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"Grindhouse: A prova di morte" di Quentin Tarantino

31 maggio 2007 Recensioni 19 Commenti
Grindhouse

Medusa, 1 Giugno 2007 – Tarantiniano

Tre ragazze pronte a divertirsi in una calda notte texana. In un bizzarro locale della zona, tra un chiacchiera, un drink e uno spinello, incontrano Stuntman Mike, uno strano tizio di mezza età con il volto segnato da cicatrici. Tutti se la spassano, ma a fine serata ognuno se ne va a bordo della propria automobile…


Sydney Tamiia Poitier, Vanessa Ferlito e Jordan LaddQuando un film composto da due episodi separati ma in qualche misura complementari viene, per ragioni commerciali, successivamente smembrato in due parti “aggiustate” in modo tale che ciascuna di esse possa acquisire una certa compiutezza se proiettata singolarmente sullo schermo, si rischia di dover esprimere un giudizio diverso da quello che sarebbe stato formulato qualora l’opera di riferimento fosse stata l’originale. Ma dal momento che i produttori di Grindhouse, i fratelli Weinstein, probabilmente allertati dagli scarsi risultati ottenuti ai botteghini statunitensi, hanno deciso – per quanto concerne il mercato europeo – di ripetere con questo nuovo progetto l’operazione Kill Bill (ideato da Tarantino come un film monoblocco e poi diviso in due volumi), non si può far altro che valutare Grindhouse – A prova di morte quale prodotto autonomo, in attesa che anche l’episodio diretto da Robert Rodriguez, Planet Terror, veda la luce nelle nostre sale.

Una scenaGrindhouse – A prova di morte non è nient’altro che la vera essenza, nuda e cruda, del cinema di Quentin Tarantino, a cominciare proprio dal titolo: le grindhouse erano quelle cadenti sale cinematografiche tipiche della provincia statunitense in cui si usava proiettare, anche in sequenza, pellicole (preferibilmente splatter, horror e annessi sottogeneri) che avevano già fatto tappa in decine di altri cinema, e che arrivavano a destinazione logore e spesso tagliuzzate a piacimento. Insomma, erano i luoghi in cui trovare (quasi) tutto ciò per cui Tarantino, cinematograficamente parlando, è sempre andato matto.
Kurt Russell in una scenaAnche in forza di questo spunto iniziale, la quinta regia dell’autore nativo del Tennessee rappresenta a tutti gli effetti, probabilmente più di qualsiasi altro suo precedente lavoro, la summa pressoché perfetta di tutti quegli elementi filmico-narrativi cui egli si è legato a doppio filo sin dall’inizio della sua carriera, e che qui ci vengono serviti in un sol colpo all’interno di una composizione che si esalta come non mai nell’amplificare al massimo il concetto di “grottesco”, sempre accompagnato come si deve dal pulp, dallo splatter, dalla exploitation e dalle puntualizzazioni horror. Questo è il glossario di Tarantino, questo il suo credo cinematografico, e da qui non si scappa.
Mary Elizabeth Winstead, Rosario Dawson, Zoe Bell e Tracie ThomsE allora ecco scorrerci dinanzi agli occhi le consuete, chilometriche, scene di dialogo, fatte di continui botta e risposta a sfondo sessuale. Quindi riabbracciamo nuovamente quegli improvvisi slanci di follia schizoide, che sopraggiungono inaspettati a dettare repentini cambiamenti di atmosfera, il netto passaggio da un genere cinematografico all’altro. In questa occasione particolare, l’elemento follia trova il suo canale di sfogo preferenziale sulla strada, al volante di una lugubre Mustang d’epoca che sfreccia implacabile sull’asfalto. Non mancano poi i classici “innesti” tarantiniani: i giochi di fotografia, la venerazione per i piedi femminili e per un certo canone di donna, i rimandi, le citazioni, le auto-citazioni (si noti il recupero delle tinte di Kill Bill quando, nella seconda parte del film, avviene il passaggio dal bianco e nero al colore), e i continui omaggi a certo cinema Anni Settanta cui Tarantino è totalmente devoto e che in fin dei conti rappresentano l’unica ragion d’essere di un prodotto come questo. Insomma, non c’è nulla di nuovo, cambia solo la veste scenica.

Kurt Russell e il riflesso di Rose McGowanIntendiamoci, Grindhouse – A prova di morte a tratti intrattiene piacevolmente, strappa sorrisi e qualche risata, e tutta la prima “sequenza stradale”, oltre ad essere tecnicamente pregevole, è un concentrato di pura tensione. Ma tutto questo non offusca neanche per un secondo l’impressione di aver sperimentato l’ennesimo giocattolone di Tarantino, un divertissement che si crogiola godereccio nella sua bizzarria ripetendo continuamente delle mosse in fondo già viste. Questo è Quentin Tarantino, prendere o lasciare. E’ il classico autore che si ama o si odia, un po’ come un David Lynch o un David Cronenberg. Chi lo ama continuerà a prendere tutto ciò che egli propone come oro colato, la manna più prelibata che il cinema sa offrire; chi lo odia o non lo ammira particolarmente, invece, seguiterà a domandarsi quale sia la ragione per cui un regista che sa muovere così bene una macchina da presa si ostini a rimpastare all’infinito gli stessi elementi senza mai provare ad abbattere qualche muro, a spingersi un passo oltre anche solo per il gusto di cimentarsi con qualcosa di diverso. Che davvero non sappia fare altro?


Titolo: Grindhouse: A prova di morte (Death Proof)
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Fotografia: Quentin Tarantino
Interpreti: Kurt Russell, Rosario Dawson, Vanessa Ferlito, Sydney Tamiia Poitier, Jordan Ladd, Rose McGowan, Tracie Thoms, Mary Elizabeth Winstead, Zoe Bell, Michael Parks, Michael Bacall, Nicky Katt, Eli Roth, Quentin Tarantino
Nazionalità: USA, 2007
Durata: 1h. 50′


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Attualmente ci sono 19 commenti a questo articolo:

  1. io lo trovato divertente e coinvolgente
    belli i dialoghi

  2. Fabrizio scrive:

    Il film è abbastanza divertente e coinvolgente nella prima parte, fino alla sequenza dell’incidente stradale provocato da Kurt Russell, peraltro girata e montata davvero bene. Poi, secondo me, gli spunti interessanti vanno rapidamente a morire in una seconda parte fatta di lunghi dialoghi ripetitivi, nessuna idea davvero di rilievo e un inseguimento finale trascinato ogni oltre ragionevole limite di durata e che per questo risulta infinitamente meno brillante rispetto alla prima sequenza stradale.

  3. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Devo dire che è meglio di Planet Terror, è uno slasher abbastanza convincete, però modestamente il montaggio mi sembra quasi frettoloso. Tarantino ha fatto di meglio come le iene o kill bill, quelli sono grandi bei film.

  4. Marco scrive:

    Quoto in tutto e per tutto il post di Fabrizio.
    Auguro allo staff un grandissimo buon Natale!!!

  5. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Buon Natale anche a te Marco.

  6. Alberto Cassani scrive:

    Un po’ in ritardo, ma buone feste a tutti.

  7. Riccardo scrive:

    Non importa alberto, c’è sempre tempo per gli auguri.

  8. Riccardo scrive:

    a parte le scene d’azione è un film mediocre. il peggior tarantino.

  9. Edoardo scrive:

    Film girato molto bene,rivedendomelo oggi l’ho seriamente rivalutato. La prima volta che lo vidi mi annoiai,ma rivedendomelo adesso devo dire che il film mi ha divertito,soprattutto nella prima parte grazie a dei dialoghi divertiti e divertenti,e la messa in scena conferma per l’ennesima volta il talento di quel geniaccio di Quentin Tarantino!
    “Grindhouse: A prova di morte” è a parer mio un film geniale, unico nel suo genere,ma a molti potrà giustamente non piacere. E’ questione di gusti. Perciò,per favore,non aggreditemi per il mio commento :)

  10. Riccardo scrive:

    tranquillo edoardo, ci sono film più brutti di un brutto film di tarantino che è quasi un capolavoro a confronto.

  11. Riccardo scrive:

    Rivisto e rivalutato.
    qui ci troviamo davanti ad un film rivoluzionario, i primi 80 minuti sono pallosissimi ma gli ultimi venti, hanno scritto la storia del cinema.
    PERFETTO, ecco come posso definirlo. Russell è una rivelazione.
    di horror c’è poco, di splatter, tutto il film. adatto per una serata in compagnia di amici e popcorn, come domani che è halloween.

  12. Alberto Cassani scrive:

    Insomma, definire Kurt Russell una rivelazione…

  13. Fabrizio scrive:

    Riccardo, non si può certo dire che tu sia uno che tende a non cambiare mai idea…

    Ad ogni modo, gli ultimi 20 minuti (anzi direi l’ultima mezz’ora) sono in realtà i peggiori. Il meglio sta tutto nella prima metà, specialmente nella prima sequenza stradale.

    Eppoi scusa, come fai a dire che questo film è “perfetto” se al contempo affermi che i primi 80 minuti (non 8, 80!) sono “pallosissimi”?

  14. Riccardo scrive:

    E allora con IL CACCIATORE come la mettiamo? 1 ora di festino per presentarci i personaggi, idem per grindhouse, che getta le basi della storia e ci fa immedesimarsi nella quotidianità dei personaggi principali. ovviamente se non ci fossero i dialoghi in stile tarantino i primi 80′ non peserebbero così tanto, ma comunque per me è un film PERFETTO.

    Ad Alberto: Russell è una rivelazione perché era da tanto che non recitava così bene.

  15. Fabrizio scrive:

    Ripeto: non riesco proprio a capire come tu possa definire questo film perfetto se per 80 minuti su 110 è terribilmente palloso. C’è qualcosa che non torna. Ma non importa, Riccardo.

  16. Edoardo scrive:

    A me,invece,è piaciuto tutto il film nella sua interezza.
    Sia la prima logorroica parte (che a me ha stranamente divertito),che l’ultimissima parte del film con l’inseguimento che mi ha tenuto incollato allo schermo. Poi rivedere Russel sullo schermo è stata un’emozione! Buon film a mio parere.
    Mi spiace che non sia piaciuto ad Alberto e Fabrizio!

  17. Alberto Cassani scrive:

    In realtà non m’ha fatto schifo, ma la prima parte l’ho trovata proprio noisosa. L’inseguimento finale è straordinario, ma questo non fa altro che farmi arrabbiare ancora di più pensando a cos’avrebbe potuto essere il film se Tarantino non avesse avuto la diarrea verbale.

  18. Fabrizio scrive:

    Riccardo, deciditi: la prima parte o è pallosissima o ti ha divertito e ti è piaciuta quanto il resto del film. Una cosa esclude l’altra.

    Alberto, secondo me l’inseguimento finale nell’insieme non è tutto sto granchè: perde presto brio perchè si trascina troppo e ad un certo punto diventa forzato oltre che poco credibile da un punto di vista di situazioni di guida (anche se quest’ultimo non è un problema in un film così). Molto meglio il primo, più adrenalinico e “concentrato”, oltre che girato e montato davvero bene. Secondo me, nonostante i molti dialoghi, il film funziona bene fino allo schianto (che è una chicca) perchè dosa bene le atmosfere passando da un registro all’altro in maniera efficace, per poi perdere via via smalto nella seconda parte.

  19. Alberto Cassani scrive:

    Be, l’inseguimento del “Punto Zero” originale dura metà film…

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