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Soundtrack: "Maleficent" di James Newton Howard

22 settembre 2014 Soundtrack 8 Commenti
Maleficent

Massimo Privitera, in collaborazione con Colonne Sonore* * * *

Con la colonna sonora del Maleficent di casa Disney, James Newton Howard ritrova la sua lucentezza e la sua potenza compositiva, abbinandovi un’armonia ascendente carica di favolistica ebbrezza pentagrammale. Insomma, torna a essere il vero James Newton Howard…


Finalmente James Newton Howard è tornato a essere James Newton Howard, cioè quel compositore dal grande respiro melodico e dal sinfonismo al calor bianco tanto caro alla vecchia scuola hollywoodiana di autori illustri della Golden e Silver Age statunitense come Miklos Rozsa, Max Steiner, John Williams e Jerry Goldsmith. Howard è tornato a essere quel compositore che ci aveva sbalordito con la grandeur sinfonica di opere notevoli come Waterworld, Wyatt Earp, Peter Pan, L’uomo del giorno dopo e i film d’animazione targati Disney Dinosauri, Il pianeta del tesoro e Atlantis – L’impero perduto, e non l’anonimo autore degli score per Lanterna verde, The Bourne Legacy e in accoppiata con Hans Zimmer per Batman Begins e Il cavaliere oscuro.

Sarà, ma proprio con la Casa di Topolino Howard ritrova la sua lucentezza e potenza compositiva abbinata a un’armonia ascendente carica di favolistica ebbrezza pentagrammale. Difatti, dalla Walt Disney viene richiamato per dare voce e possanza tonale alla storia delle storie, alla fiaba delle fiabe, quella più oscura e tenebrosa, con una delle streghe cattive e crudeli più affascinanti della filmografia disneyana, quella Malefica de La bella addormentata nel bosco riveduta e corretta agli anni 2000 nel live action Maleficent, attraverso la sorprendente interpretazione dark di un’Angelina Jolie in splendida forma (affascinante più che mai con quegli zigomi taglienti come lame luccicanti, quelle sinuose corna corvine, gli occhi verdi ghiaccio e le labbra rosso sangue). La pellicola, rivisitata in chiave moderna e molto femminista, vede prevalere la figura di Malefica (non poi così crudelmente “malefica” come tutti abbiamo sempre supposto), delle tre fate madrine (distratte, birichine e combinaguai) e di Aurora, la principessina con il maleficio addosso che morrà toccando la punta di un arcolaio compiuti i 16 anni, salvata solo dal bacio del “vero amore”, a discapito di figure maschili inconcludenti, pericolose oltre ogni dire, follemente stupide e dedite solo al potere sopra ogni cosa, perfino il grande amore.

James Newton Howard, come già si intuisce dall’introduzione di questa recensione, ha saputo cogliere con grazia, vigore, maestria sinfonica e destrezza compositiva tutti gli aspetti del film dove primeggia Angelina Jolie, da quelli più puramente sentimentali a quelli oscuri, da quelli favolistici a quelli d’azione, roboanti in stile Signore degli Anelli o Le cronache di Narnia. E chi ha sostenuto in alcune sue critiche alla colonna sonora in oggetto che non vi fossero dei veri e propri temi al suo interno, probabilmente ha ascoltato altro! Alcuni hanno persino detto che dopo il suo ascolto si rammenta solo la canzone dei titoli di coda, il celeberrimo Leitmotiv del film d’animazione degli anni 50 “Once Upon a Dream” di Sammy Fain e Jack Lawrence (adattato da un tema di Tchaikovsky) nella cover atmosferica, aliena e ancestrale di una Lana Del Rey da Oscar per la sua performance.
Howard, con una compagine orchestrale di oltre 100 elementi, sotto la direzione del grandissimo Pete Anthony, e un coro adulto (London Voices) e giovanile (Trinity Boys Choir), fin dal primo lungo brano “Maleficent Suite” svela il carattere ben delineato dell’intera partitura: dopo un incipit misterioso, gli archi e i fiati, accompagnati da una tuba curiosa e sospettosa al contempo e da un’arpa cantilenante, un coro di ragazzi ascendente insieme agli ottoni in levare, salgono di volume fino a presentare un tema trionfale e meditativo insieme, debitore di alcune pagine per le sublime partiture per il sodale M. Night Shyamalan (The Village, Signs, Unbreakable), che nella seconda parte del pezzo esplode in tutta la sua magnificenza sinfonica, chiudendo all’improvviso con un piano fiabesco e due voci bianche accorate. “Welcome to the Moors” è uno di quei brani svolazzanti, ariosi, carichi di quel melodismo incantato e incantevole tanto caro al suo compositore (peccato per la sua brevità, che ne trancia la bellezza tematica). “Maleficent Flies” è traccia di soave intensità narrativa, quasi horneriana nel suo incedere lento, aperto e caldamente intimista, con le voci giovanili che si sovrappongono, rincorrendosi e creando un tema, nella seconda parte, dalla maestosità sinfonica esplosiva, dirompente per intensità esecutiva e dolcezza d’insieme tra fiati, ottoni e archi.
Vulcanico il pezzo da battaglia, anche se inizia in sordina, “Battle of the Moors” con il suo procedere ritmico militaresco e le sospensioni degli archi tensivi come controaltare: un pezzo dinamico (con richiami a Waterworld) che Howard non scriveva da tempo in maniera così incisiva, in particolar modo quando il pieno orchestrale si fa magmatico ed epico. Con “Three Peasant Women” si cambia registro, il tono si fa favolistico all’ennesima potenza, quasi puntillistico, a tratti bucolico (parliamo delle tre fatine pasticcione Flora, Fauna e Serenella). “Aurora and the Fawn” brilla di luce propria, sprizza armonia da ogni strumento, una vera e propria aurora boreale sinfonica per coro e grande orchestra, con il Leitmotiv della principessina che si fa “luce e ombra” nella seconda parte, marziale e tenebrosa (compare Malefica!). “The Christening” è traccia corrotta dal dolore, minacciata da follia umana, con la tuba addolorata, l’arpa afflitta e voci bianche tremebonde dopo un inizio furioso, che nella seconda metà diventa ritmicamente moderno, quasi pop con gli archi aggressivi e gli ottoni e i corni scatenati, rabbiosi (un brano di bravura orchestrale da brivido lungo la schiena). “Prince Phillip” svela con la sua arpa e il clarinetto solo il lato romantico della storia fatata: qui un nuovo tema tenue, sentimentalmente elevato fa capolino per archi, anche se nella coda cambia registro divenendo mesto. “The Spindle’s Power” evidenzia un altro dei personaggi della vicenda, il fuso incantato da Malefica, con un motivo rocambolesco e oscuro per voci adulte e pieno orchestrale. “Path of Destruction” è altro pezzo furibondo per ottoni, archi, fiati in gran spolvero.
“Aurora in Faerieland” riespone il tema della dolce e bella principessa in versione pastorale, anche se a metà il Leitmotiv si fa mickeymousing puro, per poi riappropiarsi del suo lato sentimental-fiabesco. Pezzo d’azione al fulmicotone per grande orchestra e coro è “The Wall Defends Itself”, mentre “Are you Maleficent?” porta con sé scoperta e dolore tramutando il tema di Aurora e quello di Malefica in un tutt’uno dall’impianto tensivo e possente. “The Army Dances” parte in forma di valzer demoniaco per crescere sempre di più in modo folle e surreale (anche in questo caso peccato per la brevità del suo sviluppo).
Il tema del principe Filippo si riaccende dolcemente in “Phillip’s Kiss” nella speranza che il vero amore salvi dal sonno mortale Aurora. “The Iron Gauntlet” è mickeymousing descrittivo di azioni nefaste e ridicole nel medesimo tempo. “True Love’s Kiss” delinea il tema di Malefica nella sua vera forma, immagine di un’anima ricca d’amore e non di odio, amore per una figlia non sua ma che realmente le appartiene per dolcezza e armoniosità d’intenti: i Leitmotiv di Aurora e di Malefica si uniscono in un caldo abbraccio. Il lungo e sublime “Maleficent is Captured” pigia sul pedale della grandiosità orchestrale e corale, tuonando a destra e a manca, facendo esplodere il “tutti” in un crescendo al cardiopalma (di quei pezzi di bravura esecutiva dove la direzione d’orchestra del pregevole Pete Anthony si fa sentire, eccome). Chiude lo score il brano “The Queen of Faerieland” in cui il tema di Aurora e quello ritrovato di Malefica, nella sua essenza più pura e amorevolmente fatata, si fanno teneramente trionfalistici, ariosi e risolutivi di quegli “Happy End” tanto cari a Walt Disney e a tutti suoi fan grandi e piccini.


La copertina del CD di MaleficentTitolo: Maleficent (Id.)

Compositore: James Newton Howard

Etichetta: Walt Disney Records, 2014

Numero dei brani: 23 (22 di commento + 1 canzone)

Durata: 71′ 58”


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Attualmente ci sono 8 commenti a questo articolo:

  1. Anonimo scrive:

    Ci sarà una recensione del film? A mio parere è stato un completo fallimento! Pessimo in tutto!

  2. Alberto Cassani scrive:

    A questo punto lo recupereremo quando passerà in tv.

  3. Riccardo scrive:

    Non concordo con l’anonimo.. tolte le recenti trasposizioni tolkieniane, Maleficent lo trovo il film fantasy meglio riuscito dai tempi di Stardust. E ho detto tutto.

  4. M.A.G.D scrive:

    Riccardo quel “Anonimo” sono io, per ME il film è stato un fallimento per diversi motivi.
    Contro:
    1) Non per fare il purista ma lo stravolgimento della Trama in questo film è stato inutile (Non che nel Classico Film del 1959 sia perfettamente uguale alla Fiaba), volevano SOLO far apparire Malefica/Jolie una fata BUONA . PS: Io volevo vedere una Malefica Cattiva.
    2) Il film inizia con una Storia D’Amore tra il Re Filippo e Malefica e dopo 30 minuti il suo personaggio diventa superfluo e neanche viene ritratto psicologicamente (Il fatto che il titolo sia Maleficent non significa che gli altri personaggi debbano essere inutili e lasciare tutto il film alla Jolie)
    3) Questo punto si ricollega con il primo e anche con il secondo, il personaggio del Re Filippo viene utilizzato per fare la Solita Morale Ambientalista e per Ritrarre il Classico discorso “Gli Uomini sono Avidi e Cattivi”.
    4) Le 3 Fate vengono descritte come “Il Classico Essere Potente Idiota, Inutile e Incapace”
    5) Troppe Scene Epiche MANCATE! Stromberg potrà essere un Ottimo Scenografo ma non sa muovere la videocamera: La scena della Maledizione (Quando Malefica entra nel castello), la scena della Puntura, la scena della morte del re e la scena del Risveglio vengono girate in modo pessimo.
    Pro:
    1) Il Discorso dell’Amore Vero come nel film Frozen viene modificato, qui viene dato un significato più “Puro” e “Aperto”, ma ovviamente essendo girato ed scritto male questa morale viene Svalutata, quindi questo Pro è 0.
    2) Bella Scenografia ed Effetti Speciali (Essendo un Blockbuster ovviamente puntano su questo e quindi anche questo Pro vale 0)

    Concordo con il fatto che a parte le trasposizioni di Tolkien, Stardust è il Fantasy meglio riuscito.

  5. Antonio scrive:

    Io mi sono divertito a guardarlo, non si discosta tanto dalle precedenti rivisitazioni disneyane come “Oz ” di Raimi e “Alice in Wonderland” di Burton dal punto di vista qualitativo.
    Angelina Jolie perfetta per il ruolo e con il semplice sguardo riesce ad esprimere un ventaglio di emozioni, sicuramente la sua assenza per quattro anni dagli schermi si e’ sentita !!!
    Anche Sharlto Coplay se la cava molto bene ,il resto invece sono personaggi totalmente di contorno!
    La trama invece e’ stata un po’ forzata ma la Jolie, secondo me ,ripaga totalmente il prezzo del biglietto !!

  6. Anonimo scrive:

    @M.A.G.D: rispetto perfettamente la tua opinione visto che l’hai argomentata con intelligenza ;) ma pur riconoscendogli dei difetti e un po’ troppo zucchero tipico delle produzioni disneyane, questo film, proprio come stardust (che ribadisco, trovo superiore a questo in ogni caso), è riuscito per due ore a portarmi davvero in un altro mondo

  7. Plissken scrive:

    Ho visto anch’io il film. Al di là di un certo indubbio appagamento visivo certamente non è che rimanga molto allo spettatore adulto… perché, mi si corregga se sbaglio, è una pellicola destinata chiaramente ad un pubblico di piccini, ed in questa ottica andrebbe analizzato. Certo, direi, la distribuzione non si è prodigata granché per sottolineare tale peculiarità…

    Concordo con i precedenti commenti sull’indubbia presenza scenica e, diciamolo, bravura della Jolie, sulle cui spalle il tutto si regge. Abbastanza insopportabili gli altri interpreti per chi ha più di 10 anni.

    Non saprei cos’altro aggiungere alla stesura del Privitera inerente il commento musicale, intensa, davvero ben redatta ed a cui non si possono negare svariate note di plauso.

  8. Massimo scrive:

    Ringrazio di cuore Plissken per gli elogi alla mia scrittura e recensione della bella partitura di James Newton Howard

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