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La guerra della Marvel

13 novembre 2014 Articoli 7 Commenti
Marvel

Pubblicato su Fumo di China, Luglio 2014

Provate a pensare cosa può voler dire andare in guerra usando fucili e munizioni costruite dal nemico. E’ questa la situazione in cui si trovano le casa di produzione che realizzano film tratti dai fumetti pubblicati dalla Marvel, da quando la Casa delle Idee ha iniziato a prodursi da sola i film…


Una scena di The Amazing Spider-ManProvate a immaginare cosa può voler dire andare in guerra usando fucili e munizioni costruite e mantenute dal nemico. È questa la situazione in cui si trovano la Sony/Columbia e la 20th Century Fox quando lavorano ai film dedicati all’Uomo Ragno e agli X-Men. O per lo meno, lo è da quando la Marvel ha iniziato a produrre in proprio i film tratti dai suoi fumetti. Ogni spettatore dei film dell’Uomo Ragno o degli X-Men che compra un fumetto stimolato dalla visione cinematografica, permette infatti alla Marvel di mettere in cassa i soldi necessari alla realizzazione dei film che girano intorno ai Vendicatori, i quali fanno diretta concorrenza appunto ai film dell’Uomo Ragno e degli X-Men. L’esempio pratico l’abbiamo avuto proprio in questi ultimi mesi, con l’uscita mondiale a stretto giro di posta del secondo film su Capitan America prodotto dalla Marvel, del quinto film sull’Uomo Ragno della Sony e del quinto film sugli X-Men della Fox.

Una scena di X-Men – Giorni di un futuro passatoL’intersezione di questi tre universi cinematografici porta necessariamente a fare scelte artistiche e narrative tenendo conto di ciò che fa la concorrenza. Ad esempio, difficilmente la Sony userà l’Avvoltoio come principale nemico dell’Uomo Ragno nel prossimo film dopo che la Marvel ha dato così tanto spazio a Falcon nell’ultimo Capitan America, perché per lo spettatore che non legge fumetti i due personaggi si somiglierebbero troppo. Ma la situazione attuale – appunto con la Marvel in prima linea – costringe anche a prendere decisioni slegate dalle pagine degli albi disegnati: Sony e Fox non possono permettersi di invogliare troppo gli spettatori dei loro film a leggere i fumetti di quei personaggi, per non rischiare che la Marvel li porti a leggerne altri e quindi a preferire i loro personaggi cinematografici e televisivi a quelli dei film da cui erano partiti. Oggi non verrebbe mai presa una decisione come quella dello Spider-Man del 2002, con Mary Jane al posto di Gwen Stacy per permettere agli spettatori di ritrovare nei fumetti una situazione che già conoscono. Oggi, anzi, non ci si fa problemi a snaturare la Torcia Umana in nome del politicamente corretto senza preoccuparsi né della reazione dei fan né tantomeno del fatto che gli spettatori del prossimo film sui Fantastici Quattro si avvicinerebbero al fumetto storcendo il naso alla vista di un Johnny Storm bianco invece che di colore come hanno visto sul grande schermo.

Una scena di L'incredibile HulkQuesta guerra porta però anche a fare scelte narrative più radicali anche se forse a prima vista meno evidenti. Se i tuoi concorrenti si presentano nei cinema con i Vendicatori che salvano il mondo e gli X-Men che viaggiano nel tempo, puoi tu presentarti con un adolescente di quartiere che protegge la sua città da psicopatici e criminali di mezza tacca, pensando di reggere il colpo al botteghino? E se i tuoi concorrenti dimostrano di poter avere successo con un universo cine-televisivo pieno di spin-off, puoi tu esimerti dal provare la stessa cosa? Quindi, in pratica, si è venuta a creare una corsa al gigantismo, narrativo e produttivo. Più nemici e più pericolosi, più esplosioni e più distruzioni, più personaggi e più film.
Non che alla Marvel la cosa dispiaccia: quale che sia la distanza tra il film e il fumetto su cui si basa, la fama del personaggio originale non può che aumentare. Tra il film vero e proprio e tutto il merchandising a esso collegato, infatti, è ovviamente molto più facile che il fumetto guadagni lettori che non li perda. Altrettanto ovviamente, però, è comunque meglio che il film non si dimostri un totale insuccesso, artistico e/o economico. Per questo, al momento di iniziare a produrre in proprio i film tratti dai suoi fumetti, la Casa delle Idee aveva riacquisito i diritti per lo sfruttamento cinematografico dell’Incredibile Hulk dopo che la Universal aveva dimostrato per due volte di non sapere cosa farci, e per questo ha recentemente fatto lo stesso col Devil stuprato dalla Fox e da Ben Affleck, che vedremo protagonista di una serie televisiva nel 2015.

Una scena di Captain AmericaMa in pratica, che cos’hanno visto gli spettatori che quest’anno sono andati al cinema a vedere i tre film basati sui personaggi Marvel? Volendo sintetizzare al massimo, hanno visto tre capitoli appartenenti a saghe per iniziati. Certo non è una novità, e non è neppure una cosa che si può realmente criticare visto che la più famosa saga cinematografica non in continuità – quella di James Bond – si è ormai convertita alla serializzazione vera e propria. Peter Parker ha sostanzialmente proseguito la sua soap opera adolescenziale con Gwen Stacy, ma l’ha fatto in mezzo ad un impianto quasi da film catastrofico, in cui spicca tra l’altro l’inquadratura più raccapricciante del XXI secolo: una ragnatela a forma di manina, protesa nel tentativo di salvare un personaggio per la cui sorte solo chi è digiuno di fumetti fin dal 1973 può sussultare. Di Steve Rogers non viene realmente raccontato il periodo di ambientamento che iniziava alla fine del suo primo film e che non veniva neppure accennato nella prima avventura filmica dei Vendicatori, ma lo si ritrova nel mezzo di un’avventura che lo catapulta coi ricordi alla Seconda Guerra Mondiale e di cui i fan conoscono il colpo di scena sin dai titoli di testa. Gli X-Men post reboot, infine, si trovano a dividere lo schermo con alcuni degli attori che li avevano interpretati nella prima trilogia cinematografica, in un racconto che invoglia i lettori a indovinare quale personaggio farà ciò che in una delle saghe fumettistiche più apprezzate del supergruppo mutante fa qualcun altro.
Diciamo quindi che i film di supereroi corrono lungo un percorso che parte sì dalle pagine degli albi disegnati, ma tende ad allontanarsene sempre più man mano che la saga cinematografica si allunga. E mentre la Marvel cerca giustamente di mantenere una forte correlazione tra gli albi a fumetti e i film e le serie televisive che ne trae, gli altri giocatori in campo puntano con decisione a un pubblico diverso, anche e soprattutto per le ragioni spiegate all’inizio e ben sapendo che accontentare i fan in tutto e per tutto sarebbe comunque impossibile.

Una scena di Iron ManMa chi ci guadagna di più, da questa situazione? Ovviamente la Marvel, che comunque vada prende una percentuale sugli incassi dei film prodotti dagli altri (di cui tra l’altro figura come coproduttrice). Guardando i numeri del box-office, però, i tre giocatori sembrano essere praticamente sullo stesso piano. È qualche anno che i grandi blockbuster hollywoodiani escono contemporaneamente in tutto il mondo, per limitare i danni della pirateria via internet ma soprattutto per concentrare i guadagni dei botteghini in poche settimane e rientrare così più in fretta dei soldi investiti. L’infornata marvelliana del 2014 non fa eccezione, con Cap e Spidey che sono addirittura usciti in Europa prima ancora che negli Stati Uniti. Per quanto ci sia una differenza sensibile tra gli incassi in Patria e quelli nel resto del mondo, a conti fatti i tre film hanno incassato più o meno la stessa cifra: 710 milioni di dollari in tutto il mondo per Captain America – The Winter Soldier (che è costato 170 milioni, contro i 200 di ognuno degli altri due), 703 milioni per The Amazing Spider-Man 2 e 698 per X-Men – Giorni di un futuro passato.
A prima vista, quindi, tre successi economici buoni ma non straordinari (nessuno dei tre è riuscito neanche ad avvicinarsi agli incassi di Cattivissimo Me 2, ad esempio). Se però confrontiamo questi numeri con quelli degli episodi precedenti delle stesse serie, l’analisi dei risultati si fa più chiara: The Winter Soldier ha incassato la metà di Avengers e poco più della metà di Iron Man 3, ma decisamente più di tutte le altre pellicole di quello che viene definito il Marvel Cinematic Universe; Giorni di un futuro passato, nonostante i problemi del regista Bryan Singer con una denuncia per violenza carnale su minore, è il miglior incasso mondiale della serie con oltre 200 milioni di dollari in più rispetto al secondo (Conflitto finale), mentre The Amazing Spider-Man 2 è il quinto su cinque film in una serie che nella sua nuova incarnazione piace decisamente meno rispetto alla prima trilogia.
Ci si può quindi azzardare a dire che la corsa al gigantismo trova giustificazione nei gusti del pubblico, e che autori e produttori fanno bene a sfruttare il titolo di saghe amate dai fan pur andando alla ricerca di un pubblico diverso. Colpisce, però, il fatto che a soffrire di più sia proprio la serie che – al di là della sua riuscita artistica – ha alla base il personaggio più noto a chi non legge fumetti, segno che se si decide di staccarsi dal mondo dei comics bisogna farlo in un certo modo. E questo modo, volendo andare incontro al pubblico adolescenziale, prevede necessariamente un eccesso di ingredienti. Provate a indovinare quale dei cinque film sull’Uomo Ragno ha incassato di più, in giro per il mondo…


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Attualmente ci sono 7 commenti a questo articolo:

  1. Fabrizio Degni scrive:

    Complimenti per questo piacevole quanto approfondito articolo… io credo che il male della Marvel sia il doversi comunque confrontare con un genere nel quale ci si deve aspettare sempre un finale “benevolo”… i supereroi sono immortali, soffrono come noi tutti, piangono, ridono, cadono, si rialzano, ma cio’ che li rende ora e sempre “fumetti” e’ proprio quell’essere “super”, laddove il genere umano perisce… loro continuano a vergare un nuovo capitolo, con nuove avventure e vicende da affrontare.
    Tutto si ripete come la storia del Vico… corsi e ricorsi che nell’arco di una serie ad albi si spalma in anni, 100, 200 numeri, ma che in sala con il fiato sul collo delle case di produzione e dei fan stessi in grado di fare sit-in con i forconi sotto le abitazioni di registi ed attori, costringono a condensare ogni nuovo episodio nell’arco di anni, il che li rende, paradossalmente, vittime e carnefici del loro stesso “more/or-/less of the same”

  2. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dell’apprezzamento.

    Questa del finale benevolo in realtà è una costante anche di molti generi cinematografici: s’è mai vista una commedia romantica in cui alla fine i due protagonisti non si mettono insieme? S’è mai visto un western in cui alla fine l’eroe crepa e i cattivi vincono? Quindi in questo penso che il cinefumetto si integri alla perfezione. Semmai, come ho spiegato nell’articolo, c’è la difficoltà di dover trovare una chiave di lettura efficace in un medium diverso e di azzeccare la storia da adattare. Più la storia di un personaggio a fumetti è lunga, più diventa non credibile in sé (perché il tempo scorre anche nei fumetti, ma un personaggio che in origine ha combattuto nel Vietnam oggi non può più averlo fatto, quindi lo si riscrive senza però cancellare il passato, in stile “1984”): portarlo al cinema ti permette di partire da zero ma ti obbliga a inquadrarlo perfettamente fin dall’inizio.

    Tecnicamente, comunque, hai torto nel dire che i supereroi sono immortali: i supereroi muoiono eccome, solo che non restano morti. Nel mondo del fumetto USA si usa dire che un solo personaggio non potrà mai smettere di essere morto: lo zio di Peter Parker. Tutti gli altri, a partire da Superman e Capitan America per finire con il Capitan Marvel morto di cancro e persino il padre di Batman, non hanno alcuna ragione interna all’universo fumettistico di rimanere morti. E di certo questo non aggiunge coerenza e credibilità all’universo fumettistico stesso.

  3. Fabrizio Degni scrive:

    “i supereroi muoiono eccome, solo che non restano morti.” Esatto… pensando a questa immortalita’ la serie TV di cui parlammo tempo addietro, Forever, mostra proprio come l’immortalita’ sia un’arma a doppio taglio: contestualizzando al mondo dei cinefumetti, e’ come lo scorrere di una pellicola che non ha mai titoli di coda, ma in modo ciclico continua a riavvolgersi, mentre in sala si alternano generazioni.
    Credo che almeno al cinema sarebbe il caso, per le trasposizioni, di fare degli spin-off basati sui fumetti: a me fa piacere vedere il mio supereroe interpretato da un personaggio in carne ed ossa, pero’ se supereroe, appunto, non puo’ essere della stessa materia che anima i comuni mortali….. e’ un illogico, che trova la sua giustificazione proprio nella trasposizione, ma sono rare le opere in grado di conservare il fascino del fumetto, proprio perche’ o si porta al cinema un episodio, che inizia e finisce nello stesso numero, oppure si rischia per voler raccontare la vita del supereroe di condensare volumi di albi in 2 ore o… peggio, in saghe della densita’ di una brodaglia. Va da se che il fattore marketing poi finisce per metterci il carico e ci si aspetta di vedere chissa’ cosa al cinema per ritrovarsi delusi e depauperati (economicamente).
    Forse, come accaduto per il mondo videoludico, si dovrebbero tenere i piani ben separati, come del resto tu chiaramente scrivi perche’ le chiavi di lettura sono diverse come i mezzi espressivi… a disposizione.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Non so, la completa aderenza col materiale d’origine (a parte le necessarie modifiche di adattamento) porta con sé il problema della “sorpresa” dello spettatore: se tutto è perfettamente uguale a qualcosa che si è già letto o visto, gran parte del gusto a vedere un film si perde. Tant’è vero che i remake shot-by-shot hanno senso solo se il pubblico inteso non ha avuto accesso all’originale, e anche quando ha visto l’originale ha sempre la speranza di qualche colpo di scena nel finale.

  5. Alessandro scrive:

    Ho visto fino ad ora del 2014 Captain America The Winter Soldier, T.A.S.M., X-Men Giorni di un Futuro Passato mentre devo ancora vedermi Guardiani della Galassia che dicono essere il miglior Cinecomic Marvel attualmente. Personalmente il mio preferito di quest’anno è stato X-Men che finalmente ha visto in regia il ritorno di Bryan Singer ma mi è anche molto piaciuto Captian America 2 che ha rimediato agli errori del primo episodio ma che si discosta rischiosamente dallo stile ironico del Marvel C.U. e preannuncia l’aria che si respirerà nel capitolo finale di questa seconda fase e cioè in The Avangers Age of Ultron.

  6. Alberto Cassani scrive:

    “Guardiani della Galassia” a me ha piuttosto annoiato, però molti colleghi critici l’hanno messo nella loro lista dei migliori film dell’anno. Ad ogni modo è chiaro come la Marvel voglia usare Cap per realizzare film un po’ più seriosi rispetto al resto del loro universo cinematografico, cosa che si adatta al personaggio e potrebbe permettergli di andare incontro a un pubblico leggermente diverso da quello degli altri film. Un po’ la differenza che c’è tra l’Uomo Ragno e gli X-Men, a prescindere dal fatto che qui sono anche due case di produzione diverse.

  7. Alessandro scrive:

    L’unica cosa di cui ho il dubbio è per quanto riusciranno ad andare avanti così? Io credo che per quanto abilmente queste trasposizioni abbiano emulato la serialità dei fumetti i film sono sempre film e alle lunghe potrebbero non esserci più elementi convincenti o novità. Purtroppo si guarda al profitto come è giusto che sia ma ci si dimentica che Cinema è anche Arte e che il troppo storpia, puoi metterci i migliori effetti speciali ma se la storia è riciclata troppo a lungo si perde il gusto della novità. Ho ammirato molto la trilogia di Nolan su Batman che inizia e finisce alludendo al fatto che ci sarà sempre un eroe a vegliare su Gotham ma si conclude. Nel C.U. della Marvel c’è grande funzionalità continuativa ma come in tutte le cose credo che presto stuferà (lo ha detto recentemente anche Tim Burton) e solo allora i produttori si renderanno conto che le loro pianificazioni sarebbero state meglio volte su piccolo schermo. Un conto è fare una trilogia ma a questo punto spero che terminino dopo lo scontro con Thanos nella chiusura della fase 3 anche perchè il futuro dopo essa vedrà l’assenza di molti personaggi principali e ho la sensazione che si arrampicheranno sugli specchi inventando situazioni eccessivamente assurde. Confido molto di più sugli X-Men a livello di qualità anche se gli incassi di questa serie sono inferiori a quelli degli Avangers. Per Spider-Man invece vorrei che tutto tornasse ai primi 2 episodi di Raimi, un personaggio così importante non può finire così, quando si pensa alla Marvel il primo supereroe che ci viene in mente è Spider-Man. Ultimamente avevo sentito la notizia che la Marvel/Disney avevano quasi ripreso il totale controllo su i diritti del personaggio e che prenderà parte al terzo episodio di Cap, “Civil War” ma ultime notizie vorrebbero Andrew Garfield protagonista del terzo episodio di T.A.S.M. e il futuro di questa serie di film non è così convincente.

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