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Alberto Cassani, 3 Maggio 2000: Interessante |
Columbia,
24 Marzo 2000
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Ragazze
interrotte
di James Mangold
“Cosa
significa essere un bravo ragazzo? Essere un niente, ecco cosa. Un grande
zero con un sorriso per tutti!”
Kirk Douglas.
Angelina
Jolie ha vinto l’Oscar come miglior attrice non protagonista per il
suo ruolo in questo film. Angelina Jolie “fa la parte della cattiva”,
come dice il suo personaggio ad un certo punto. Essere il cattivo paga
spesso più che non essere il buono, almeno cinematograficamente.
Winona Ryder, che qui recita la parte della più sana di tutte,
avrebbe meritato la stessa considerazione della Jolie, perché
è molto brava a dar vita ad un personaggio non semplice, più
sfaccettato ed intrigante di quello della sua collega. Ma in fondo questa
sembra essere una costante, nella sua carriera: all’inizio finiva quasi
sempre per essere alle prese con personaggi discretamente normali inseriti
in un’ambientazione fuori di testa, come in “Beetlejuice”, “Schegge
di follia” e “Edward mani di forbice”, ed era l’ambientazione ad avere
la meglio; in seguito credo che il suo viso da ragazzina le abbia creato
non pochi problemi per poter essere convincente nei vari ruoli che si
è trovata ad interpretare. A dir la verità ha ottenuto
due nomination all’Oscar, per “L’età dell’innocenza” e “Piccole
Donne”, però si tende sempre a sottovalutare la sua bravura,
finendo spesso per inserirla nella categoria delle attrici “carine ma
non molto brave”. La realtà è che è soprattutto
grazie a lei che la bella sceneggiatura di questo film riesce ad essere
efficace, innanzitutto perché è raccontata attraverso
gli occhi del suo personaggio, e poi perché lei ha creduto talmente
nel progetto da decidere di diventare produttrice esecutiva del film.
Susanna
è una diciottenne che ha appena tentato il suicidio per tirarsi
fuori da una situazione molto difficile. Nonostante lei affermi che
in realtà non volesse morire, il suo medico decide di farla ricoverare
in una clinica psichiatrica, ufficialmente perché ha bisogno
di riposo. Immersa in questa nuova realtà, Susanna finisce ben
presto per diventare succube della personalità magnetica di una
vera fuori di testa, Lisa. Solo allontanandosi da lei potrà ritrovare
la via che porta fuori da Claymoore.
Il
film è tratto da un romanzo di Susanna Kaysen. Il fatto che l’autrice
del libro abbia lo stesso nome della protagonista del film non è
casuale: il libro è autobiografico. La Kaysen ha passato quasi
due anni, nel 1967-68, in un ospedale psichiatrico, e questo non fa
altro che acuire i nostri sentimenti nei confronti della protagonista:
pensare che la situazione in cui lei si trova è stata veramente
affrontata da qualcuno è davvero sconvolgente. Una delle scene
migliori del film, non a caso, è l’arrivo di Susanna in clinica,
che ci trasmette perfettamente le sue sensazioni e le sue paure nell’entrare
in un mondo che non ha nessun rapporto con quello reale-irreale in cui
aveva vissuto fino ad allora.
Ho
scritto reale-irreale perché Susanna tende a confondere la realtà
con la fantasia, il presente con il passato. In tutta la prima parte
del film assistiamo a dei flashback mentali in cui lei si estranea dal
mondo che la circonda, lasciandosi sommergere dai ricordi. Questa scelta
registica aiuta molto a dar un buon ritmo al film e soprattutto a capire
la psicologia del personaggio, ma purtroppo viene abbandonata con l’andare
del tempo. A quel punto, però, abbiamo capito perfettamente qual
è la situazione. Come in ogni film tratto da un romanzo, anche
in questo c’è la voce fuori campo della protagonista che ci racconta
la storia. Questo succede essenzialmente perché molto spesso
le frasi migliori, in un romanzo, sono dette dal narratore, e per conservare
l’atmosfera generale del libro, riuscendo ad utilizzarne anche le parole,
si ritiene necessario mantenere il narratore anche al cinema. Nel caso
di “Girl, interrupted” la voce fuori campo è praticamente limitata
all’inizio (molto belle le sue parole con Simon & Garfunkel in sottofondo)
e alla fine (in cui ci accenna a ciò che è successo in
seguito), in modo da lasciar spazio alle diverse situazioni che la protagonista
si trova a dover affrontare.
Il
regista James Mangold è alla sua terza prova, di gran lunga la
più riuscita, dopo “Dolly’s Restaurant” (drammone sentimentale
con Liv Tyler) e l’acclamato ma noioso “Cop Land”. Certo la sceneggiatura
che si è trovato a mettere in scena era tutt’altra musica rispetto
alle precedenti, ma la piattezza dei suoi film precedenti è interamente
colpa sua, visto che ne è stato anche lo sceneggiatore. In questo
caso, comunque ha scritto diverse belle scene, tra cui, oltre a quelle
che ho già citato, risultano particolarmente emozionanti gli
ultimi due dialoghi, anzi: gli ultimi due confronti, tra Susanna e Lisa.
Il
cast artistico offre una grande prestazione, in toto. Al di là
delle reali capacità della Ryder e della figlia di Jon Voight,
entrambe sono molto brave. Al loro fianco Whoopi Goldberg e Vanessa
Redgrave non riescono a farci staccare gli occhi dalle due ragazze,
segno che la recitazione di queste ultime riesce ad essere molto più
convincente. Nel cast di supporto mi è parsa abbastanza brava
anche Clea DuVall, nel ruolo di Georgina, compagna di stanza di Susanna.
Personalmente, comunque, continuo a ritenere Winona Ryder meritevole
dell’onore delle cronache quanto, e forse più, che Angelina Jolie.
Ma la verità è che questo è un film interessante
e mai banale, ben ritmato e con bei dialoghi. Insomma: un gran film.
L’ultima
notte non finisce mai.
Titolo:
Ragazze interrotte (Girl, interrupted)
Regia:
James Mangold
Sceneggiatura:
James Mangold, Lisa Loomer, Hannah Hamilton Phelan
Fotografia:
Jack Green
Interpreti:
Winona Ryder, Angelina Jolie, Clea DuVall, Whoopi Goldberg, Vanessa
Redgrave, Elisabeth Moss, Brittany Murphy, Jared Leto, Jeffrey Tambor,
Angela Bettis, Alison Claire, Jillian Armenante, Drucie McDaniel, Christina
Myers, Joanna Kerns, Travis Fine, Gloria Barnhart, Josie Gammell
Nazionalità:
USA, 1999
Durata:
2h. 07'
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