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"Il mercante di Venezia" di Michael Radford

19 aprile 2005 Recensioni 0 Commenti
Tiziana Cappellini, 19 Aprile 2005: Intenso
Istituto Luce, 11 Febbraio 2005

Il giovane Bassanio è innamorata della bella Porzia, ma per conquistarne la mano ha bisogno di molto denaro. Decide di chiederlo al caro amico Antonio, il quale chiede un prestito allo strozzino ebreo Shylock. Quando il mercante veneziano non può pagare, Shylock pretende il rimborso del debito con una libbra della carne…


Il Mercante di Venezia è un film di grande impatto visivo: il regista Michael Radford ha infatti saputo realizzare e restituire tutto il realismo insito negli scenari che fanno da sfondo alla vicenda scespiriana. Questo, non solo attraverso un’accurata ricostruzione storica, ma anche indugiando sul particolare, sempre realistico: la foschia mattutina (siamo a Carnevale); il piatto di piccioni (regalato da Lancillotto Gobbo a Bassanio per ingraziarselo)… Tali particolari sono infatti incisivi come lo sono le ambientazioni più o meno sontuose.

Radford dimostra anche di saperci parlare della vicenda, mantenendola fedele all’originale, che non tradisce nemmeno quando si prende delle libertà interpretative: non lascia molti dubbi sulla natura del sentimento che Antonio prova per Bassanio, mentre non offre certezze sull’amore di questi per Porzia; opta per una Jessica combattuta tra voglia di vivere e rimorso per il padre Shylock (emblematica è l’inquadratura dell’anello che ha conservato anziché barattato); usa una raffinata comicità nella scena della scelta degli scrigni. Il regista si abbandona ad atmosfere romantiche solo nel concretizzare una Belmonte dall’aura favolistica: non a caso, Belmonte è un mondo altrove rispetto a Venezia, città così commerciale e, appunto, così realistica.

La vicenda del vecchio Shylock, disprezzato perché ebreo ed usuraio, si intreccia con quella del mercante veneziano Antonio, che odia al punto da volerlo morto proprio per non averne ricevuto né il rispetto né l’amicizia agognati. Per una coppia che si forma c’è un cuore che si spezza: quello di Antonio di fronte a Bassanio e Porzia; quello di Shylock di fronte a Jessica che fugge con Lorenzo. Antonio e Jessica hanno così tanto ferito Shylock da annullargli ogni capacità di perdono, fino a fargli desiderare un risarcimento assurdo quanto legale, nella magistrale scena del processo.

Jeremy Irons dà qui un’intensa prova di attore, così come per tutto il film è un Antonio tacitamente consumato da una passione che sa essere senza speranze; il suo restare solo, verso la fine della vicenda, mentre le coppie si ritrovano a Belmonte, chiude circolarmente la malinconia da lui dichiarata in una delle scene iniziali. Quindi, il film non funziona solo nella resa visiva, ma anche in quella emotiva: bastino a dimostrarlo le due inquadrature su Al Pacino mentre geme disperato a causa di Jessica o in cui esprime la muta disperazione della sua solitudine e del suo essere forzatamente cristiano, alla fine. Si tratta di scene brevissime ma molto incisive quanto intense, nonostante le ambientazioni realistiche siano escluse dalla macchina da presa per concentrarsi su un’emozione.

Si può avere simpatia o antipatia (o entrambe) per i protagonisti, che non sono manichei: niente buono o cattivo, perché Shylock non è sempre vittima e Antonio non è sempre un buon cristiano. Sono uomini colti nella loro umanità, fatta di contraddizioni e debolezze; come Shakespeare ce li descrive e come Radford ce li restituisce.


Titolo: Il mercante di Venezia (The Merchant of Venice)
Regia: Michael Radford
Sceneggiatura: Michael Radford
Fotografia: Benoît Delhomme
Interpreti: Al Pacino, Jeremy Irons, Joseph Fiennes, Lynn Collins, Zuleika Robinson, Kris Marshall, Charlie Cox, John Sessions, Mackenzie Crook, Heather Goldenhersh, Ron Cook, Gregor Fisher, Allan Corduner, Antonio Gil-Martinez
Nazionalità: USA – Italia – Lussemburgo – Gran Bretagna, 2004
Durata: 2h. 18′


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