|
Alberto
Cassani, 18 Luglio 2003: Capolavoro |
Titanus,
6 Settembre 1960
|
Rocco
e i suoi fratelli
di Luchino Visconti 
Rosaria
Parondi è una vedova che si trasferisce insieme ai figli Simone,
Rocco, Ciro e Luca dalla Lucania a Milano, dove già si trova
il primogenito Vincenzo. La famiglia va a vivere in un seminterrato
nella zona di Lambrate, dove incontra Nadia, che convince Simone a diventare
pugile con la guida di un ex-campione omosessuale. L'unione tra i due
dura pochi mesi, poi lei si mette con Rocco, appena congedato dal servizio
militare. Simone osteggia la loro relazione fino ad arrivare a violentare
la ragazza davanti al fratello il quale, per evitargli di finire in
galera, accetta di diventare pugile a sua volta, con lo stesso maestro.
Da
"Il ponte della Ghisolfa" di Giovanni Testori, il miglior
film della carriera di uno dei migliori registi del cinema italiano.
Un melodramma epico che perde volutamente l'intimismo neorealista pur
mantenendone il pessimismo di fondo, così da poter raccontare
al meglio il dramma dell'emigrazione interna.
Per
la famiglia Parondi, Milano è una città straniera quanto
potrebbe esserlo Amburgo e loro, stranieri in terra straniera, si vedono
costretti a scendere a patti con la città e i suoi abitanti per
riuscire a sopravvivere. Quello tra loro e la città è
un contrasto fortissimo, e di contrasti forti è fatto tutto il
cinema di Visconti. Il paesaggio milanese splendidamente fotografato
da Giuseppe Rotunno è grigio, ammantato dalla nebbia o coperto
dalla neve, alieno anche agli occhi degli spettatori odierni. In questa
cornice, Visconti inserisce un nucleo familiare soffocante, pieno di
passioni primigenie e definito da un'organizzazione quasi tribale. "La
storia di una madre e dei suoi cinque figli: cinque come le dita di
una mano" erano le parole usate dal regista milanese per descrivere
l'idea del film ai suoi co-sceneggiatori.
Pur
partendo dall'opera di Testori, Visconti prende come ispirazione "Giuseppe
e i suoi fratelli" di Thomas Mann, che racconta l'emigrazione del
popolo ebraico in Egitto, e "ruba" i caratteri dei personaggi
dell'Idiota di Dostoevskij, creando un vero e proprio romanzo filmico
sulla disgregazione dei valori morali. Ad aiutare l'efficacia di questo
affresco ci sono gli attori: da un sorprendente Alain Delon (Rocco)
ad un intenso Renato Salvatori (Simone), passando per la Nadia di Annie
Girardot. E poi c'è la scena dell'idroscalo, l'ultimo incontro
tra Simone e Nadia, in cui trionfa il simbolismo ma non si perde l'energia,
e Visconti può lasciare libero il suo amore per le scene madri
di derivazione teatrale.
Premio
speciale della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, il film fu
vittima degli strali dei politici e delle forbici della censura fino
a quando Visconti non riuscì ad averla vinta in tribunale, sei
anni dopo.
Percorsi
tematici
Ossessione
- di Luchino
Visconti; con Massimo Girotti, Clara Calamai.
Titolo:
Rocco e i suoi fratelli
Regia:
Luchino Visconti
Sceneggiatura:
Luchino Visconti, Suso Cecchi d'Amico, Vasco Pratolini
Fotografia:
Giuseppe Rotunno
Interpreti:
Alain Delon, Renato Salvatori, Annie Girardot, Max Cartier, Katina Paxinou,
Alessandra Panaro, Spiros Focás, Corrado Pani, Rocco Vidolazzi,
Claudia Mori, Adriana Asti, Enzo Fiermonte, Nino Castelnuovo, Rosario
Borelli, Renato Terra, Roger Hanin, Paolo Stoppa, Claudia Cardinale
Nazionalità:
Italia, 1960
Durata:
3h.
|