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"La finestra sul cortile" di Alfred Hitchcock

6 ottobre 2005 Recensioni 8 Commenti
La finestra sul cortile

Paramount, 14 Aprile 1955 – Magistrale

Jeff è un fotoreporter costretto in casa da una gamba ingessata. Ciò che riempie le sue noiose giornate è la vista che la finestra del soggiorno offre sugli appartamenti dei vicini, in cui egli ama sbirciare furtivo. Ma il passatempo diventa fissazione quando si convince che in uno di questi è accaduto qualcosa di sinistro…


James Stewart in La finestra sul cortileCon la prima ufficiale tenutasi a New York nel 1954, vide la luce uno dei film più sorprendenti di tutta la storia del cinema, un’opera capace di gettarsi avanti nel tempo di decenni, tanto la sua concezione si rivelò innovativa in quel dato periodo storico. Sorprendente fu allora e sorprendente rimane ancora adesso, a dispetto del tempo e della vorticosa evoluzione cinematografica. Uno dei pregi principali de “La finestra sul cortile”, difatti, sta proprio nel non portarsi appresso il peso degli anni; una prerogativa, questa, quasi esclusiva dei capolavori. Se la confezione non può non lasciar trapelare il distacco dalla modernità filmica, la genialità e la maestria che giacciono alle spalle di questa pellicola non possono altresì conoscere scadenza, ed anzi debbono rappresentare oggi un modello, un punto di riferimento e di comparazione per la cinematografia attuale, così immersa nel terzo millennio ma troppo spesso incapace, nella sua indolenza e faciloneria, di elevare un’idea semplice a livelli assoluti: esattamente quello che fece Alfred Hitchcock con questo suo film.

James Stewart e Grace Kelly in La finestra sul cortileAffascinante, intrigante, persino divertente, La finestra sul cortile è un’opera che avvolge splendidamente lo spettatore sin dai primissimi minuti per mano di una regia scrupolosamente dosata, con la macchina da presa che si muove sorniona scrutando ambienti ristretti come fossero immensi spazi aperti da setacciare, dando l’impressione che ci debba sempre essere qualche cosa di diverso e di interessante da mostrare in un’ambientazione circoscritta all’appartamento di Jeff e alla veduta del cortile con annesse abitazioni sovrastanti (uno dei set più imponenti mai costruiti sino ad allora dalla Paramount). Su quest’impalcatura Hitchcock (con il supporto dello sceneggiatore John Michael Hayes) si diverte, tramite il personaggio di James Stewart, a dare libero sfogo al suo debole per il voyeurismo, vero e proprio motore della vicenda, ma la grandezza del suo lavoro risiede soprattutto nell’aver saputo creare una straordinaria commistione di giallo-thriller, note da commedia e un pizzico di humour nero che a volte sfocia nel macabro appena accennato e mai evidenziato, sempre smorzato come si conviene all’atmosfera del film. I suddetti elementi beneficiano di un bilanciamento sottile e perfetto che li rende addirittura complementari l’uno con l’altro nel corso della narrazione, rendendola così ricca e sfaccettata, senza però mai penalizzare il crescendo di mistero proprio della storia di fondo.

James Stewart e Grace Kelly in La finestra sul cortileHitchcock impartisce una vera e propria lezione di linguaggio visivo applicato alla cinematografia, comunicando con lo spettatore innanzitutto tramite le immagini, ovvero mostrandogli (non raccontandogli verbalmente, laddove le parole non siano necessarie), ciò che gli occorre sapere, e utilizzando oculatamente i dialoghi soprattutto per relazionare e quindi definire i personaggi nel migliore dei modi, rendendoli assolutamente piacevoli e interessanti. La relazione che intercorre fra Jeff e Lisa, il loro bizzarro interagire, incuriosisce ed intrattiene tanto quanto il mistero della vicina di casa svanita nel nulla, e le scene che coinvolgono i loro vivaci dibattiti costituiscono uno stacco perfetto e consistente da situazioni più cupe e di minore distensione per i protagonisti: una complessa, squisita alternanza di ironia e suspense.

James Stewart e Grace Kelly in La finestra sul cortileSe Grace Kelly si presenta a noi, fin dalla sua primissima apparizione (il bacio di Lisa a Jeff è nella sua semplicità uno dei più belli mai visti al cinema), come una vera gioia per gli occhi, completamente immersa e a suo agio in un personaggio creato su misura per lei, la nostra attenzione viene giocoforza catalizzata dal grande James Stewart, che attraverso il suo viso mobile e morbido riesce a rendere viva un’infinita gamma di stati d’animo: dalla curiosità all’ansia, dalla noia alla paura, dallo stupore all’apprensione; sempre con eguale efficacia e naturalezza. E’ lui il vero mattatore del film, seppure in un ruolo atipico e tutt’altro che comodo. Citazione doverosa anche per la brava Thelma Ritter nelle vesti di Stella, infermiera tuttofare al servizio del malconcio e spesso caustico Jeff.

James Stewart e Grace Kelly in La finestra sul cortileCon La finestra sul cortile, Hitchcock ci propone un microcosmo che racchiude un’infinità di situazioni comuni a contornare un accadimento invero brutale. Ma a dispetto di ciò, l’atmosfera che domina il film emana calore, intimità, condivisione, e immedesimandoci nel protagonista riusciamo a comprendere i motivi per i quali il personaggio interpretato da Stewart senta l’esigenza di interessarsi alle vicende che gli si parano dinanzi, di scrutarle attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica: egli è incerto, vulnerabile e insoddisfatto quanto le vite dei soggetti che osserva, e per questo ne è attratto in maniera quasi morbosa. Una sorta di metafora dell’ironia e dell’ambiguità della vita.

Non termineremmo mai di spendere parole utili a porre in risalto tutti gli aspetti e le sottigliezze che rendono questo film del tutto unico e particolare, scena dopo scena: se ne potrebbero scrivere veri e propri trattati. E’ quindi per questo motivo che, giunti a questo punto, ci limiteremo a racchiuderne definitivamente la grandezza in un’unica, solenne definizione: capolavoro.


La locandina statunitense di La finestra sul cortileTitolo: La finestra sul cortile (Rear Window)
Regia: Alfred Hitchcock
Sceneggiatura: John Michael Hayes
Fotografia: Robert Burks
Interpreti: James Stwewart, Grace Kelly, Wendell Corey, Thelma Ritter, Raymond Burr, Judith Evelyn, Ross Bagdasarian, Sara Berner, Georgine Darcy, Frank Cady, Rand Harper, Jesslyn Fax, Irene Winston, Havis Davenport, Marla English
Nazionalità: USA, 1954
Durata: 1h. 52′


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Attualmente ci sono 8 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    Il film è leggendario, e soprattutto rivoluzionario e non solo come thriller.
    le impronte di hitchcock si vedono ( la cura maniacale per i particolari, la tensione che si percepisce a più di cinquant’anni dalla sua uscita, i colpi di scena ) Alfred ci mostra ancora una volta tutto il suo amore per il cinema.
    Capolavoro insieme al leggendario psyco e allo spaventoso gli uccelli.

    Alberto: come mai Alfred Hitchcock non è mai stato nominato neppure per un oscar?

  2. Alberto Cassani scrive:

    Negli Stati Uniti è sempre stato considerato un regista commerciale e basta, quindi per nulla meritevole di questo tipo di considerazione. Sono stati i Cahiers du Cinéma a dargli una dimensione critica di spessore, e il resto del mondo se n’è accorto troppo tardi.

  3. Fabrizio scrive:

    Curioso e, a pensarci oggi, paradossale che il cinema di Hitchcock fosse considerato commerciale mentre quello che vinceva gli Oscar più autoriale.

  4. Alberto Cassani scrive:

    C’è una differenza sostanziale, però: per buona parte della storia di Hollywood l’autore di un fllm era considerato (a ragion veduta) il produttore. Quindi i film che non rispondevano a questa curiosa “autorialità” erano considerati di second’ordine.

  5. Riccardo scrive:

    Che questo film sia bellissimo questo è certo, ma in alcuni punti è pesante e un po’ noioso per questo secondo me la stellina di masterpiece la merita psyco piuttosto che la finestra sul cortile.

  6. daniela scrive:

    in merito al discorso fatto sui dialoghi vorrei chiarire il fatto che HItchcock al contrario di quanto scritto su questa critica non VOGLIA utiilzzare essi in senso chiarificatore anzi fa l ‘opposto
    e a dirlo non sono io, ma lo stesso Hitchcock nel libro il cinema secondo Hitchcock di Francois Truffaut.
    scrivo l’intervento in merito del maestro qui:
    il dialogo deve essere un rumore in mezzo agi altri,un rumore che esce dalla bocca dei personaggi le cui azioni e sguardi raccontano una storia costruita attraverso immagini,

  7. daniela scrive:

    non sono i dialoghi a definire i personaggi bensi’ le particolari inquadrature le quali cercano ogni minimo elemento che possa dare informazioni sulla storia del personaggio.
    ad esempio nella prima sequenza la m.d.p ci mostra il tavolo con su una macchina fotografica rotta,delle foto di automobili e e la gamba ingessata a dirci che Stuart è un fotografo che è caduto mentre fotografava un auto e non un dialogo.

  8. Fabrizio scrive:

    Rispondo a Daniela.

    Nella recensione scrivo questo:

    “Hitchcock impartisce una vera e propria lezione di linguaggio visivo applicato alla cinematografia, comunicando con lo spettatore innanzitutto tramite le immagini, ovvero mostrandogli (non raccontandogli verbalmente, laddove le parole non siano necessarie), ciò che gli occorre sapere, e utilizzando oculatamente i dialoghi soprattutto per relazionare e quindi definire i personaggi nel migliore dei modi, rendendoli assolutamente piacevoli e interessanti.”

    Sto proprio dicendo che Hitchcock lavora (recconta e spiega) attraverso le immagini. “Innazitutto” tramite le immagini.

    Non dico mai che i dialoghi diventano predominanti sulle immagini, solo che aiutano a definire meglio i personaggi nel loro interagire nelle scene più “leggere”. La finestra sul cortile è sostanzialmente una commedia, soprattutto una commedia benchè vi sia la trama gialla al suo interno. E come tale fa ampio uso di dialoghi (in questo caso) divertenti e brillanti.

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