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Fabrizio
Formenti, 12 Gennaio 2007: Degno |
20th
Century Fox, 12 Gennaio 2007
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Rocky
Balboa
di Sylvester Stallone
I
tempi della boxe e degli allenamenti sfiancanti sono ormai alla spalle
da un pezzo, per Rocky Balboa. L'adorata moglie Adriana è morta,
e l'ex Stallone Italiano gestisce un ristorante nella natia Philadelphia
raccontando, di tanto in tanto, ai suoi clienti gli aneddoti di una
vita spesa fra ganci e jab. L'amico Paulie è sempre al
suo fianco, ma il rapporto con il figlio Robert è instabile e
complicato, e il distacco dall'ambiente pugilistico così come
quello forzato dalla moglie non sono mai stati completamente assorbiti.
I ricordi sono parte integrante del quotidiano di Rocky, e l'idea di
riassaggiare il ring comincia a prendere piede nelle sua mente.
E quando i manager di Mason Dixon, il Campione del Mondo dei
pesi massimi, gli propongono di tornare a menare i pugni in un incontro
di esibizione, il cinquantenne Balboa inizia a convincersi di avere
ancora qualche cartuccia da sparare.
Al
cinema non sono in fondo moltissime le cose capaci, a prescindere, di
far venire la pelle d'oca a coloro i quali sono cresciuti esaltandosi
al richiamo di un certo tipo di film o, più semplicemente, ai
generici appassionati. Una di queste è la leggendaria "Gonna
Fly Now", il tema musicale composto da Bill Conti all'epoca di
"Rocky" e che è poi divenuto
una sorta di imprescindibile overture per ogni successivo capitolo
della saga. Ovviamente "Rocky Balboa", sigillo finale apposto
da Sylvester Stallone su un'epopea ormai trentennale, in questo non
fa eccezione, e riassaporare ancora una volta, in una sala cinematografica,
quelle note tanto care a molti rappresenta un piacere ed un'emozione
la cui resa a parole è affatto semplice.
"Rocky
V", nonostante i buoni propositi, aveva probabilmente rappresentato
il punto più basso, artisticamente parlando, dell'intera saga,
non solo in quanto ultima sezione di un romanzo filmico ormai da tempo
piegatosi alla propria connotazione più commerciale. Stallone
lo sapeva benissimo, e non se l'è sentita di considerare già
conclusa la parabola del personaggio cui deve tutto. Occorreva una degna
riabilitazione. Così, alla non più tenera età di
sessant'anni ha deciso di sfilare i vecchi guantoni dal chiodo per calcare
un'ultima volta l'amato ring e provare a dare al personaggio
da lui stesso creato un degno congedo dal pubblico, quello definitivo.
L'operazione non prometteva affatto bene, e certamente non erano molti
coloro i quali credevano alle potenzialità del progetto. Eppure,
la smentita più inattesa, seppur parziale, è arrivata.
Non
un film eccezionale, ma si tratta certamente di una pellicola pensata
e confezionata in maniera molto più oculata e brillante, se confrontata
con gli ultimi "Rocky" portati sul grande schermo. Spicca
una sceneggiatura apprezzabilmente più ispirata rispetto al passato,
pur con qualche banalità e alcune situazioni risapute, in cui
emergono numerosi, variegati, spesso sottili e velatamente nostalgici
i rimandi ai capitoli precedenti, così come il recupero di alcuni
personaggi seppelliti dal tempo (gustosissimo il rientro di Spider Rico,
il pugile affrontato e sconfitto dallo Stallone Italiano nel corso della
sequenza di apertura di "Rocky").
Il
saggio e per nulla caricato utilizzo di questi elementi, unitamente
all'interpretazione sentita di Stallone, ricompatta in modo convincente
l'universo del protagonista, restituendogli una dimensione fortemente
terrena, reale, umana. E se da un lato la scelta di confezionare l'incontro
fra Rocky e Mason "The Line" Dixon (impersonato dal vero campione
del mondo dei massimi leggeri Antonio Tarver) come se fosse un evento
sportivo televisivo potrà anche far storcere il naso a qualcuno,
dall'altro è innegabile che l'aver optato per una simile soluzione
fa sì che la nostra percezione del personaggio - specie nel finale
- tenda quasi a rompere, forse inconsciamente, i confini della finzione,
come se Rocky Balboa avesse in realtà sempre vissuto al di fuori
dello schermo e non sulla pellicola. E questa non è per niente
cosa da poco, anzi: per un appassionato della saga è il massimo.
Certo,
nell'ambito dell'evento pugilistico, ancora una volta la regia di Stallone
si lascia andare a qualche vecchio eccesso, ma l'uscita di scena di
Rocky una volta terminato il combattimento, il suo saluto al pubblico
che lo contorna (perdonateci il trasporto emotivo) è un vero
climax. E anche se l'innocua banalità dell'ultimissima scena
smorza leggermente l'effetto maturato precedentemente, non si può
nel complesso rimanere delusi a seguito della visione di questo film.
Ora la parola fine è davvero stata scritta. Ma "solo un
mito poteva mettere la parola fine ad una leggenda".
Percorsi tematici
Rocky
- di John G. Avildsen;
con Sylvester Stallone.
Alì
- di Michael Mann; con Will Smith, Jamie Foxx, Jon Voight, Mario Van
Peebles, Ron Silver.
Cinderella Man - di Ron Howard; con Russell
Crowe, Paul Giamatti, Renée Zellweger.
Il colosso d'argilla - di Mark Robson; con
Humphrey Bogart, Rod Steiger.
Girlfight - di Karyn Kusama; con Michelle
Rodriguez.
Million Dollar Baby
- di
Clint Eastwood; con Clint Eastwood, Hilary Swank, Morgan Freeman.
Rocky
- di John G. Avildsen;
con Sylvester Stallone.
Toro
scatenato
- di Martin Scorsese;
con Robert De Niro, Cathy Moriarty, Joe Pesci.
Titolo:
Rocky Balboa (Id.)
Regia:
Sylvester Stallone
Sceneggiatura:
Sylvester Stallone
Fotografia:
J. Clark Mathis
Interpreti:
Sylvester Stallone, Antonio Tarver, Burt Young, Milo Ventimiglia, Geraldine
Hughes, James Francis Kelly III, Pedro Lovell, Tony Burton, A.J. Benza,
Talia Shire, Henry G. Sanders, Ana Gerena, Angela Boyd, Louis Giansante,
Maureen Schilling, Carter Mitchell, Vinod Kumar, Tobias Segal, Tim Carr,
Paul Dion Monte, Kevin King Templeton, Don Sherman
Nazionalità:
USA, 2006
Durata:
1h. 42'
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