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Rogue One: A Star Wars Story di Gareth Edwards

17 dicembre 2016 Recensioni 8 Commenti
Rogue One: A Star Wars Story

Walt Disney, 15 Dicembre 2016 – Secondario

Figlia del principale progettista della Morte Nera, Jyn Erso si unisce controvoglia a un’alleanza ribelle che vuole usarla unicamente per rintracciare suo padre. Il suo viaggio la porterà a formare una squadra speciale per una missione potenzialmente suicida: il recupero dei piani della tremenda stazione spaziale…


Felicity Jones in Rogue One: A Star Wars StoryPrimo progetto del filone antologico voluto dalla Disney, questo Rogue One trae più benefici che problemi dalla sua natura autoconclusiva, e ha il grande merito della misura, cosa che invece era mancata un anno fa in occasione de Il risveglio della Forza. Misura innanzitutto nel limitato numero delle citazioni e in una maggiore ricerca di un’identità all’interno di una delle più celebri serie cinematografiche di sempre. Un’identità che prende le fattezze di un vero e proprio film di guerra più che d’avventura, dove chiunque è una pedina sacrificabile e l’azione spesso brutale si alterna di continuo alla retorica. Questo taglio, per quanto abbastanza sgraziato nello svolgimento è uno dei principali meriti del film, dietro però all’abilità tecnica del suo regista, capace di piazzare la macchina da presa dove serve e sfruttare campo e fuoricampo in maniera eccellente.

Ben Mendelsohn in Rogue One: A Star Wars StorySoggetto e sceneggiatura non tengono però sempre il passo, e in particolare faticano a conciliare il tono generale con la battuta smorza tensione, o a rendere davvero memorabili i personaggi, cosa che invece è sempre accaduta nel passato della serie, anche nel film di Abrams. Il peccato principale di Rogue One – a parte aver resuscitato digitalmente Peter Cushing in un modo che fa ribrezzo – è proprio quello di risultare accessorio e dimenticabile, incapace di aggiungere qualcosa di davvero necessario nonostante tutto l’impegno profuso. Per una Felicity Jones monoespressiva e francamente inadatta al ruolo, c’è tutto un cast pieno di nomi validi che si prestano a ruoli da caratteristi in modo impeccabile, a mostrare quanto si credesse nella riuscita artistica dell’impresa. Nota di merito in particolare per il villain di Ben Mendelsohn.

Una scena di Rogue One: A Star Wars StoryPer fortuna, lo svolgimento del film riesce a essere in crescendo, così che si esce dalla sala decisamente più soddisfatti dell’avventura rispetto a quanto il primo atto lasciasse presagire. Rogue One rimane uno spettacolo professionale, concitato e perfetto tecnicamente ma povero di spunti, e il dubbio se lo stesso lavoro avrebbe meritato uguale rilievo se estrapolato dal contesto della saga stellare. O sarebbe invece stato equiparato a un Suicide Squad qualsiasi. Per oggi è una sufficienza strappata con i denti, per il futuro un probabile oblio.


La locandina di Rogue One: A Star Wars StoryTitolo: Rogue One: A Star Wars Story (Id.)
Regia: Gareth Edwards
Sceneggiatura: Chris Weitz, Tony Gilroy
Fotografia: Greig Fraser
Interpreti: Felicity Jones, Diego Luna, Alan Tudyk, Donnie Yen, Wen Jiang, Ben Mendelsohn, Forest Whitaker, Riz Ahmed, Mads Mikkelsen, Jimmy Smits, Alistair Petrie, Genevieve O’Reilly, Ben Daniels, Paul Kasey, Ian McElhinney, Fares Fares, Jonathan Aris, Valene Kane
Nazionalità: USA, 2016
Durata: 2h. 03′


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Attualmente ci sono 8 commenti a questo articolo:

  1. Antonio ha detto:

    Ho ADORATO questo film!
    Uno Star Wars che aspettavo da Episodio III, carico di suspense e azione.
    A mio avviso è un blockbuster nettamente superiore a quella minestra riscaldata de Il Risveglio Della Forza.
    Mi ha impressionato in positivo soprattutto il senso del pericolo e la violenza della guerra, che durante il secondo atto si sente notevolmente nonostante lo scontato stampo “disneyano” del lungometraggio.
    Le scene finali sono cariche di una forza ed una bellezza visiva che non ho mai visto nè nel film di Abrams nè nella trilogia prequel.
    Effetti speciali grandiosi e cast interessante ma un tantino anonimo.
    Ps non ho capito perchè molti critici sono “spaventati” dall’idea di far risorgere attori del passato, in questo film ci sono riusciti senza nessuna sbavatura ed in maniera sbalorditiva e funzionale per il racconto (dosando anche in maniera limitata le scene).

  2. NIno ha detto:

    A primo impatto l’ho adorato ma dovrò rivederlo per dare un giudizio serio. Comunque non ho apprezzato molto il ritorno di Tarkin e neanche di Leia . La cg rimane sempre troppo finto secondo me.

  3. Federico ha detto:

    Darth Vader ritorna in grande stile, e dal Primo Ordine e Kylo Ren lui e l’Impero prendono quella brutalità più nazista e meno fantasy, che ovviamente era assente dalla teatrale e mitologica trilogia classica. La scena del massacro dei ribelli nel corridoio l’ho trovata davvero fantastica, con il nostro Sith Lord non meno maestoso che nei film originali, ma al tempo stesso inserito nel contesto war movie che abbiamo in questo caso. Per non parlare dello sguardo al suo corpo senza armatura e al castello su Mustafar (proprio lì…) che, stavolta tornando al fantasy, richiama piacevolmente uno scenario alla Mordor.
    I nuovi personaggi? Francamente hanno vissuto le loro brevi vite senza mai toccarmi chissà quale corda emotiva. Anonimi e soprattutto introdotti male, quando un’introduzione ben fatta può essere tutto il necessario per conquistare lo spettatore. Con la nuova eroina non si empatizza, quando ci apre i suoi sentimenti non lo fa al momento giusto, non ho mai percepito in lei questa dedizione alla lotta contro l’Impero con cui la sceneggiatura tanto vorrebbe caratterizzarla. All’inizio è una burbera che si fa i cazzi suoi, alla fine è una burbera che ruba i piani della Morte Nera. Ma sempre una burbera rimane, senza attrattiva. E se questo vale per lei, figuriamoci per gli altri stereotipi ambulanti che vorrei poter definire “personaggi”. Per dirne una: che si debba prendere quello che di fatto è un samurai (Imwe), figura reale da cui nasce la figura fantastica dello Jedi, e metterlo nell’universo degli stessi Jedi… E’ come se saltasse fuori un pianeta dove la gente non crede nella Forza ma nel Grande Spirito dei pellerossa.

  4. Enrico Sacchi ha detto:

    Antonio: nella resurrezione digitale in assoluto, ma dello specifico caso di Peter Cushing in questo film. Per quanto la cosa possa anche funzionare da un punto di vista narrativo, ho trovato che proprio quella CGI stonasse nel contesto di un film con un look così ancorato al reale nonostante fosse di fantascienza. A me inoltre, la ricostruzione digitale della faccia di Cushing è apparsa rigida e non perfettamente integrata, anche se era un’impresa probabilmente impossibile. La domanda che mi pongo è: non si poteva rinunciare al personaggio di Moff Tarkin in fase di sceneggiatura o tenerlo fuori campo? In fin dei conti è pur sempre un prequel, e quel personaggio non è il centro della storia. Sarebbe stata una soluzione sicuramente più “artigianale”, ma l’avrei preferita.

  5. Mauro ha detto:

    Film portentoso, degno prequel di Episode 3, domani vado a rivedermelo.

  6. Mauro ha detto:

    ovviamente ho cannato, volevo scrivere Episode 4 🙂

  7. Giovanni Berardi ha detto:

    “Rogue One” è una storia che regala al brand una bella ventata d’aria fresca pur facendo parte, a livello cronologico, di narrazioni passate. Un contrasto azzeccatissimo che è riuscito a far emergere un ottimo spin-off per niente fine a se stesso ma che aggiunge cose interessanti anche, e soprattutto, alla trilogia originale partorita dalla mente di George Lucas.

  8. Francesco Milazzo ha detto:

    si, una sufficienza strappata coi denti solamente grazie alla scena finale del massacro nel corridoio degli agenti ribelli. qualcuno si è chiesto il perché? forse perché i personaggi devono avere un’anima e in questo film sono tutti scandalosamente piatti? a darth vader sono bastati tre minuti per rubare la scena a tutti e fare incollare gli spettatori allo schermo. cosa che ovviamente non sono riusciti a fare tutta una serie di personaggi inutili, assolutamente abbozzati e con un background che sembra scritto da un bambino di due anni. ognuno di loro potrebbe tranquillamente essere sostituito da qualcun altro o addirittura non essere nel film. vogliamo parlare ad esempio di saw guerrero? se non ci fosse qualcuno ne sentirebbe la mancanza? e imwe? è così forzato che quando entra in scena sembra di guardare un altro film. per non parlare di jyn erso…il ritratto di questo personaggio insignificante è tutto in questo entusiasmante dialogo: saw: “vuoi ancora vedere sventolare la bandiera dell’impero?” – jyn: “a volte basta guardare in basso”. questo è lo spirito della protagonista, e durante tutto il film non accade niente che sembri averle fatto cambiare realmente idea. come ci si può appassionare ad una storia in questo modo? il cinema è emozione, se non provi empatia neanche per la protagonista allora…
    la sensazione che si ha durante tutto il film è che personaggi, situazioni e dialoghi siano tutti un po’ buttati a caso. ma la nota più dolente, che secondo me da il colpo di grazia, sono questi personaggi ricreati digitalmente. ma veramente si pensa di poter fare recitare un fantoccio digitale in mezzo ad attori in carne ed ossa senza avere la sensazione che parlino con un pupazzo? per quanto fatto bene non sarà mai sostituibile ad un essere umano. se la finzione è palese allora non ha senso guardare un film di fantascienza. la cosa fastidiosa è che si tratta solo di un esercizio di stile, non di un esigenza di copione. senza moff tarkin il film non avrebbe perso nulla. men che meno senza quel cameo insensato di carrie fisher giovane. che c’è, se si levava il cappuccio mostrando da dietro la sua tipica acconciatura non l’avremmo riconosciuta? no perché noi siamo la disney, siamo troppo bravi e lo dobbiamo dimostrare…

    l’unica nota positiva che dà un po’ di pathos alla storia è che alla fine muoiono tutti. ma se qualcuno ha visto “una nuova speranza”, e mi sa che siamo un bel po’, la principessa leila parla del sacrificio degli agenti che hanno recuperato i piani della morte nera. quindi diciamo che non è tanto bello andare a vedere un film di cui già conosci il finale

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