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Rebecca, la prima moglie di Alfred Hitchcock

15 luglio 2006 Recensioni 0 Commenti
Rebecca, la prima moglie

Generalcine, 18 Novembre 1941 – Affascinante

Il ricco vedovo Max de Winter e una giovane dama di compagnia si incontrano a Monte Carlo, si innamorano e in breve si sposano. Ma il loro ritorno a Manderley, l’inglese e sontuosa tenuta di lui, farà disilludere la ragazza in altrettanto breve tempo e, soprattutto, porterà sorprendenti rivelazioni…


Judith Anderson e Joan Fontaine in Rebecca, la prima moglieLa trama del romanzo Rebecca, la prima moglie di Daphne Du Maurier sembra essere stata scritta appositamente per prestarsi ad un film hitchcockiano. Infatti, gli elementi tipici ci sono tutti: tenute gotiche e un po’ sinistre; atmosfere nebbiose; misteri e colpi di scena. Soprattutto, c’è tanta tensione, la stessa che la protagonista del romanzo – essendone anche la narratrice – confessa e trasmette al lettore. Tutto ciò viene fedelmente rispettato dal film realizzato da Alfred Hitchcock, che è così facilitato a creare la giusta suspense; perfino l’assenza del nome della protagonista viene rispettata nel film che, proprio come nel romanzo, non gliene attribuisce alcuno mentre, paradossalmente, la prima e defunta moglie è tanto più protagonista perché continuamente chiamata per nome.

Alfred Hitchcock con Joan Fontaine e Laurence Olivier sul set di Rebecca, la prima mogliePer quanto sussistano degli elementi tipici – morte misteriosa, omicidio-suicidio – il romanzo non è un vero e proprio giallo; in realtà, è tutto impostato sulla psiche della protagonista, tormentata e ossessionata dal ricordo della sua rivale – o presunta tale – fino a quasi vedersi offuscata la ragione. Ma anche gli altri due protagonisti – de Winter e la governante – concorrono a creare questo stato d’animo così come l’intero clima. Se Hitchcock ha avuto a disposizione del materiale che si prestava da sé al giallo e alla suspense, ha avuto a disposizione anche dei bravi interpreti che sono stati in grado di incarnare e trasmettere sia questo tipo di atmosfera che i diversi livelli psicologici. Da notare come un giovane Laurence Olivier sia stata una scelta felice per l’interpretazione di un più maturo de Winter.

La tenuta di Manderley in una scena di Rebecca, la prima moglieDal canto suo, Hitchcock ha potuto avvalersi delle risorse proprie del mezzo cinematografico per oggettivare e valorizzare quanto nel romanzo può essere solo evocato e immaginato: la tenuta di Manderley, ben ricostruita dall’attenta scenografia; l’effetto della discesa dalle scale della seconda moglie col costume della prima; i numerosi acquazzoni, che si mescolano a nebbie evanescenti. Soprattutto, Hitchcock ha potuto avvalersi dell’utilizzo di luci e ombre col risultato di enfatizzare la continua tensione sotterranea; l’effetto è spesso ottenuto tramite il ricorso ad una forte luce bianca che si staglia sugli occhi dei protagonisti, mentre il resto del loro volto e dell’inquadratura resta oscuro. Inoltre, il regista è riuscito anche a conferire, se non un vero e proprio ritmo, dei tempi giusti ad un film che è essenzialmente psicologico e introspettivo, anziché giallo.

Fra le scene che meglio possono restare nella memoria dello spettatore, merita una citazione quella in cui la governante – morbosamente ossessionata dal ricordo di Rebecca – spinge la seconda signora de Winter sull’orlo del suicidio, almeno per qualche teso e intenso istante.


La locandina statunitense di Rebecca, la prima moglieTitolo: Rebecca, la prima moglie (Rebecca)
Regia: Alfred Hitchcock
Sceneggiatura: Robert E. Sherwood, Joan Harrison
Fotografia: George Barnes
Interpreti: Laurence Olivier, Joan Fontaine, George Sanders, Judith Anderson, Nigel Bruce, Reginald Denny, C. Aubrey Smith, Gladys Cooper, Florence Bates, Melville Cooper, Leo G. Carroll, Leonard Carey, Lumsden Hare, Edward Fielding
Nazionalità: USA, 1940
Durata: 2h. 10′


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