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"A Time for Dancing" di Peter Gilbert

29 luglio 2002 Recensioni 4 Commenti
Alberto Cassani, 29 Luglio 2002: Stucchevole
Eagle Pictures, 6 Settembre 2002

La diciassettenne Jules vive per danzare e sogna di entrare alla prestigiosa Julliard School. La sua vita e quella di chi la circonda viene però sconvolta dalla scoperta di avere il cancro. In breve tempo il mondo comincia a muoversi troppo in fretta, per lei, e solo la sua migliore amica riesce a tenerla attaccata alla vita…


Con qualche rara eccezione, come Saranno famosi, Chorus Line o il più recente Billy Elliot, quando si gira un film sulla danza c’è la curiosa abitudine di scegliere per le parti da protagonisti degli attori che non sanno ballare, col risultato di dover far fare più piroette alla macchina da presa che non ai ballerini per non far notare che si tratta di controfigure. E questa è la decisione che si è presa anche stavolta, anche se è difficile immaginare come una ballerina che non sa recitare possa recitare peggio di Larisa Oleynik… In realtà, comunque, le scene di ballo sono pochissime rispetto alle attese: tratto da un romanzo a sua volta ispirato ad una storia vera, A Time for Dancing è un melodramma strappalacrime, non un film musicale.

Sottolineato da una voce narrante difficilmente sopportabile, il film ci inonda di situazioni melense e scene ridicole. In un’ora e mezza si contano appena quattro righe di dialogo veramente efficaci, ma in compenso ci tocca sorbire una valanga di musiche messe lì apposta per farci utilizzare i nostri canali lacrimali. L’esordiente Peter Gilbert non dimostra in nessun momento di avere una qualche capacità registica. Tutt’altro: non dà ritmo al film (difficile comunque, con una sceneggiatura simile), non rende per nulla decenti le poche sequenze di ballo e non crea una singola scena che meriti di essere ricordata. In un paio di occasioni, anzi, sembra quasi che siano intervenuti in fase di post-produzione per limitare i danni da lui fatti sul set.

Bravina la Appleby (l’amica della protagonista), sempre sopra le righe la Whitfield (l’insegnante di danza), ma il doppiaggio di fattura televisiva non lascia speranza. Il film è men che mediocre, da evitare accuratamente anche se agli appassionati privi di spirito critico potrebbe persino piacere.


Titolo: A Time for Dancing (Id.)
Regia: Peter Gilbert
Sceneggiatura: Kara Lindstrom
Fotografia: Alex Nepomniaschy
Interpreti: Larisa Oleynik, Shiri Appleby, Peter Coyote, Patricia Kalember, Amy Madigan, Shane West, Lynn Whitfield, Scott Vickaryous, Anton Yelchin, Timothy Anderson, Kevin Christy, Robert Michael Adler, Douglas Spain
Nazionalità: USA, 2002
Durata: 1h. 30′


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. Anonimo scrive:

    io penso ke qst film è MERAVIGLIOSO! una persona normale non può assolutamente capire la bellezza di qst storia..sl un ballerino può realmente coglierne gli aspetti più profondi!guardando qst film nn faccio caso al motivo per cui abbiamo usato le musike o cm recitano gli attori…ma sento dentro di me l’amore ke c’è per la danza…dato ke è basato su una storia vera sl un insensibile critico può dire ke è meno di mediocre!

  2. Luca scrive:

    Vi prego, scrivete in ITALIANO.
    Questo è un commento non un SMS!

  3. Falcofelino scrive:

    A me il film personalmente è piaciuto. Il tema della danza infatti fa soltanto da contorno al concetto principale che è l’amicizia delle due protagoniste, e come si modifica in relazione al cancro di una delle due. La danza infatti diviene il mezzo di sopravvivenza a cui si aggrappa la ragazza ammalata per resistere alla chemioterapia e anche al pensiero di una morte imminente. In realtà trovo che ci sono diverse scene che vale la pena di ricordare come quella del (balletto della chemio) le cui cupe atmosfere mi sono tornate in mente riguardando il più recente “cigno nero”; la scena della “prima volta” della protagonista, e anche il chiarimento delle amiche nel luogo dove andavano a confidarsi. c’è sono un interrogativo che non sono riuscito a risolvere vedendo il film su LA5 e poi sulle reti SKY: infatti ho notato che i numerosi brani famosi presenti in questo film come colonna sonora, mentre su sky comparivano nella versione originale, su la5 erano quasi tutte in versione cover realizzate a mio avviso molto bene ma non c’è traccia sulla rete della presenza di queste due versioni dello stesso film.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Non sono sicuro che sia andata davvero così, ma è facile che i produttori avessero preso i diritti per le canzoni solo per determinate nazioni e/o per un lasso di tempo piuttosto breve. Non ricordo se nella versione uscita al cinema ci fossero le versioni originali o meno, ma sui titoli di coda c’erano due canzoni di Elisa che non c’erano nelle versioni distribuite nel resto del mondo. E’ possibilissimo che Sky abbia trasmesso la versione con le musiche “originali” perché questa è la versione che avevano fin dalla loro prima messa in onda, mentre a La5 è stata consegnata una versione rimaneggiata per adattarla al fatto che i diritti erano scaduti.

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