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"The Hateful Eight" di Quentin Tarantino

29 gennaio 2016 Recensioni 13 Commenti
The Hateful Eight

01 Distribution, 4 Febbraio 2016 – Paranoico

Una diligenza attraversa l’innevato altopiano del Wyoming. Un cacciatore di taglie sta portando una prigioniera in città per riscuotere la taglia, ma la bufera che si avvicina lo porta a raccogliere per strada due uomini che vanno nella stessa direzione. Finché il gruppo non è costretto a fermarsi nell’unico luogo in cui trovare rifugio dalla tormenta…


Una scenaOttavo film di Quentin Tarantino, come il regista californiano ci tiene poco sobriamente a sottolineare sin dal titolo nonostante i protagonisti siano in realtà 9, The Hateful Eight è un giallo da camera in cui personaggi e spettatori non possono fidarsi di niente e nessuno, ambientato negli anni immediatamente seguenti la Guerra di Secessione. Realizzato con un gusto per il cinema classico che va ben oltre il “semplice” utilizzo della pellicola 70mm, il film investe il pubblico con un oceano di parole lungo un’ora e mezza che ha come unico scopo quello di presentare i personaggi in modo che il cambio di ritmo del secondo tempo appaia sensato e l’esplosione di violenza colpisca con ancor più forza. Una scelta estremamente tarantiniana, ma che può portare all’esasperazione gli spettatori non disposti per il meglio.

Una scenaA sorreggere questo estenuante primo tempo c’è comunque l’enorme talento di Tarantino per la composizione filmica, che nemmeno i suoi detrattori più accesi avrebbero mai il coraggio di sminuire e che non vacilla nemmeno costretto da quattro mura e unità di tempo, e l’ossessiva colonna sonora di Ennio Morricone. La recitazione estremamente sopra le righe di tutto il cast, invece, mal si adatta alla serietà della storia e in più di un momento dà quasi l’impressione di voler far scivolare la pellicola verso la farsa.

Una scenaTutto cambia, come detto, quando dopo l’intervallo cala la notte e arriva il momento di regolare i conti. E come in tutti i western che si rispettino, anche in The Hateful Eight i conti si regolano estraendo le pistole… Pistole i cui colpi esplodono con la forza e con gli effetti delle cannonate, che fanno deflagrare fiumi di sangue e portano i feriti a gemere e contorcersi dal dolore per lunghi minuti. Lo spettacolo si fa allora volutamente spiacevole, fastidioso, impressionante. Ma anche qui si ha l’impressione che l’eccesso vada oltre il necessario, che Tarantino – com’è sempre capitato in tutta la sua carriera – alcune cose le faccia per suo piacere invece che per reale necessità cinematografica Ma questa è proprio una delle cose che i suoi fan apprezzano di più, e una delle cose che i detrattori odiano maggiormente. Nel bene e nel male, The Hateful Eight non fa eccezione.


La locandinaTitolo: The Hateful Eight (Id.)
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Fotografia: Robert Richardson
Interpreti: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Demián Bichir, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, James Parks, Channing Tatum, Dana Gourrier, Zoë Bell, Gene Jones, Lee Horsley, Keith Jefferson, Craig Stark, Belinda Owino
Nazionalità: USA, 2015
Durata: 2h. 47′


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Attualmente ci sono 13 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Concordo con “l’arancione” del recensore in quanto, effettivamente, anche a me il film è parso nella prima parte incline ad una talvolta gratuita verbosità, oltre quanto necessario al pur ammirevole intento di delineare i personaggi caratterizzandoli con profitto. Il film mi ha ricordato un po’ certe atmosfere alla “Agatha Christie” (per cui trovo azzeccatissima la definizione di “giallo da camera” in recensione) per quanto ovviamente sfocianti in un exploit di violenza tipicamente tarantiniana, che a me in verità non è parsa eccessiva poiché in linea con il consueto modus operandi del regista.

    La sceneggiatura a mio personale avviso risulta talvolta fin troppo elementare con riferimento ai molti/troppi dialoghi che lasciano il tempo che trovano senza, come già espresso, influire positivamente sulla costruzione dei personaggi, che in ogni caso grazie all’apporto pur gigionesco dei vari Russel, Jackson, Roth ecc. risultano nel complesso efficaci. Mi ha fatto particolarmente piacere vedere Walton Goggins, che considero un attore di grande talento (The Shield docet…) ricoprire una volta tanto in un film un ruolo di rilievo.

    Nel complesso in my opinion un film “difettato” in parte ma dalla discreta valenza, anche grazie a quanto espresso in recensione con riferimento al talento registico del tarantino. Colonna sonora di Morricone meno incisiva di quanto mi aspettassi.

  2. […] critico cinematografico italiano realmente riconoscibile, ne ha dato prova nella sua recensione a The Hateful Eight di Quentin Tarantino, pubblicata sul Corriere della Sera il 29 Gennaio. Al di là del giudizio di […]

  3. Antonio scrive:

    Lo aspettavo da tempo .
    Ho adorato la primissima inquadratura interminabile del Cristo di legno . L’ho visto in un cinema dove facevano un intervallo di 5 minuti tra i due tempi, devo ammettere che non ho sentito neanche un attimo noia nonostante l’eccessiva verbosita’ dei primi 90 minuti (!) .
    La seconda parte dilaga in una violenza gratuita eccessiva che ormai è un MUST nel cinema tarantiniano ma ci sono cose che non ho proprio digerito come il monologo osceno di Samuel Jackson . Poi ho avuto l’impressione che Jason Leigh in tutta la seconda parte interpretasse Linda Blair ne L’Esorcista.
    Io ho gradito lo spettacolo è lo metto sullo stesso piano di Grindhouse , ma molto meno ispirato rispetto a Django e Bastardi.

  4. Eddie scrive:

    A me è piaciuto molto: il Tarantino di questo ultimo periodo secondo me ha raggiunto davvero l’eccellenza, sia registicamente che come sceneggiatore. Bastardi senza gloria io lo considero un gran film, anche per i “non-fan”. Django e questo sono più “divertiti”, ma ammetto ormai sto al gioco, e sono riuscito ad apprezzarli pienamente. Capisco le critiche di Alberto.

  5. Leo scrive:

    E’ molto più un’opera teatrale che un film, sembra che la sceneggiatura, sebbene ricercata, abbia lasciato lo spazio che trama, intreccio ma sopratutto dialoghi studiati nel minimo dettaglio meritano pienamente.

    Credo sia una rappresentazione caratteristica delle etnie più incisive nella storia americana, la disomogeneità dei personaggi parla da sola: lo yankee nero, simbolo del riscatto del popolo afroamericano; il cacciatore di taglie: simbolo del capitalismo americano, di chi vuole il per se il denaro lasciando che siano gli altri (il boia) a sporcarsi le mani; il vecchio e il giovane sudista, simboli dell’essenza conservatrice degli stati del sud, i cui ideali si tramandano di generazione in generazione ma che allo stesso tempo, alla resa dei conti, risultano essere deboli (si pensi a quando il giovane sudista, prossimo a diventare sheriffo, passa dall’essere sottoposto al vecchio ad essere sottoposto al nero); joe gage: i cow boy, minnie: il riscatto della figura della donna, il messicano: i transfrontalieri, e infine i due che ho apprezzato maggiormente: l’inglese, simbolo del Boston tea party e della rivoluzione americana in seguito alla quale nacquero i primi tredici stati uniti e lei, Daisy, simbolo della repressione della caccia alle streghe: incatenata, picchiata dall’inizio alla fine, sembra che nulla possa toccarla, nemmeno le cervella del fratello sulla sua faccia.

    Interessante quanto il finale, se colto in modo metaforico, rappresenti come queste diverse epoche che hanno composto la storia americana si siano letteralmente “fatte fuori” tra di loro in maniera del tutto disinteressata. Non per denaro, non per potere ma per orgoglio.

  6. Alberto Cassani scrive:

    In effetti la prima versione di questa storia è stata messa in scena a Los Angeles da Tarantino e alcuni attori, a quanto pare senza scenografie e costumi ma solo con poco più di una lettura dei dialoghi e qualche spiegazione da parte di Tarantino. Poi da lì è stato sviluppato il film vero e proprio. La struttura è evidentemente cambiata poco, anche se invece sono cambiati molti i personaggi. Non credo però ci fosse veramente intenzione da parte di Tarantino di rappresentare l’America vera e propria, quanto l’America vista dal cinema western. Lui stesso ritiene che Bastardi e Django siano film molto più “politici” di questo.

  7. Matteo scrive:

    A parer mio i protagonisti sono gli odiosi 8 contando il fratello di Domergue (in cui io ho visto Carrie ma in effetti somiglia più a l’Esorcista) e non contando il cocchiere che di odioso poverino non ha nulla ed è li solo per evitare di aspettarsi qualcun’altro alla festa.

  8. Alberto Cassani scrive:

    I personaggi che vediamo per gran parte del film all’interno dell’emporio sono 9. Se togli il cocchiere e aggiungi il fratello sono sempre 9…

  9. Alpha privativo scrive:

    Probabilmente sono gli 8 in locandina ed era tanto bello fare un gioco di parole fra ottavo film e odioso odio. Il cocchiere vale quanto una briscola a mazze.

  10. Alberto Cassani scrive:

    Sicuramente il titolo si riferisce agli 8 personaggi ritratti nella locandina e il gioco di parole è anche ben riuscito, ma è comunque una forzatura perché tutto si può dire del personaggio di Samuel L. Jackson tranne che è odioso (hateful, appunto). Peraltro il cocchiere alla fine vale quanto il personaggio del vecchio ufficiale sudista, hanno funzioni diverse nell’economia della storia ma stanno in scena per più o meno lo stesso tempo. Quello cui io però mi riferivo nella recensione non è l’assonanza tra eight e hateful, ma il fatto che il film si chiami 8 qualcosa perché è l’ottavo film di Tarantino.

  11. Anonimo scrive:

    Oddio ma sono l’unico a cui è piaciuto davvero molto questo film? Ed è stato il primo film di Tarantino che ho visto, anche se ho compensato ieri sera con tutto Killbill, neanche eccezzionale secondo me.

  12. Anonimo scrive:

    Non ci posso credere ho scritto eccezionale con due z scusate

  13. Alberto Cassani scrive:

    No, in realtà il film è stato molto apprezzato dalla critica europea, anche se il pubblico ha risposto più tiepidamente rispetto alle pellicole precedenti di Tarantino (ha incassato meno di un terzo di Django). Nel nostro paese alcune cariatidi l’hanno impallinato ancor prima di entrare in sala, ma sostanzialmente sono stato uno dei pochi critici italiani a non esaltarlo.

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