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Diario veneziano 2016

10 settembre 2016 News 0 Commenti
CineFile

31 Agosto – 11 Settembre 2016

I festival del cinema non sono solo lustrini e paillettes, red carpet e foto patinate. Seguire un festival come accreditato stampa riserva spesso molte sorprese, non sempre piacevoli, spesso divertenti e immancabilmente interessanti. Ve le raccontiamo giorno per giorno…


10 Settembre

E anche per quest’anno siamo arrivati all’ultimo giorno, quello che per i critici è il più tranquillo e per i giornalisti che si occupano di colore e glamour è invece uno dei più frenetici. Come avete potuto leggere lungo tutto questo diario, la redazione di CineFile è sempre stata totalmente concentrata nella visione dei film e in null’altro, rinunciando a preziose ore di sonno e saltando numerosi pasti per vedersi tutti i film cecoslovacchi restaurati e ogni pellicola orientale presentata nelle sezioni collaterali, arrivando anche a passare un’intera serata a discutere animatamente del numero di inquadrature nell’Austerlitz di Sergei Loznitsa. Oggi, stremati da due settimane di duro lavoro, i fedeli cronisti che vi hanno accompagnato sin qui per questa 73a edizione della Mostra hanno deciso di dare del Festival una panoramica conclusiva attenta e puntuale, come in fondo vi abbiamo abituati a fare fin dal primo giorno.

A leggere il programma prima di arrivare in laguna c’era grande ottimismo, non solo da parte nostra ma di tutta la stampa specializzata, perché i titoli selezionati sembravano essere decisamente più interessanti rispetto agli ultimi anni e si prevedevano ospiti decisamente più numerosi e importanti che nelle ultime edizioni. Questa prima impressione è stata poi confermata dai fatti, seppur mitigata dalla qualità dei film leggermente più bassa rispetto alle nostre speranze. L’unica a non essere d’accordo sembra essere l’inviata di Le Monde Isabelle Regnier, che di tutto il concorso ha promosso a pieni voti il solo La La Land, bocciando tutto il resto o bollandolo con una sufficienza stentata. Ma la redazione di CineFile – che nel corso degli anni ha preso progressivamente le distanze dalla stampa estera – ben ricorda la sensazione di avvilimento provata gli anni scorsi nel trovarsi davanti una sequela apparentemente senza fine di film incommentabili e senza alcun motivo di interesse per il grande pubblico, ben ricorda la tristezza provata nel vedere Vasco Rossi come ospite più atteso della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, ben ricorda la rabbia provata di fronte a certi verdetti vergognosi, come il Leone d’Oro a Still Life e la doppia Coppa Volpi agli “interpreti” per un film bello bello in modo assurdo come Hungry Hearts.
Ecco, manca l’ultimo passo e poi potremo lasciare il Lido soddisfatti. Se per una volta potessimo riconoscerci nei verdetti espressi dalla giuria guidata da Sam Mendes, allora la nostra missione lidense potrà dirsi compiuta. Ma visto che mai questo è accaduto in quattordic’anni di presenza cinefiliana al Lido, ci permettiamo di nutrire qualche dubbio sul fatto che possa essere il regista di American Beauty a infrangere la nostra maledizione. Ciò non ci impedisce, però, di rendere pubblici i pronostici dei vostri affezionati redattori, nel bene e nel male. D’altra parte, ben sappiamo che al Festival di Venezia non ci sono mai brutti film. Comunque vada, sarà un successo.

Lord Casco Nero
Chi vorrei vincesse: Il cittadino onorario
Chi penso vincerà: Animali notturni
Chi temo possa vincere: Margherita Buy in Questi giorni
Il grande rimpianto: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere perché quello che direi potrebbe essere usato contro di me

Geometra Luciano Calboni
Chi vorrei vincesse: Il cittadino onorario
Chi penso vincerà: Paradise
Chi temo possa vincere: The Woman Who Left di Lav Diaz (226′)
Il grande rimpianto: Non aver visto tutti i film che avrei voluto vedere, non aver scattato tutte le foto che avrei voluto scattare.

Adso da Melk
Chi vorrei vincesse: Il cittadino onorario
Chi penso vincerà: Frantz
Chi temo possa vincere: Gli attori di Piuma per il Premio Mastroianni
Il grande rimpianto: Alicia Vikander esce ancora con Michael Fassbender e non con me.

9 Settembre

L’istinto di sopravvivenza porta il critico a fare di ogni festival del cinema un’occasione di interscambio culturale. Venezia, il più antico festival del mondo, è anche l’evento in cui questa pratica è più diffusa (anche se i frequentatori della Croisette su questo dissentono). Da 73 edizioni il Lido offre al critico una vetrina sul mondo del cinema e un’altra, non meno mozzafiato ed entusiasmante, sugli esemplari del sesso opposto. Forti dell’aria carica di iodio, dei cinque caffè ingurgitati con ardore tra una proiezione e l’altra e convinti (a buon diritto) che un campionario di donne così variopinto non lo vedranno fino al prossimo anno, i critici lidensi pascolano tra i cinema della Mostra, la sala stampa, i bar e le feste a cui tentano (invano) di imbucarsi con un un duplice obiettivo: scrivere di cinema e tenere alta la bandiera del proprio paese. Alla vigilia della cerimonia di chiusura di quest’anno, la redazione di CineFile ha deciso di passare in rassegna i cinque tipi di approcci più diffusi del Festival, divisi a seconda della logistica.

Onde evitare spiacevoli conseguenze con i propri cari, la redazione ci tiene a specificare che nessuna delle seguenti strategie è stata messa in atto dai propri componenti, che hanno mantenuto una condotta assoluitamente impeccabile per tutti i dodici giorni di Festival.

- L’approccio in coda: Il più tipico. Per ingannare l’attesa e non pensare al caldo il critico si avvicina a una ragazza e cerca di intavolare una conversazione.
Vantaggi: gli argomenti non mancano mai. Iniziare con un “Ma tu lo hai visto La La Land?” è già un ottimo punto di partenza.
Svantaggi: intavolare una conversazione è solo il primo grande passo. Cercare di sedersi di fianco alla ragazza e non perderla di vista una volta entrato in sala è tutt’altra storia.
Consigli: gettare una rapida occhiata al nome del potenziale partner stampato sull’accredito che porta al collo. In seguito, procedere a una ricerca su Facebook, aggiungere il bersaglio ai propri amici e aspettare il da farsi. In caso la strategia non funzionasse, cercare un’altra fila.
- L’approccio in sala stampa: Il più difficile. La carenza di tavolini, sedie e prese elettriche obbliga il critico a ronzare attorno ai privilegiati già seduti aspettando che si liberi un posto. Ma il critico non cerca un posto qualunque: vuole sedersi di fronte alla ragazza dell’Est Europa che è venuta fin qui per intervistare Konchalovsky, e iniziare a parlarle di quanto ingiusto sia stato non assegnargli il Leone d’Oro nel 2014.
Vantaggi: un’amica di sala stampa è un’amica per la vita. Con lei il critico può unire l’utile al dilettevole: provarci più o meno spudoratamente ma anche chiederle di tenere d’occhio i propri effetti personali per scendere a fumare e andare a mangiare qualcosa senza correre il rischio di perdere il posto a sedere.
Svantaggi: le critiche di cinema sono notoriamente più diligenti dei colleghi maschi. Intavolare una conversazione interrompendola mentre cerca di trovare un senso alla recensione dell’ultimo documentario di Terrence Malick non è cosa facile.
Consigli: la persistenza è tutto. Rimanere a lavorare fino a tardi in sala stampa amplia lo spettro di potenziali partner con cui sedersi.
- L’approccio davanti al red-carpet: Il più svilente. Incapace di trovare qualcuno con cui parlare di cinema in coda o in sala stampa, il critico può spingersi ad approcciare la folla assiepata attorno al red-carpet, cercando un’amica tra la gente che aspetta l’apparizione di Michael Fassbender, vantando improbabili contatti col mondo dello spettacolo facendo leva sull’aura dell’accredito che porta al collo.
Vantaggi: L’età delle potenziali partner. La gente che si raduna attorno ai paparazzi ha un’età media compresa tra i tredici e i vent’anni. Il critico, con il suo fare intellettuale e una lunghezza della barba direttamente proporzionale ai propri conoscimenti in materia di film, può sfruttare entrambe le cose per far colpo sulle “barely legal” (à la Filippo Timi in Questi Giorni).
Svantaggi: l’età delle potenziali partner. Provarci con ragazzine minorenni potrebbe porre fine alla carriera del critico e obbligarlo a vedere le prossime edizioni del Festival dietro le sbarre.
Consigli: nel dubbio, meglio evitare.
- L’approccio al cinema: Il più tradizionale. Entrato in sala, il critico getta una rapida occhiata alla gente assiepata e identifica una malcapitata di fianco a cui sedersi.
Vantaggi: la visione di un film offre sia argomenti di conversazione sia momenti di contatto fisico. La scomodità dei posti a sedere del Palabiennale dà al critico una scusa per avvicinare le gambe a quelle del partner, e il ritmo di film mozzafiato quali La Luce tra gli Oceani può indurre alla narcolessia, e permette al critico persino di appisolarsi sulle spalle della ragazza.
Svantaggi: I tempi. La Redazione di CineFile ha calcolato (a fini puramente scientifici) che dal momento in cui si siede al momento in cui spengono le luci il critico può contare su una media di tre minuti e quarantasette secondi per iniziare un qualsiasi tipo di conversazione.
Consigli: sviluppare una strategia per proseguire la frequentazione anche dopo la fine del film. In Vicky Cristina Barcelona Javier Bardem abbordava Rebecca Hall e Scarlett Johansson invitandole a passare il weekend a Oviedo con lui. Prendere esempio.
- La trasferta a Venezia: Il più massacrante. Normalmente riservato a ragazze che non fanno parte del circuito del Festival ma che, attirate dalla Mostra e dal red carpet, bazzicano il Lido un paio d’ore prima di ritornare col vaporetto verso Piazza San Marco. Dopo l’ultima proiezione della sera, il critico abbandona l’isola e raggiunge la ragazza a Venezia, ritornando verso il Festival con un vaporetto a notte fonda (più tardi riappare al Lido, migliori gli esiti della serata).
Vantaggi: frequentare una ragazza a Venezia spesso vuol dire poter contare con molta più privacy di quanto offrirebbe la stanza che il critico condivide con altri colleghi al Lido.
Svantaggi: gli spostamenti. Una trasferta a Venezia, per quanto entusiasmante, aumenta a dismisura la narcolessia del critico. Pretendere di rimanere svegli durante la proiezione delle 19:30 dopo una gita a Venezia la notte prima è un’impresa impossibile.
Consigli: aumentare le dosi di caffeina. In alternativa, cercare partner più vicini al Lido.

Inutile ricordare che nessuno dei cinque approcci garantisce il successo. Il critico ben sa che scene come quelle di Vicky Cristina Barcelona accadono, purtroppo, solo nei film. E poi Javier Bardem aveva un aereo privato e le portava a Oviedo. Il critico lidense, viste le amenità dell’isola, può offrire al massimo una cena a base di cozze e un paio di spritz.

8 Settembre

Se l’anno scorso abbiamo partecipato al Festival di Venezia più freddo dell’ultimo decennio, quello di quest’anno sembrava voler essere il più caldo. Rimanere al sole di fine mattina anche solo un quarto d’ora a chiacchierare con i colleghi del film appena visto poteva avere effetti traumatici sulla lucidità mentale perduranti almeno fino all’ora di cena (che nel fuso orario lidense non è mai prima delle 22). Tutto è cambiato con l’arrivo della seconda settimana.

Solitamente – e il 2016 non fa eccezione – il passaggio dalla prima alla seconda settimana di Festival coincide con un netto cambio della provenienza geografica dei film presentati nel cartellone ufficiale, e coincide anche con la partenza di numerosi giornalisti stranieri che lasciano il Lido ancora più vuoto e la sala stampa sull’orlo del deprimente. La ragione dietro questa abitudine è molto semplice: la seconda settimana del Festival di Venezia coincide con l’inizio del Festival di Toronto, quindi tutte le grandi produzioni hollywoodiane si trasferiscono in Canada e gran parte dei giornalisti non europei le segue.
Quest’anno, però, il passaggio di settimana ha portato anche un sensibile cambiamento nel clima. Letteralmente sul passaggio, perché la notte tra domenica e lunedì è stata funestata da un acquazzone di dimensioni bibliche che è proseguito fino a prima mattina, senza quindi infastidire le file e avendo il piacevole effetto di abbassare le temperature e rendere respirabile l’aria aperta.
Un altro temporale si è avuto poi nel pomeriggio di martedì, che non è durato neanche un’ora ma ha costretto tutti i giornalisti non domiciliati nelle case immediatamente attorno al Palazzo del Cinema o non impegnati nella visione di qualche film a trovare rifugio nella sala stampa del Casinò.

Ora, l’aria condizionata del Casinò ha solo due posizioni: accesa e spenta. La temperatura dipende quindi soprattutto dal numero di persone che riempiono l’ambiente: meno gente c’è, più è bassa. Martedì pomeriggio la sala stampa era vuota per un quarto dei posti disponibili, e faceva un freddo talmente porco da far pensare che da un momento all’altro le dita ci si potessero staccare dalle mani (su alcuni questa sensazione ha avuto in realtà l’effetto di farli lavorare alacremente, portandoli a pensare che battere rapidamente sulla tastiera potesse scongiurare la sciagura). Ebbene, con l’arrivo delle mandrie di fuggiaschi del temporale la temperatura interna alla sala è aumentata di almeno 20 gradi nel giro di dieci minuti, con conseguenti code chilometriche ai bagni per trovare un po’ di refrigerio nell’acqua corrente.

A fini pratici, però, la ressa in sala stampa ha portato all’ennesimo pomeriggio in cui è stato impossibile utilizzare il wifi. Ancora più che nei giorni precedenti, perché se prima ci si riusciva a connettere ma poi la navigazione avveniva alla velocità di un modem esterno 28.8 su chiamata interurbana, martedì la connessione dava direttamente il segnale di occupato. Fortunatamente siamo ormai tutti talmente abituati a questo tipo di problemi che non ci si lamenta neanche più con gli addetti. Qualcuno dice che questi problemi sono strutturali del Lido e non del Festival, perché la banda che raggiunge l’isola non è in grado di sostenere il volume di dati necessari a stampa e fotografi, ma in ogni caso è il Festival a fare puntualmente brutta figura agli occhi dei giornalisti stranieri che arrivano a Venezia in queste due settimane. Tranne di quelli giapponesi, che lavorano sempre come se niente fosse mentre si sistemano il braccialetto di plastica azzurra che portano allacciato alla caviglia per chissà quale motivo.

7 Settembre

Ai piu’ curiosi tra i nostri lettori sarà magari venuto da chiedersi quali misure di sicurezza sono state approntate al Lido per evitare incidenti. Ebbene, ce lo stiamo domandando anche noi, ancora oggi che abbiamo superato la meta’ del Festival.

In giro per la zona del Palazzo del Cinema ci sono sempre un paio di pattuglie della polizia – solitamente impegnate a chiacchierare con qualche bella ragazza – e ci sono agenti della polizia municipale che controllano le borse delle persone che entrano nella “zona rossa”, ma solo dalle 8 alle 8:15 (8:20 nei giorni festivi). Poi c’e’ la solita security privata che permette l’accesso a casino’ e sale solo a persone munite di biglietto o con regolare accredito al collo. Se poi e’ l’accredito di qualcun altro fa niente, tanto la foto risale come minimo a dieci anni fa.

L’unica reale innovazione, per quanto riguarda la sicurezza dell’area festival, e’ la presenza di blocchi stradali di materiale indefinito e resistenza dubbia, che obbligano i pedoni a fare un giro piu’ lungo del normale per raggiungere gli ingressi del casino’ ma impediscono agli automezzi di raggiungere le aree solitamente piu’ affollate. Cosi’, se a qualcuno dovesse venire in mente di consegnare gelati sul lungomare, farebbe un po’ piu’ fatica che sulla Riviera. Forse.

6 settembre

Superata la metà del festival, la pattuglia di inviati di CineFile si è assottigliata, riducendo le proprie forze a sole tre unità a causa di impegni improrogabili presi in precedenza e di vitale importanza per il Bene Comune. Nelle prime ore di questa mattina, però, il panico ha cominciato a serpeggiare quando ci si è accorti che uno di noi, proprio il meno esperto in fatto di Festival, era scomparso nella notte. Le prime indagini hanno rivelato come non fosse rientrato a dormire sul divano che il Direttore gli ha munificamente lasciato a disposizione nell’atrio della nostra redazione lidense, e l’ultimo suo avvistamento sembra essere stato all’ingresso della sala dove stava per iniziare la proiezione del documentario su Rocco Siffredi, mentre chiacchierava amabilmente con una bionda, una mora e una rossa.

Pur non volendosi sbilanciare e senza voler creare panico tra i suoi cari, la polizia ha cominciato ad avanzare alcune ipotesi sulle possibili ragioni della sua scomparsa. Vi esponiamo quelle che riteniamo essere le più plausibili:

  • È stato rapito da un octopus messicano di probabile origine aliena uscito da un hentai giapponese.
  • È stato inglobato da una medusa fuggita dalla conferenza stampa di Spira Mirabilis.
  • Ha trovato qualcuno che lo paga di più.
  • Ha incontrato Alicia Vikander sul lungomare e insieme hanno buttato a mare Michael Fassbender per fuggire insieme rubando lo yacht di Steven Spielberg.
  • Le cavallette.
  • Sta provando a capire quanto è realistico Une vie di Stephane Brize, nel qual caso riceveremo a breve la prima richiesta di saldare i debiti da lui contratti tra Londra e Parigi, espressi in franchi francesi secondo il cambio del 1848.
  • Sparecchiava.
  • È stato inseguito da una coppia a bordo di una golf car, che una volta catturatolo gli hanno tagliato il braccio e la gamba destri per mangiarseli ai ferri.
  • Gli hanno chiesto come si dice “guerra” in sanscrito e non ha saputo rispondere.
  • È stato impegnato a riesumare cadaveri dal cimitero locale per poi rivenderli illegalmente alla scienza, e gli e’ anche andata bene che non pioveva.
  • È stato costretto a gettarsi in laguna per sfuggire a un’orda di paperelle di plastica che lo inseguiva.

La famiglia offre una ricompensa di due spritz e un pacchetto di patatine scadute a chiunque possa fornire informazioni utili al ritrovamento.

UPDATE – Le cronache locali riportano la notizia che il prode collaboratore e’ stato ritrovato all’ora di pranzo seduto in uno dei bagni chimici dietro il bar del Giardino. Non ricorda nulla di quanto accaduto durante la notte, unico segno di cio’ che deve aver passato e’ un tatuaggio a forma di testa di cavallo mozzata sulla natica destra.

5 settembre

Oggi lasciamo spazio ai dubbi e alle paure di un’affezionata lettrice, il cui marito – che noi non abbiamo il piacere di conoscere – e’ impegnato proprio al Festival e che lei teme possa cadere in tentazione davanti alle tante starlette poco vestite e tanto svestite che sfilano ogni giorno sul red carpet.

Gentile signora, non ha nulla di cui preoccuparsi. Ha perfettamente ragione nel pensare che usi e costumi di alcune delle ragazze che passeggiano sul tappeto rosso lasciano ben pochi dubbi sulla loro natura, ma non tutti i mariti si trasformano in squali davanti a un pezzo di carne sanguinante. Il suo, ad esempio, potrebbe semplicemente limitarsi a fotografarle col teleobiettivo per poi mostrare gli scatti agli amici e cancellarli prima di tornare a casa da lei, pubblicando sul suo profilo Instagram solamente quelli riguardanti le attrici dei film che vengono presentati nel cartellone ufficiale del Festival.
E’ vero anche che le code, a volte di discreta durata, per entrare in sala sarebbero terreno fertile per fare nuove amicizie, ma in fondo nulla lo obbliga a mettersi a chiacchierare amabilmente con giornaliste francesi, slave, tedesche o sudamericane, per cui perche’ dare per scontato che lo faccia? Perche’ mai pensare che suo marito voglia attaccare bottone con le giovani studentesse di cinema che gli si siedono a fianco una volta in sala, nell’attesa che la security minacci di morte la vecchia babbiona seduta davanti a lui perche’ non vuol spegnere il cellulare cosi’ che la proiezione possa finalmente inizire?
La sala stampa, poi, e’ talmente affollata che sarebbe veramente impossibile attirare l’attenzione di qualche fotografa russa per poterci scambiare anche solo un saluto. Per non parlare delle giornaliste orientali, che alzano gli occhi dal loro iPad solo per sacramentare contro la lentezza della connessione wifi o per aggiustarsi il bracciale di plastica blu che portano allacciato alla caviglia per chissa’ quale motivo.
E avra’ certamente sentito il detto di chiara origine lidense “+spritz -film”. Ebbene, sappia che questa e’ si’ un’usanza estremamente diffusa tra i frequentatori del Festival ma ben lontana dall’essere apprezzata unanimemente. Certo, ogni pomeriggio si possono trovare decine di tavolate di avvinazzati che discorrono soavemente dei massimi sistemi lanciando occhiate maliziose ai decollete che passano li’ accanto, ma non e’ raro imbattersi in gruppetti di uomini che se ne sta invece placidamente in fila al bar per quella mezz’ora necessaria a ordinare un caffe’ o una birra analcolica, aspettando di poter andare a cena nell’unico ristorante cinese del Lido.
In sostanza, cara amica, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: i critici cinematografici sono una brutta razza, soprattutto quelli italiani, ma gli esemplari da salvare ci sono eccome. Tutto sta a capire se suo marito fa parte della maggioranza o della minoranza. Controllare i dati parzialmente cancellati dalla scheda SD della sua macchina fotografica potrebbe aiutarla a farlo.

(N.B. – Nessuna accreditata al Festival di Venezia 2016 e’ stata importunata per motivi di ricerca durante la stesura di questa risposta.)

4 settembre

Il critico cinematografico è un animale in via d’estinzione. A Venezia, minacciato dal caldo soffocante della laguna e dalle punture dei suoi ditteri, dai prezzi della mensa improvvisata davanti all’altrettanto improvvisata Sala del Giardino, capita di osservarlo sventolare ventagli fai-da-te sotto il sole del Lido per poi cercare riparo nell’aria condizionata e nel buio dei cinema.
Ma alle volte anche le sale di proiezione si trasformano in campi di battaglia. È accaduto alla proiezione di Frantz, di Francois Ozon, quando la critica italiana in sala non ha molto gradito la pessima collocazione dei sottotitoli in italiano, per metà cancellati sotto il bordo inferiore dello schermo, e ha ricoperto la proiezione di urla e fischi fino a quando il problema è stato risolto. E accade a più riprese durante ogni proiezione stampa, quando il critico, provato per lo sforzo sovrumano di cercare segnale wifi nella sala stampa (wifi che, quando c’e’, ha la stessa velocità del film di Wim Wenders in concorso), cerca di sfruttare i cinque minuti che precedono la proiezione per controllare la mail, e riceve immancabilmente le bordate di luce verdi sparate dai laser degli addetti alla sala, che intimano di spegnere il cellulare pena la cacciata dalla stessa (va detto che durante alcune proiezioni, vedi alla voce The Light Between Oceans, quest’ultima prospettiva non sarebbe stata poi così drammatica).

Il Lido è un mondo per duri. Il critico che sopravvive ai dieci giorni di festival, alla media di quattro-cinque ore di sonno al giorno, alla mancanza di cibo dovuta al ritmo forsennato del programma, all’afa, alle corse per superare la gente che sbarca alla fermata del vaporetto del Casinò e intasa le file delle proiezioni delle otto e mezza del mattino, agli attacchi di narcolessia che puntualmente lo affliggono tanto alla mattina come (con ferocia inaudita) alle proiezioni del dopo pranzo, può ritenersi fortunato. La squadra di CineFile per ora continua a resistere, sempre più pallida, più magra e più stanca. Siamo solo al quinto giorno. Con un po’ di fortuna ce la faremo a raccontarveli tutti e dodici.

3 settembre

“Ah guarda, stamattina ho visto il Lappone… Bellissimo, bellissimo, girato anche bene: davvero un capolavoro. Peccato che l’abbiano dato alla sala Pasinetti: eravamo solo io e altri 4. Ma davvero… un film splendido. Ma guarda, in generale sto vedendo dei bei film… Oh, prima ho visto un croato alla sala Zorzi… eravamo in cinque in tutto… ma che film, che film… non come il lappone ma comunque davvero notevole! Come? Quelli in concorso? No, dei quattro che hanno dato fin’ora non ne ho visto nemmeno uno, perché avevo già intuito che erano brutti…”

Questa è la trascrizione, più o meno fedele, di una conversazione telefonica (o forse un monologo, perché non è detto che dall’altra parte ci fosse effettivamente qualcuno) di un “cinefilo estremo”. Lui, e solo lui, vede i film migliori (quelli che non vede nessun altro), mentre quelli che vedono tutti fanno sempre schifo. Mai provare a chiedere un’opinione a uno del genere, perche’ si viene investiti da un fiume di parole con annessi esempi dalla storia del cinema: tutti i film sono copiati da un film sudanese opera unica di un regista morto in guerra nel ’35 o di un corto del Tagikistan girato nel ’27 e distribuito solo in un piccolo festival di cui si e’ svolta una sola edizione.

Tutte cose che ha visto solo lui e di cui parla con una saccenza ineguagliabile.

Per fortuna, non tutti sono così. Quasi.

1 Settembre

Chi è a casa o, peggio, in ufficio, si immagina che il giornalista di cinema inviato ad un Festival faccia “la bella vita”. Lo immagina seduto comodamente sulla poltrona di un cinema o a sorseggiare uno spritz al bar mentre attende placidamente l’inizio della proiezione successiva conversando amabilmente con colleghi e addetti ai lavori.
Qualcuno invece immagina che chi scrive recensioni arrivi al Lido su un taxi-motoscafo, seduto sulle poltroncine bianche mentre scambia curiosità con il tassista facendosi recapitare direttamente sulla darsena dell’Excelsior.

Non è così.

A causa di una giornata campale in ufficio e di una programmazione scellerata che ha messo tutti i titoli più importanti nei primi quattro giorni, quest’anno sono partito di notte, in auto. Sveglia ore 4:00 per riuscire a ritirare l’accredito alle 9:00. Sono arrivato al Lido sul vecchio e scassato ferry dell’ACTV che qualcuno è convinto non abbia un bagno, visto che si sente sempre odore di piscio in qualche angolo. Quattro ore di viaggio perché non importa se quello di Venezia è il Festival più importante d’Europa in questa parte dell’anno: i mezzi pubblici non aumentano la frequenza, per cui il treno è escluso e i ferry ci sono a orari prestabiliti.
Niente hotel, ma un vecchio appartamento un po’ malmesso e ovviamente carissimo, da condividere con altri appassionatissimi di cinema, a 800 metri dalla sala più vicina. Appena arrivato ho scaricato valigia, macchina fotografica (purtroppo pero’ non c’era Natalie Portman in passerella, in quel momento…), computer e attrezzature varie. Poi, di corsa, in sala.
Niente spritz, niente bar: il cibo è tradizionalmente carissimo.
Per fortuna c’è il cinema. Speriamo che sia anche ottimo e abbondante, ma in fondo tra amici usiamo dire di non aver mai visto un brutto film, al Festival di Venezia…

31 Agosto

Una volta il Festival di Venezia iniziava con i fuochi artificiali a celebrare il red carpet del film di apertura. Da qualche anno, probabilmente per ragioni di budget, non lo fa piu’. Quest’anno, pero’, si puo’ dire che ci ha pensato il giovane Damien Chazelle ad aprire la manifestazione lidense con i fuochi d’artificio, grazie al suo coraggioso ed entusiasmante musical La La Land, che probabilmente non portera’ a casa nulla ma sara’ sicuramente preso in considerazione dall’Academy per la prossima edizione degli Oscar (non a caso la 01 Distribution lo fara’ uscire nelle sale italiane a ridosso dell’annuncio delle nomination).
Invece la sezione collaterale Cinema in Giardino, nata solo l’anno scorso, ha inaugurato la sua nuova sala dedicata con l’interessante Geumul di Kim Ki-duk. Ed e’ stato un varo che merita di essere raccontato, ma per tutte le ragioni sbagliate.

La Sala Giardino sembra quasi un Tardis al contrario: all’interno e’ piu’ piccolo di come sembra. Si tratta di una sala prefabbricata eretta nello spazio che avrebbe dovuto ospitare il nuovo Palazzo del Cinema prima che la mancanza di fondi e il ritrovamento di amianto sotto il terreno bloccasse tutto. Ma tiene solo 400 posti, nulla per un Festival dal giro di affari che Venezia vorrebbe e potrebbe avere. Cosi’, complice anche il fatto che essendo il primo giorno non c’era null’altro di interessante da vedere nello stesso orario, il numero di accreditati in coda per entrare in sala ha preso totalmente alla sprovvista l’organizzazione, che ha sbagliato a dividere le persone a seconda della priorita’ d’ingresso creando confusione e malumore tra i tanti che si sono visti rimbalzati al cancello. Una buona meta’ degli accreditati in coda, infatti, non sono riusciti a entrare, ma non e’ detto che siano loro quelli a cui e’ andata male. E non per colpa del regista coreano.

L’interno della Sala Giardino e’ organizzato a gradoni con un’unica fila di seggiolini saldati l’uno all’altro e fissati a terra, con due rampe di scale ai lati per raggiungere le file piu’ in alto. Ma bastava che tre persone di una stessa fila si muovessero contemporaneamente per sradicare i seggiolini dall’ancoraggio, rischiando di far cadere tutto addosso a chi era seduto nella fila sotto. Ecco allora in fretta e furia la squadra di operai che corre in sala e, armata di cacciavite elettrico, fissa nuovamente le viti che erano saltate via, in una scena tra il comico e il patetico che il vostro fedele cronista ha avuto vergogna di immortalare fotograficamente.
Il dramma e’ pero’ stato che qualunque riparazione non durava piu’ di un minuto e mezzo… Vista la presenza del regista e dei due protagonisti non era possibile rimandare la proiezione, cosi’ si e’ iniziato con 20 minuti di ritardo e i cacciavite elettrici che ancora andavano mentre sul grande schermo gia’ scorreva la sigla della Mostra.

Finita li’? No, perche’ alcune file di seggiolini sono saltate durante la proiezione, costringendo gli occupanti a lasciare i loro posti e sedersi per terra sulle scale. La fila in cui era invece seduto il vostro affezionato cronista di quartiere ha resistito stoicamente fino a fine proiezione, nonostante un continuo rollio degno di Master & Commander e un senso di mal di mare che ricorda le peggiori proiezioni di horroracci in 3D. Ma era l’unica proiezione della Sala Giardino fino a domani mattina, quando sara’ presentato l’altro film coreano, firmato stavolta da Kim Jee-woon. I nostri eroi hanno quindi tutto il tempo di sistemare il problema o trovare una soluzione per limitarlo. Ci riusciranno? Noi nel dubbio mandiamo avanti qualcun altro e poi ci facciamo raccontare…


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