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"Harry Potter e la Camera dei Segreti" di Chris Columbus

28 novembre 2002 Recensioni 5 Commenti
Harry Potter

Warner Bros, 6 Dicembre 2002 – Sconclusionato

Fin dall’inizio delle lezione del suo secondo anno ad Hogwarts, Harry Potter si ritrova ad avere a che fare con problemi vecchi e nuovi. A parte gli odiosi Serpeverde, infatti, qualcosa minaccia la stessa esistenza di Hogwarts, oltre che la vita dei suoi studenti…


Dobby l'Elfo DomesticoParlando de La Storia Infinita, Morando Morandini scrisse che il film durava un’ora e mezza ma sembrava non finire mai. Questo Harry Potter e la Camera dei Segreti dura due ore e quaranta (!) ma sembra durarne otto. Noioso, se possibile, ancor più del primo capitolo, questo film manca completamente in fase di sceneggiatura, presentando personaggi incomprensibili e azioni inspiegabili (e il fatto che si tratti di un film di magia non è una scusante). Ogni situazione critica in cui i tre maghetti si ritrovano viene risolta da un deus ex machina, e nel corso della proiezione ci si ritrova davanti un sacco di cose che riecheggiano (volutamente?) pellicole del passato, da Indiana Jones a Christine a Carrie.

Daniel RadcliffeSi dirà che per capire meglio il film bisogna aver letto i libri, ma questo è appunto un film, e come tale dovrebbe essere perfettamente fruibile di per se stesso, senza bisogno di ricordarsi a memoria il primo episodio e senza l’obbligo di aver letto alcunché. E i buchi di sceneggiatura non si possono nascondere nemmeno dietro la frase “è un film per bambini”, perché questo è un film dalla durata spropositata, ben al di là della capacità di concentrazione di un bambino qualunque, e la complessità della vicenda non permette ad un bimbo di seguire l’intreccio, a maggior ragione con tutte le cose che non vengono spiegate. La realtà è che questa pellicola, come già la prima, è pienamente comprensibile ed apprezzabile solo ed esclusivamente dai fan del personaggio. Che come tutti i fan, a prescindere dall’età, sono completamente privi di senso critico.

Richard Harris e Daniel RadcliffeChris Columbus torna, per la seconda ed ultima volta, alla regia di Harry Potter, realizzando un prodotto visivamente apprezzabile, che fa larghissimo uso della tecnologia digitale ma che non incanta mai. Al massimo spaventa (davvero, in un paio di occasioni) e assorda (dal primo a 160° minuto). Non c’è una sola sequenza che rimane nella memoria dello spettatore quando le luci si riaccendono, se non per chiedersene il significato (la partita di Quiddich e la standing ovation finale). Il fatto di dover ripetere le cose sempre due-tre volte per farle capire anche al bimbo più duro d’orecchi (e per forza: con quegli effetti sonori…) certo non l’avrà aiutato a sviluppare il film come sarebbe stato preferibile, ma il regista di Mamma, ho perso l’aereo non ci mette molto di suo, affidandosi esclusivamente al computer per cercare di dare (quasi mai senza riuscirci) efficacia alla scena.

Tom FeltonOdiosa fin dalla sua prima apparizione, Hermione è il personaggio che più rappresenta la mancanza di struttura interna dell’universo filmico di Harry Potter. Com’è possibile che una ragazzina di 13 anni conosca più incantesimi dei suoi insegnanti? Com’è possibile che lei capisca sempre tutto in anticipo rispetto agli altri? E com’è possibile che dei ragazzini salvino sempre il culo al più grande mago del mondo? Tanto per dirne tre…

Daniel RadcliffeDurante una lezione di regia cinematografica alla Columbia University, riportata nel suo libro On directing Film e recentemente pubblicata in Italia in I tre usi del coltello, David Mamet disse che il pubblico tende ad accettare ogni cosa alla quale non viene data una ragione per non credere. Questa nozione è vera soprattutto con i film fantasy, in cui gli spettatori devono accettare che esista la Magia. Ma perché gli spettatori possano crederci non gli si deve dare motivi per dubitarne, e la mancata spiegazione di tante (troppe) situazioni è sufficiente per far nascere qualche dubbio… «It’s all make-believe», sempre per citare Mamet, ma se non realizzi nulla cui si possa davvero credere, la colpa è tua, non del pubblico che non si è “documentato”. E’ il film che deve convincere lo spettatore ad utilizzare la propria sospensione dell’incredulità.


La locandina statunitenseTitolo: Harry Potter e la Camera dei Segreti (Harry Potter and the Chamber of Secrets)
Regia: Chris Columbus
Sceneggiatura: Steve Kloves
Fotografia: Roger Pratt
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Richard Harris, Maggie Smith, Tom Felton, Bonnie Wright, Harry Melling, David Bradley, Kenneth Branagh, Robbie Coltrane
Nazionalità: Regno Unito – USA, 2002
Durata: 2h. 39′


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Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Non concordo affatto con la recensione: questo è quello ( di Columbus ) che è riuscito meglio però è pervarso da tantissima infantilità per questo lo lascerei ai bambini piccoli.
    Noioso? non direi lo trovo anche migliore del primo e del terzo.
    L’unica cosa che mi disturba è che venga così sottovalutato.
    Da fan di Harry Potter dico che insieme al quarto è il più bello.

  2. Marco scrive:

    Troppo punitiva la recensione. E’ un seguito con tutti i suoi pro e contro.
    Maggior azione, maggiori effetti speciali (stavolta migliorati), più personaggi, maggior pathos e, leggermente, più da “adulti”.
    Vero che, però, si è persa la magia della fanciullezza e della sorpresa del primo capitolo. Quello scaldava il cuore, questo no. Questo è “action”.
    Mano mano si vanno delineando le personalità dei protagonisti, anche se a volte (come per Hermione e Ron) si esagera per creare la risata.
    Io ci sono affezionato e lo rivedo molto volentieri, perchè, alla fin fine mi diverte e il lato “mistery” della vicenda è abbastanza convincente ed appassionante.
    Comunque molta, a volte troppa, carne al fuoco. Ma, appunto, è un sequel.
    Branagh mi è piaciuto, calato perfettamente nei panni.
    Dò ragione ad Albe, odiosa, a dir poco, l’ultima scena degli applausi.
    Fortuna che Columbus al terzo si è occupato solo della produzione, il tocco infantile stava prendendo il sopravvento.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Mah… Io faccio fatica a dire quale mi sia piaciuto di meno tra questo e il primo, li ho odiati entrambi.

  4. Alessandro scrive:

    Sono un fan dei libri e dei film ma non guardo questi ultimi dicendo che sono perfetti, anzi i fan della versione cartacea generalmente tendono a criticare quello che gli va storto della pellicola basata sul libro che tanto amano e ammetto che per chi non abbia letto il libro certe sequenze non vengano comprese ma i primi due film sono comprensibilissimi e non ci ho trovato per niente carne al fuoco e sai perchè? Sono un fan ma quando ero più piccolo e uscì Harry Potter non avevo la minima idea di cosa fosse e non avevo letto alcun libro, poi quanto mi cominciai a interessare alla lettura da “Il Signore degli Anelli” in poi mi interessai a Harry Potter della quale guardai i primi 2 film e in seguito appassionandomi di più ai libri cominciai a leggerli dal terzo episodio perchè volevo sbrigarmi a vedere il quartoal Cinema che secondo molte recensioni in anteprima era il film più riuscito della saga e devo dire che i primi due film sono comprensibilissimi e mi hanno aiutato ad introdurmi nella lettura de “Il Prigioniero di Azkaban” senza problemi, è pur vero che le poche pagine hanno aiutato le prime due trasposizioni ma ciò non toglie che il risultato poteva essere confusionario e invece i film di Harry Potter si sviluppano come le Serie TV e hanno una loro precisa struttura narrativa.

  5. Alessandro scrive:

    Questo secondo episodio inoltre l’ho trovato il più riuscito dei 2 diretti da Chris Columbus, il più Dark, affascinante, misterioso e con venature Horror accattivanti, quello che mi piace di questa saga è il senso di crescita dei protagonisti così come della storia, sempre più cupa e seria e con i colori che si fanno sempre più spenti e minacciosi. La fedeltà al libro qui è massima, ribadisco che puoi vederti questo film e leggere il terzo libro senza aver letto i primi due soprattutto per la fedeltà di quest’ultimo. In seguito al quarto libro ripresi i primi due e continuai dal quinto in poi prima leggendo i libri e vedendone poi le trasposizioni.

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