Fabrizio Formenti, 30 Luglio 2004: Emblematico
United Artists

Rocky

W O W di John G. Avildsen W O W


Sylvester StalloneRocky Balboa è un pugile di basso profilo che combatte nel sotto-clou, ma la boxe non basta a dargli da vivere. Per mantenersi fa l'esattore di crediti per conto di Gazzo, un piccolo boss di Philadelphia. Poco altro, nella sua vita: molta solitudine e un interesse nascente per Adriana, sorella dell'amico Paulie. Almeno fino a quando Apollo Creed, il Campione del mondo dei pesi massimi, decide che non c'è niente di meglio che avere come avversario un italiano, uno "stallone italiano", nell'incontro che si tiene "il giorno in cui l'America compie duecento anni". Per Rocky si tratta di quell'occasione in cui aveva ormai smesso di credere.

Sylvester Stallone e Burgess MeredithQuando si rivolge il pensiero all'inconfondibile marchio di "Rocky", è importante - o meglio - vitale enucleare il prototipo, il primo episodio della serie, da quella schiera di seguiti palesatisi nell'arco dei venticinque anni successivi all'uscita della prima - splendida - pellicola diretta da John G. Avildsen. Una tale e così netta separazione è necessaria affinché l'alone farsesco e un po' pacchiano che avvolge in larga parte gli ultimi capitoli di questa celebre epopea non arrivi a posarsi di riflesso sul più nobile capostipite, fondendo in un tutt'uno i singoli valori filmici in gioco e offuscando di conseguenza, soprattutto agli occhi del pubblico, quelle qualità artistiche che invero non fanno certamente difetto a "Rocky". L'originale.

Sylvester StalloneLa pellicola che narra dell'ascesa di Rocky Balboa e della sua grande chance di riscatto da una vita che lo ha sempre visto galleggiare stancamente ai margini di essa, è davvero un mondo filmico a sé stante rispetto a quelle che ne dipingeranno grossolanamente il prosieguo della carriera. Trattasi qui, in primo luogo, di una sceneggiatura di tutt'altra caratura, ma è il film nella sua interezza, in ogni sua singola sezione, in ogni suo singolo comparto realizzativo, a risultare assolutamente rimarchevole.
Il patrimonio filmico di "Rocky", primariamente rappresentato da un'ottima definizione dei personaggi, così ben relazionati fra loro all'interno di numerose scene altamente significative, con il procedere della saga è andato dissipandosi per far spazio alle improbabili risse contro Clubber Lang e Ivan Drago, buone per infervorare gli animi del pubblico adolescenziale ma infinitamente distanti dal buon gusto cinematografico, tutt'altro mondo rispetto a quell'atmosfera fitta e "terrena" propria della prima sfida fra lo "Stallone Italiano" e Apollo Creed, e di tutto ciò che conduce ad essa.

Una scenaCome accennato poc'anzi, sono numerose le scene da incorniciare, ed il novero cui facciamo riferimento si spinge ben oltre l'ormai leggendaria corsa di Stallone sino alla cima della scalinata posta dinanzi al Philadelphia Museum of Art. La migliore del lotto è forse quella che vede Mickey recarsi all'appartamento di Rocky per offrirsi a lui come manager in previsione dell'imminente sfida contro il Campione del mondo dei pesi massimi. L'intera conversazione che ha luogo all'interno di quello spazio angusto e sudicio è semplicemente straordinaria, perché straordinaria è l'atmosfera che lì si viene a creare, così pregna di significato e di carica emotiva.
Sylvester StalloneGrandissimi, in questo esatto frangente, Sylvester Stallone e Burgess Meredith, comunque superlativi nell'arco di tutto il film. Alle eccellenti interpretazioni appena menzionate vanno altresì sommate quelle offerte da Burt Young nel ruolo di Paulie e da Talia Shire in quello di Adriana, di nuovo due personaggi che al pari di tutti quelli che frequentano il 'mondo' del protagonista possono definirsi come degli sconfitti, degli incompiuti che stringendosi attorno a Rocky risorgono ognuno a proprio modo. In sostanza, un cast in stato di grazia per un film che nello specifico ha potuto avvalersi del più alto livello di qualità che i suddetti attori - così come lo stesso regista - abbiano saputo offrire nel corso delle rispettive carriere.
Sylvester StalloneAvildsen, dopo l'Oscar vinto per questa pellicola non sfiorerà mai più, nemmeno lontanamente, i livelli ivi raggiunti; basti dire che è sua anche la regia dell'indegno "Rocky V". Allo stesso modo, Stallone si dimostrerà attore molto più limitato di quanto questa sua performance degna di nomination all'Oscar avesse lasciato presagire. In verità, le nomination conferite al futuro Rambo dall'Academy Awards furono due: vi fu anche quella per la sceneggiatura originale, per portare a produzione la quale l'attore si prodigò instancabilmente affinché un producer si convincesse a prenderla in considerazione.

Questo è dunque il film di Sylvester Stallone. Esso appartiene a lui, vera forza motrice del tutto, più che a chiunque altro. E si tratta di un gran film, in assoluto, qualunque sia l'ottica dalla quale lo si osserva. La gloria perpetua che riveste quest'opera è il giusto riconoscimento per uno dei migliori prodotti cinematografici degli anni Settanta, decennio d'oro per il cinema americano.


Percorsi tematici

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Girlfight - di Karyn Kusama; con Michelle Rodriguez.
Hurricane
W O W - di Norman Jewison; con Denzel Washington.
Million Dollar Baby W O W - di Clint Eastwood; con Clint Eastwood, Hilary Swank, Morgan Freeman.
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La locandinaTitolo: Rocky (Id.)
Regia: John G. Avildsen
Sceneggiatura: Sylvester Stallone
Fotografia: James Crabe
Interpreti: Sylvester Stallone, Carl Weathers, Talia Shire, Burgess Meredith, Burt Young, Thayer Davis, Jimmy Gambina, Joe Spinell, Bill Baldwin, Al Silvani, George Memmoli, Jodi Letizia, Diana Lewis, George O'Hanlon, Larry Carroll, Stan Shaw, Don Sherman, Billy Sands, Pedro Lowell, Simmy Bow, DeForest Covan, Tony Burton, Hank Rolike, Frank Stallone
Nazionalità: USA, 1976
Durata: 1h. 59'