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Soundtrack: "X-Men: Apocalisse" di John Ottman

11 luglio 2016 Soundtrack 0 Commenti
X-Men: Apocalisse

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * ½

John Ottman non è certamente un caposcuola né un compositore fornito di particolare inventiva, ma la frenetica grandiosità dei suoi score raramente scade nella routine o nell’enfasi gratuita, riempiendosi anzi di idee efficaci e scolpite, evitando così che la musica venga svilita in puro e semplice sfondo surround…


Difficile dire, col famigerato e inutile senno di poi, se la più corposa e psicologicamente interessante saga filmica tratta dai fumetti Marvel avrebbe continuato a giovarsi delle musiche epiche, intelligenti e drammatiche di Michael Kamen dopo quel primo, folgorante capitolo del 2000. Certo è che il compositore prematuramente scomparso nel 2003 sembrava uno dei pochissimi a poter elevare lo standard qualitativo di queste partiture ad autentica dignità musicale, scavalcando quella barriera che appare ormai insormontabile fatta di rumorismo puro, fracasso gratuito, rimbombo hi-tech continuato e aggravato, cui paiono ricorrere stabilmente la maggior parte degli addetti ai lavori.
Di fatto la morte di Kamen ha spinto Bryan Singer a rivolgersi a una firma musicale a lui ben nota sin dai tempi di Public Access, I Soliti Sospetti e L’allievo: quel John Ottman che, essendo anche montatore e occasionalmente regista, riunisce in sé competenze tecniche e strutturali preziose per la costruzione complessiva del rapporto tra musica e immagini – senza avvilire la prima al rango di puro sfondo surround – in film a tasso spettacolare così elevato. Doti che egli ha messo infatti a frutto nel secondo, quinto e ora presente capitolo del ciclo – ossia quelli diretti da Singer – lasciando a gregari come John Powell, Harry Gregson-Williams e il mediocre Henry Jackman le incombenze per i rimanenti tre (fa eccezione l’impressionante talento di Marco Beltrami per lo spin-off Wolverine – L’immortale).

Ora, Ottman non è certamente un caposcuola né un compositore fornito di particolare inventiva, ma è il garante di una certa continuità con la Grande Scuola, nei termini di un’attenzione costante alla forma, all’architettura complessiva delle partiture e alle sue singole componenti, coese da un’ardita scrittura orchestrale governata con mano ferma e ricchezza di chiaroscuri. Ciò significa che la frenetica grandiosità dei suoi score raramente scade nella routine o nell’enfasi gratuita, ma più spesso si sostanzia di idee efficaci e scolpite; come ad esempio gli accordi pesantissimi e inesorabili che scandiscono “Apocalypse” aprendo la strada al tema principale, corto e malevolo, un’autentica dichiarazione d’intenti. L’inserimento di un coro ossessivo e arcaico in “The transference”, collegato al prologo nell’antico Egitto e associato al tema, aumenta la sensazione di oscura minaccia trasmessa dalla partitura, con una magniloquenza dai contorni metafisici; ed ecco che i due elementi (tema di Apocalypse e intervento corale) si saldano in “Pyramid collapse/Main titles” nella rievocazione del celebre, guizzante “X-Men theme” per ottoni noto sin da X-Men 2 e logo musicale della serie.
Tuttavia Ottman si dimostra subito capace di atmosfere a contrasto, sia nel lirico, malinconico “Just a dream” per archi che nell’ispido “Moira’s discovery/Apocalypse awakes”, dove compaiono stilemi (come i glissandi degli archi) da horror music, sia nell’ancor più interessante “Shattered life”, dove i riferimenti tonali si sbriciolano in una scrittura di avanguardia, quasi aleatoria. Questa è anche la strada seguita da brani come “Eric rebirth” o “Contacting Eric/The answer!”, che si muovono in un orizzonte meditativo severo, delegato volentieri agli archi e in particolare ai violoncelli, creando un clima di mistero e di oscura fascinazione.
Ed è proprio questa cifra solenne ma pacata, composta, a costituire l’elemento più sorprendente in un contesto dove altri compositori avrebbero badato solo ad assordarci: anche “You can see” ad esempio è un adagio sommesso e fluente, mentre in “New Pyramid” le acque tornano a farsi agitate grazie a coro e percussioni. Forte anche della propria approfondita conoscenza con i personaggi, Ottman può dunque concedersi raffinatezze e mezzetinte inedite, come nello struggente assolo di cello di “A piece of his past”, senza peraltro rinunciare all’action music più aggressiva e deflagratoria, ma sempre molto controllata e geometrica. Come nel forsennato “Split them up!” o in “The Magneto effect”, dominato dal tema principale di Apocalypse e concepito per blocchi contrapposti. Ancora atmosfere trasognate, oniriche per coro e archi trasparenti in “Jet memories” e “The message/Some kind of weapon”, o pensosamente intimiste in “Great hero” (seguito però dall’adrenalinico, magmatico “You betray me” dove fa capolino l’X-Men theme, di cui tuttavia Ottman non abusa affatto); una lenta, drammatica invenzione tematica degli archi si fa largo in “Like a fire” per svilupparsi in un gioco di contrasti dinamici che si chiudono con una nuova riesposizione, prima corale in fortissimo poi negli archi sottovoce, dell’X-Men theme; quasi un epitaffio sembra poi “What beach?”, nel suo andamento maestosamente tranquillo, al pari di “Rebuilding/Cuffed/Old friend”: tutte pagine estranee ai luoghi comuni anche musicali del genere, e rivolte invece a una dimensione interiorizzata e psicologica – appunto – del racconto.
Per tornare all’epica squillante cui ci ha abituato il filone bisogna attendere “You’re X-Men/End titles”, con il trionfo del tema degli eroi celebrato dai magnifici ottoni della Hollywood Studio Symphony Orchestra impeccabilmente diretta da Jeffrey Schindler. “Rest young child” nella versione vocale di Jasper Randall (qui anche maestro del coro, con quella particolare affinità per i testi antichi come dimostrava già X-Men – Giorni di un futuro passato e che ritroveremo in Gods of Egypt) è uno dei molti brani “esterni” ma contestuali al soundtrack, che spaziano dai Metallica ad Annie Lennox, da Stu Phillips a pagine di Fred Steiner per lo Star Trek televisivo: l’album ne riporta solo uno, ma notevole, ossia “Beethoven Havok” in una particolare versione rinforzata curata dallo stesso Ottman e da Lior Rosner, che finisce per trasformarsi in una sorta di variazione “apocalittica” e ultimativa dell’originale. Lungi da sterili purismi, un’altra dimostrazione del duttile e consapevole talento di questo compositore.


La copertina del CD di X-Men: ApocalypseTitolo: X-Men: Apocalisse (X-Men: Apocalypse)

Compositore: John Ottman

Etichetta: Sony Classical, 2016

Numero dei brani: 15 (24 di commento + 1 canzone)

Durata: 76′ 09”


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