.
    Quello che mi sconcerta di più è il fatto che il pubblico generalista sembri totalmente immune a queste reazioni emotive, al punto da farsi piacere anche film che, a ben vedere, sono persino insultanti per l’intelligenza dello spettatore. E’ questa la cosa che non mando giù, perché è proprio tale atteggiamento acritico che sta invogliando gli studios a produrre vagonate di film uno peggiore dell’altro, convincendoli che una sceneggiatura almeno decente sia ormai da considerarsi come un optional del tutto superfluo.

  6. FRANCESCO BININI ha detto:

    Sono abbastanza convinto che i film insultanti per l’intelligenza di un normodotato siano sempre esistiti. In Italia ne abbiamo un illustre esempio nella sequela ininterrotta del “cinepanettone” che in molte occasioni ha prodotto film di livello davvero infimo (con incassi sempre ‘di rilievo’ almeno nel panorama nazionale). In America il filone forse si è un po’ concluso, ma molte commedie adolescenziali volgari e per nulla divertenti fecero incassi ottimi (American pie, 1999: 11 milioni di budget, 235 di incasso). Ma parliamo appunto di 20 anni fa, quando erano questi i film a sceneggiatura zero da dare in pasto al pubblico di scimmie urlanti. Chi aveva un minimo di fiuto, quei film li schivava, consapevole che erano puttanate. Poi gli effetti digitali hanno cominciato ad essere più abbordabili, è arrivato lo streaming e gli studios hanno dovuto puntare su altri tipi di produzione da dare in pasto agli simpanzé ubriachi. Nuove produzioni insultanti sono arrivate sui nostri schermi ed eccoci qui. Dobbiamo solo imparare di nuovo a fiutare i film in odore di puttanata. Con alcuni sappiamo già farlo: i film della asylum li si schivano facilmente, nonostante evidentemente facciano soldi, visto che continuano a produrli, con altri ci abitueremo con il passare del tempo.

  7. Donato ha detto:

    Sicuramente i film spazzatura sono sempre esistiti. Il problema, come hai fatto giustamente notare, è che ora non si palesano più in modo evidente come una volta. Tuttavia, quello che mi infastidisce di più è il fatto che attualmente anche in film con indiscutibili ambizioni si notano buchi o autentiche voragini di sceneggiature. A volte roba da far venire l’orticaria (oltre al nervoso). In altri tempi, nelle produzioni serie, la sceneggiatura era considerata importante quanto se non più degli effetti speciali. Ora i ruoli sembrano essersi invertiti e ho la netta impressione che le produzioni che si dotano di una sceneggiatura decente siano sempre più rare.
    E non c’è bisogno di scomodare l’Asylum per parlare di sceneggiature scritte sulla carta igienica. Gran parte dei film di pigiami (= supereroi), tutti quelli relativi ad animali giurassici, alieni xenomorfi, jedi e compagnia bella, sfoggiano delle sceneggiature che possono essere classificate nella scala che va da mediocre a imbarazzante. L’importante ormai è solo il colpo d’occhio, tutto il resto non conta una cippa.
    Il degrado qualitativo dei film appartenenti ai generi che ho amato di più è quello che mi ferisce maggiormente. Questi film fanno soldi a palate nonostante sceneggiature oscene e io mi sono ridotto a non guardarli più tanto mi risultano insopportabili. Ad esempio, nel caso dei film di pigiami, che devo dirti? Dopo il secondo Avengers mi è passata la voglia. A parte Logan (stratosferico) e i due Deadpool (comunque divertenti), poi non ne ho guardati più. Però ho scoperto le serie di pigiami su Netflix, le quali mi hanno sorpreso positivamente (pur con alcune eccezioni). Forse per gli “esigentoni” come il sottoscritto, resi poco tolleranti dall’incipiente vecchiaia, non è più tempo di cinema. Meglio una serie TV messo bello comodo sul divano di casa con lo scialle di lana e la borsa dell’acqua calda….

  8. Francesco Binini ha detto:

    Faccio sempre un po’ fatica a fare confronti tra film di epoche diverse. Un po’ come prendere un film dell’inizio dell’epoca del colore e dire “una volta la fotografia era più curata” o un film sonoro e dire “quando erano muti il ritmo era diverso”. È ovvio che con l’avvento dell’utilizzo estensivo del digitale siano cambiate (sotto i nostri occhi) moltissime cose e che il modo di fare cinema sia diverso. “Una volta” si producevano anche meno film, più brevi e non in serie ciclopiche come oggi. È chiaro che se si ha intenzione di girare cinque film sugli animali fantastici, per quanta fantasia e inventiva si possa avere, le idee saranno comunque diluite e, vista la durata complessiva di undici ore (vista la media) saranno, giocoforza, molto diluite. Faccio anche fatica a parlare di solidità di sceneggiatura in film dove c’è la magia in ballo: tutto è possibile.
    Quello che mi sento di dire è che, in media, ci sono meno idee e molto spesso tutto si risolve in una serie di scontri con il volume a palla e l’evoluzione dei personaggi è prossima allo zero. Ma questo è, temo, quello che il pubblico vuole, un po’ come alla fine il pubblico vuole i cinepanettoni e i produttori sono ben lieti di darglielo.

    Per farla breve: il Batman di Burton e quello di Nolan e lo Spider-man di Raimi avevano sceneggiature migliori? Sicuramente sì, ma sono film che arrivano da un’altra epoca, anche produttiva. Erano film stand-alone pensati non per essere parte di un universo ma auto-concludenti (o quasi). Poi è arrivata la Marvel che ha scombinato i giochi.

  9. Donato ha detto:

    Eh sì, la Marvel… Ha fatto vedere a tutti come si fanno i soldi. E adesso tutti fanno la corsa per adeguarsi ai nuovi standards, con alterne fortune. Per quanto mi riguarda devo fare i conti con la mia personale incapacità (per motivi, aihmé, anagrafici) di adeguarmi ai nuovi canoni dell’intrattenimento cinematografico.
    Prendo quindi atto di un’evoluzione del modo di fare cinema probabilmente inevitabile, ma comunque, lasciamelo dire, molto discutibile…

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