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“Titus” di Julie Taymor

22 ottobre 2002 Recensioni 1 Commento
Francesco Puglisi, 20 Settembre 2002: Accettabile
Medusa, 10 Marzo 2000

Tornato a Roma dopo aver sconfitto i Goti e fatto prigioniera la Regina nemica e tre suoi figli, Tito Andronico uccide in un rito sacrificale uno dei ragazzi per riscattare gli uomini persi in battaglia. La Regina, dopo averlo implorato di risparmiarlo, medita vendetta. Intanto l’Imperatore è morto e Tito potrebbe succedergli…


Basato sulla prima opera di William Shakespeare di cui si conosca una data certa, il Tito Andronico, è portato sul grande schermo da una regista che lo ha già messo in scena a teatro, Julie Taymor. Ma come accade a molte opere di Shakespeare che sono riproposte oggi, sia a teatro che al cinema, gli autori (registi e sceneggiatori) cercano di ambientarli ai giorni nostri, oppure in epoche e luoghi totalmente differenti (tra i più recenti Sogno di una notte di mezza estate di Michael Hoffman), e Julie Taymor non fa differenza, nel senso che anche lei rimaneggia il testo Shakespeariano, firmandone una sceneggiatura molto particolare.

La cosa più bella e curiosa di questo Titus, è sicuramente l’ambientazione atemporale, nel senso che non si sa il periodo in cui siamo, poiché storia, scenografie e costumi, sono tutti in contrasto. La storia è del periodo romano: Tito Andronico (Hopkins) tornato a Roma dopo una battaglia sanguinaria contro i Goti da cui è uscito vittorioso e con cinque prigionieri prestigiosi – la Regina Tamaora (Lange), tre suoi figli e Aronne (Lennix) – uccide in un rito sacrificale uno dei figli della Regina per riscattare gli uomini persi in battaglia, ma questa dopo averlo implorato di risparmiarlo medita vendetta. Intanto l’Imperatore è morto e Tito potrebbe essere incoronato, ma rifiuta dicendo «sono troppo vecchio per lo scettro di imperatore, da Roma voglio solo un bastone per la mia vecchiaia…», e convince i tribuni a votare per Saturnino (Cumming) piuttosto che per Bassiano, i due contendenti nonché fratelli. La storia si complica quando Saturnino sceglie come sposa Lavinia (figlia di Tito), già promessa a Bassiano, il quale la rapisce; allora l’imperatore sposa la regina dei Goti, Tamaora, che in posizione strategica può attuare i suoi piani contro Tito. Ma a complicare ancor di più la vicenda ci si mette Aronne, che fa uccidere Bassiano e tagliare manie e lingua a Lavinia. Come è ovvio, la vendetta è dietro l’angolo…

A questa storia si affiancano costumi sfarzosi ma sicuramente poco, anzi per nulla, romani, e le scenografie (dell’italiano Dante Ferretti) in cui metallo e marmo si mescolano in un mix moderno-antico. E tra le ambientazioni troviamo vecchie rovine ed edifici romani, tra cui una ricostruzione tutta particolare del Pantheon e il “Colosseo Quadrato” voluto da Mussolini. A tutto ciò si aggiunge un pizzico di tecnologia, con moto, automobili americane anni ’50, microfoni radiofonici… Tutto sommato questo mix, i bei dialoghi, la bella storia (farcita di una violenza inaudita: amputazioni di mani e lingue, decapitazioni, stupri, omicidi, pugnalate, cannibalismo, sangue e naturalmente vendetta), e la bella interpretazione di due mostri sacri come Hopkins e la Lange, ne fanno un buon film, ma solo per coloro cui piace Shakespeare. Regia mediocre, con virtuosismi tecnici ma senza stile e belle musiche di Elliot Goldenthal (marito della Taymor).


Titolo: Titus (Id.)
Regia: Julie Taymor
Sceneggiatura: Julie Taymor
Fotografia: Luciano Tovoli
Interpreti: Anthony Hopkins, Jessica Lange, Harry Lennix, Alan Cumming, Angus MacFayden, Laura Fraser, Colm Feore, Jonathan Rhys-Meyers, Osheen Jones, Dario D’Ambrosi, Raz Degan, Kenny Doughty, Matthew Rhys
Nazionalità: USA, 1999
Durata: 2h. 35′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    Film molto particolare questa controversa e fedele trasposizione del Tito Andronico di Shakespeare. La regista ha dato come sfondo alla più violenta tragedia concepita dal Poeta una Roma dove antichità e modernità (presenza di automobili, centurioni in motocicletta, senatori in giacca e cravatta) si fondono in una maniera pressoché perfetta e originale. La cosa può sembrare rasentare il trash, ma c’è uno studio metaforico dietro questa scelta da tenere in cosiderazione: rappresentare il contrasto tra una Roma all’apice della modernità e dello splendore, e il suo spirito corrotto e barbarico a livello morale. In questa atmosfera decadente quanto pop, si muovono i personaggi statuari di Shakespeare interpretati da un grande cast che da solo vale il prezzo del film. Ma se da un lato c’è da lodare (come sempre) il titanico Hopkins, dall’altro non bisogna sottovalutare i vari comprimari da una viscida Jessica Lange (King Kong) al sempre in parte Jonathan Rhys Meyer (Tudors). Un’ottima pellicola che invita alla riscoperta di uno dei classici più sottovalutati di Shakespeare.

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