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"Death Race" di Paul W.S. Anderson

1 dicembre 2008 Recensioni 3 Commenti
CineFile

Universal, 28 Novembre 2008 – Muscolare

Col volto nascosto da una maschera, un recluso deve prendere parte ad una folle gara di tre giorni per potersi riconquistare la libertà. Ma per poter ricevere l’ambito premio, Ames deve sopravvivere agli attacchi dei più orribili criminali provenienti dal penitenziario più rigido del paese…


Jason StathamPaul W.S. Anderson è senza dubbio uno dei registi d’azione più “discussi” degli ultimi anni. Pochi altri avrebbero potuto mettere in fila una dietro l’altra delle perle come Mortal Kombat, Resident Evil e Alien vs Predator. Questa è la volta del remake di Anno 2000: la corsa della morte di Paul Bartel, un film di una trentina d’anni fa che era già brutto all’origine. Nonostante la premessa – forse perché ha mirato più in basso che nelle sue precedenti prove, forse perché l’idea è tutto sommato godibile – questo Death Race raggiunge gli obiettivi minimi per piacere ad una precisa fetta di pubblico, e risulta quasi divertente.

Natalie MartinezAnno 2012: dopo che l’economia statunitense è crollata (!), e con essa quindi anche quella mondiale (!!), è stato istituito il tipico penitenziario del futuro prossimo dove, come da copione, sono radunati i peggiori ceffi del pianeta. In questa prigione i detenuti sono invitati a gareggiare nella “Death Race”, una corsa automobilistica dove è concesso l’uso di qualsiasi arma per riuscire ad eliminare fisicamente gli avversari. L’ultimo arrivato tra i detenuti è Jensen Ames (Jason Statham), un ex pilota professionista che è stato incastrato per l’omicidio della moglie. Il consueto bastardissimo direttore del penitenziario (Joan Allen) gli propone un accordo: pochi mesi prima è infatti morta la vera star della Death Race, il sempre-mascherato-mai-visto-in-faccia-da-nessuno Frankenstein, e da allora lo share della diretta televisiva della corsa è crollato. Se Jensen accetterà di fingersi un redivivo Frankenstein e riuscirà a vincere una sola corsa, allora sarà libero…

Una scenaPer evitare ogni equivoco, se si analizza Death Race con calma, appare chiaro come i difetti siano più d’uno: la sceneggiatura è prevedibile come il passare delle stagioni, i personaggi sono delle autentiche figurine prive di qualsiavoglia spessore, i dialoghi si permettono più di una punta agghiacciante. L’unico modo di apprezzare questo film è spegnere il cervello e gustarselo come un autentico videogioco, con il nostro eroe impegnato a superare le tre gare come veri e propri livelli di un massacro in multiplayer. Ad indirizzare verso questa lettura sono soprattutto i diversi bonus che i piloti raccolgono lungo la gara, per ottenere armi d’attacco o di difesa, e le numerose schermate in computer grafica (giustificate dalla diretta televisiva), con le posizioni in classifica e i decessi dei partecipanti.

Una sceaCerto, ci sarebbero anche svariati temi sparsi in giro per il film, come la crisi economica, la natura umana, l’istinto paterno, ma sono tutti affrontati in modo posticcio e banale, a margine dell’azione pura delle corse, unica ragione d’essere di questo film. Rimangono il divertimento per queste sequenze ed il dubbio su quanto il ridicolo presente in alcuni momenti sia effettivamente involontario…


La locandinaTitolo: Death Race (Id.)
Regia: Paul W.S. Anderson
Sceneggiatura: Paul W.S. Anderson
Fotografia: Scott Kevan
Interpreti: Jason Statham, Joan Allen, Ian McShane, Tyrese Gibson, Natalie Martinez, Max Ryan, Jacob Vargas, Jason Clarke, Frederick Koehler, Justin Mader, Robert LaSardo, Robin Shou, Benz Antoine, Danny Blanco, Christian Paul
Nazionalità: USA, 2008
Durata: 1h. 45′


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Giustissima recensione. Approvo in pieno. Però Statham è adattissimo al ruolo (ovvero le sue due esprerssioni sono adatte! )

  2. Francesco Cuffari scrive:

    Non ci posso credere. Morando Morandini considera questa roba un buon film… E’ una pellicola inguardabile che sembra l’imitazione di un videogame. Davvero imbarazzante. Personaggi insopportabili e trama prevedibile il tutto condito con dialoghi a volte divertenti, ma spesso e volentieri improponibili.
    Perfino il remake di “Rollerball” era molto meglio. Per me ci voleva il semaforo rosso. Regia SCANDALOSA e interpretazioni terrificanti.

  3. Alberto Cassani scrive:

    In effetti sulla memoria avrei detto che l’avevamo bocciato senza appello…

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